Maternità surrogata, libertinaggio del terzo millennio

Maternità surrogata, libertinaggio del terzo millennio

Ormai non appare più come un semplice rumor giornalistico. Nel bel mezzo della discussione politica sul famigerato ddl Cirinnà ( che “regolamenta” anche la cosiddetta stepchild adoption), come un fulmine a ciel sereno, arriva la notizia su Repubblica: “Nichi Vendola sta per diventare papà”.

Secondo indiscrezioni, l’ex governatore della regione Puglia e il suo compagno, Edy Testa, sarebbero volati negli States, in California per la precisione, per ricorrere alla pratica dell’ ”utero” in affitto. Non solo dai giornali, conferme sembrano arrivare anche dagli amici più stretti della coppia: “la nascita del bambino potrebbe avvenire, perfino, nel giro di un paio di settimane”.

Lo scoop giunge a distanza di due anni dal clamoroso caso del  senatore PD Sergio Lo Giudice, il quale ha avuto un figlio grazie alla medesima pratica.

Alla luce di questi fatti, non possiamo esimerci  dal proporre alcune riflessioni in merito ad una tematica così delicata, tanto a livello sociale quanto etico.

Può esistere il diritto ad avere un figlio? E, qualora esistesse, esso  è un diritto assoluto, senza alcun limite? Nel caso di coppie omosessuali, oltretutto, entrano in gioco i diritti di un terzo, il bambino adottato; al quale deve esser data la possibilità, per legge di natura, antropologica, di avere, almeno in principio, due figure genitoriali distinte: un padre e una madre. Siamo di fronte ad un’aberrazione giuridica: un “diritto”, infatti, non può ledere, in nessun caso, il diritto di un altro soggetto. Che il bambino sia un essere umano con diritti inalienabili, di gran lunga più inalienabili dei diritti, o presunti tali, di due omosessuali con bramosie materne o paterne, può sembrare un’ovvietà, un’affermazione talmente scontata da sembrare inutile. Tale, però, non è se ci si pone dal punto di vista del soggetto medio, dell’uomo “comune” ottenebrato dalla folle, dilagante propaganda “gender”.

Non è solo un problema giuridico, ma, innanzitutto, una questione di natura medico-scientifica. Non occorre menzionare manuali di psicologia infantile per capire come sia imprescindibile, per lo sviluppo equilibrato ed armonioso del bambino, una presenza femminile ed una maschile all’interno di quel nucleo familiare, capace di forgiare la psiche dell’individuo. Non ci appelleremo, nemmeno, all’ampia letteratura scientifica che ha sottolineato le conseguenze negative sulla personalità del fanciullo, qualora questa basilare condizione venisse a mancare. E non servirebbe a nulla citare gli ormai noti studi  – non ultimo quello del professor Mark Regnerus – di scienze come l’antropologia e la sociologia, circa questa tematica. Nell’Italia devastata dal politically correct, tramortita dal “pensiero unico”, non c’è spazio, neppure, per dati, informazioni, prove scientifiche.

Oggi più che mai assistiamo, nel cosiddetto mondo “civilizzato”, alla spasmodica ricerca della felicità nel materialismo. Una deriva etica e morale figlia – certamente –  delle società secolarizzate, come quella in cui viviamo. Soggiaciamo, senza batter ciglio, ad una cultura che tende ad azzerare sempre più le diversità, persino quelle fisiche, biologiche, inconfutabili, creando uno scenario omogeneo e caotico.

Ma torniamo per un istante alla vicenda dell’ex governatore pugliese, che pure fornisce numerosi spunti di analisi non solo a livello etico, ma, soprattutto, politico.  Certo, oggigiorno siamo abituati e assuefatti all’incoerenza nel mondo della politica. Dell’endemica inconsistenza “ideologica” e “filosofica”  dei vari personaggi che brulicano nella politica italiana, ne abbiamo quotidianamente traccia. Ma questa volta c’è dell’altro. Tutta questa storia è viziata tremendamente da un’odiosa ipocrisia di fondo. Come tutti ben sapranno, Nichi Vendola è ormai da diversi anni alla guida di un partito che si è sempre definito profondamente di “sinistra”, dalla parte degli “indigenti e dei deboli”. Gli stessi indigenti che non potranno mai avere un figlio con le stesse modalità del “vecchio compagno” Nichi. Come noto, ottenere un figlio tramite maternità surrogata, è cosa riservata esclusivamente a ricchi, visto l’ingente costo della  pratica. Possiamo asserire senza paura di smentita che “arruolare” una donna, probabilmente povera, sola, ignara dei propri diritti, a fornire il proprio grembo a pagamento, sia quanto di più classista possa fare un sedicente uomo, di sinistra e non. Senza contare, poi, le scottanti implicazioni sessiste ed “antifemministe” sul piano della mercificazione del corpo femminile che simile pratica comporta; in barba a tutte le “battaglie” ideologiche portate avanti da SEL su discriminazione di genere ed autodeterminazione della donna.

L’improvviso silenzio delle femministe sull’utero in affitto, per non apparire “omofobe”, non stupisce affatto. “Sorprende”, piuttosto, che di fronte ad un abuso – lo ribadiamo – così classista, così odioso ,così sessista, vi sia il benestare dell’intero  mondo della sinistra politicamente corretta che cerca, con scarso successo, di propinare giustificazioni ed invoca la piena legittimità per un atto così spregevole.

Si insinua, infine, il sospetto che la fretta di approvare la legge Cirinnà, con annessa stepchild adoption, costituisca un “piccolo” aiuto istituzionale a Vendola; una sorta di legge ad personam di berlusconiana memoria.

Siamo fermamente convinti di una cosa: non si può considerare diritto la richiesta delle coppie gay di adottare un bambino. In questo caso, il vero diritto appartiene al bambino. Odioso, veramente odioso è spacciare il proprio desiderio egoistico di genitorialità come interesse del bambino, il quale non possiede alcuna capacità di agire né, tanto meno, scegliere per la propria sorte. Adulti egoisti continuano  a viziare  la realtà, in funzione delle proprie mire narcisistiche, prive di principi morali quali fede e spiritualità. Potete raccontarci tutte le frottole pseudo-perbeniste del mondo, ma nessuno può negare che un bimbo abbia  bisogno di una mamma e di un papà. Prima viene l’interesse del bambino e poi il bisogno egoistico dell’adulto. Il resto sono solo chiacchiere vuote, prive di significato. E, se qualche lobotomizzato vi chiama “omofobi” per questo, compatitelo.