Un affettuoso saluto a Umberto Eco, e un grazie per l’Ur-Fascismo

Un affettuoso saluto a Umberto Eco, e un grazie per l’Ur-Fascismo

Scomparso Umberto Eco, indubitabilmente grandissimo dotto della cultura italiana, ne vogliamo proporre un ricordo grato, augurandogli ogni bene per la nuova vita (o la nuova morte) che viene di là di questa.

Questo auspicio non lo formuliamo solo per umana ma generica pietà. Eco, infatti, ebbe meriti specifici, nella sua lunga vita intellettuale, segnata di militanza democratica, teorizzando il cosiddetto Ur Fascismo.

Ur-Fascismo (dalla Ur dei Caldei, la più antica città per fondazione, adagiata tra il Tigri e l’Eufrate), o fascismo eterno, a significare che germi di fascismo, inteso non tanto come ideologia specifica, né come espressione specifica dell’agire politico mussoliniano, quanto come forma mentis, tipologia umana, archetipo di idea di vita sociale, sarebbe sempre e inevitabilmente presente nell’animo umano e nelle diverse aggregazioni sociali.

Eco ebbe lo zelo di tracciare quattordici punti costitutivi dell’Ur Fascismo, quattordici caratteristiche potenzialmente innescanti fenomeni di tipo fascista e comunque portatori di questo tipo di spirito.

Vale la pena riportare, seppur in sintesi, il lavoro di ricerca del grande filologo:

  1. Il culto della tradizione. La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione. Il tradizionalismo è più vecchio del fascismo. Non fu solo tipico del pensiero controrivoluzionario cattolico dopo la Rivoluzione Francese, ma nacque nella tarda età ellenistica come una reazione al razionalismo greco classico.
  2. Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo. Sia i fascisti che i nazisti adoravano la tecnologia, mentre i pensatori tradizionalisti di solito rifiutano la tecnologia come negazione dei valori spirituali tradizionali. Tuttavia, sebbene il nazismo fosse fiero dei suoi successi industriali, la sua lode della modernità era solo l’aspetto superficiale di una ideologia basata sul “sangue” e la “terra” (Blut und Boden). Il rifiuto del mondo moderno era camuffato come condanna del modo di vita capitalistico, ma riguardava principalmente il rigetto dello spirito del 1789 (o del 1776, ovviamente). L’illuminismo, l’età della Ragione vengono visti come l’inizio della depravazione moderna. In questo senso, l’Ur-Fascismo può venire definito come “irrazionalismo”.
  3. L’irrazionalismo dipende anche dal culto dell’azione per l’azione.
  4. Rifiutare la critica. Nessuna forma di sincretismo [sincretismo culturale, inteso qui da Eco come derivato dal tradizionalismo che accomuna diverse esperienze culturali in un solo retaggio, legandole in un solo sapere, ndr] può accettare la critica. Lo spirito critico opera distinzioni, e distinguere è un segno di modernità. Nella cultura moderna, la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento.
  5. Il disaccordo è inoltre un segno di diversità. L’Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è, dunque, razzista per definizione.
  6. L’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stato l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni.
  7. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. E questa l’origine del `nazionalismo’: inoltre, gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici.
  8. I seguaci debbono sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici. Quando ero bambino, mi insegnavano che gli inglesi erano il “popolo dei cinque pasti”: mangiavano più spesso degli italiani, poveri ma sobri. Gli ebrei sono ricchi e si aiutano l’un l’altro grazie a una rete segreta di mutua assistenza. I seguaci debbono tuttavia essere convinti di poter sconfiggere i nemici. Così, grazie a un continuo spostamento di registro retorico, i nemici sono al tempo stesso troppo forti e troppo deboli.
  9. Per l’Ur-Fascismo non c’è lotta per la vita, ma piuttosto “vita per la lotta”. Il pacifismo è allora collusione col nemico; il pacifismo è cattivo, perché la vita è una guerra permanente.
  10. L’elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico.
  11. In questa prospettiva, ciascuno è educato per diventare un eroe. In ogni mitologia, l`”eroe” è un essere eccezionale, ma nell’ideologia Ur-Fascista l’eroismo è la norma.
  12. L’Ur Fascismo è misogino [in realtà, in questo punto sono esposte teorie falliche, abbreviate per ragioni di decenza, ndr].
  13. L’Ur-Fascismo si basa su un “populismo qualitativo”: in una democrazia, i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l’Ur-Fascismo, gli individui in quanto individui non hanno diritti e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”.
  14. L’Ur-Fascismo parla la “neolingua”. La “neolingua” venne inventata da Orwell in 1984, come la lingua ufficiale dell’Ingsoc, il Socialismo Inglese, ma elementi di Ur-Fascismo sono comuni a forme diverse di dittatura.

Come detto, questi punti di sintesi, pur dovendosi emendare tramite una doverosa critica (basti pensare al punto 14, visto che oggi la diffusione della neolingua è certamente operata, vedi il caso dell’invenzione del termine di “omofobia”, da chi è sul versante della militanza antifascista, o anche il punto 6, che tralascia le origini e i successi proletari di molti movimenti fascisti), riportano una buona raccolta di punti essenziali per i quali si possa dire fascista non solo chi sia legato all’esperienza politica del ventennio italiano, ormai superata nelle sue forme storiche, quanto, in senso lato, chiunque in essi possa rintracciare delle consonanze con le disposizioni del proprio animo.

Ovviamente il dotto democratico rabbrividisce innanzi a tali assunti e vi dà, per esplicare la loro genesi, motivazioni e interpretazioni totalmente negative. Tuttavia, ammette che questi principi, questi modi di pensare, questi afflati dell’animo siano in qualche modo appunto archetipi, sempre presenti, da vigilare e reprimere da parte della militanza democratica. Essi sono sempre capaci di minacciare la “società civile”, tramite una propria risorgenza.

Ringraziamo anche il dotto uomo per aver democraticamente ricordato e ammonito contro la società  mediatica, e in particolare contro internet, reo di aver dato diritto di parola a qualunque idiota.