Kennedy e l’ordine 11.110

Kennedy e l’ordine 11.110

Coperto dalla cortina fumogena della disinformazione di regime – giornali e TV, ad eccezione di internet, impossibile da controllare – il potere occulto della grande finanza internazionale continua ad ordinare indisturbato l’orientamento politico ed economico delle nazioni occidentali.

Le direttive delle centrali di potere – dirottate attraverso le transnazionali organizzazioni mondialiste quali ad esempio Bilderberg, Council on Foreign Reletions – vengono recepite dai mass-media, i quali diffondono le opinioni degli esperti di economia circa le ragioni dell’attuale crisi economica, ma che mai e poi mai citano il reale cancro che soffoca i popoli: il signoraggio bancario.

Un potere immenso, quindi, esercitato attraverso le grandi banche centrali – Federal Reserve e Banca Centrale Europea – che emettono moneta creata ad arte dal nulla, e prestandola ad interesse agli Stati.

Le nazioni si trovano a contrarre enormi debiti – il cosiddetto debito pubblico – che mai potranno essere onorati, anche con la più oculata gestione economica e con la più superba delle finanziarie uscita dal cappello magico del governo di turno, che sia di destra, di sinistra, di centro o “tecnico”.

I cittadini non potranno fare altro, quindi, che pagare tasse sempre più alte, per far fronte alla crescente richiesta di denaro da parte dello Stato, in un eterno e perverso circolo vizioso.

Non è affatto un caso che Forza Nuova metta fra gli otto punti programmatici per la ricostruzione nazionale – al 5° punto – lo sradicamento dell’usura attraverso l’emissione della moneta di popolo – stampata cioè dallo Stato sovrano, che nessun interesse dovrà pagare a chicchessia – e l’azzeramento del debito pubblico.

Unico movimento politico, nel triste e stantio panorama partitico italiano, a sfidare apertamente Usura.

Che non sia impresa impossibile azzerare il debito pubblico, ossia rifiutarsi di pagare un debito illegittimo e ingiusto, lo hanno dimostrato l’Argentina, l’Ecuador e l’Islanda.

Nella storia recente c’è stato chi, armato di intelligenza, coraggio e di attaccamento al nobile sentimento dell’amor patrio, seppe riconoscere nell’usura bancaria l’unico e implacabile nemico della libertà e della sovranità della nazione.

Giacché come può definirsi libero il governo di una nazione se tutte le sue decisioni importanti – in materia economica e sociale – vengono prese da entità che non devono rendere conto a nessuno?

La lettera della BCE inviata al governo Berlusconi è eloquente: ordinava punto per punto quali decisioni andavano prese in materia economica e sociale, onde ottenere più privatizzazioni, maggiori tagli allo stato sociale e più liberalizzazioni. Insomma, Trichet e il suo degno successore Draghi si arrogano il diritto di dettare condizioni al capo di un governo eletto dal popolo sovrano.

Ma la cosa scandalosa è un’altra: che il capo del governo subisca tale arrogante volontà senza nemmeno protestare!

Qualcuno quindi osò sfidare lo straordinario potere della banca centrale americana.

John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti, il 4 giugno 1963 firmò l’ordine esecutivo presidenziale numero 11.110.

Con quest’atto cercò di togliere alla Federal Reserve – da rammentare sempre il fatto che si tratta di una banca privata, e non di un ente pubblico, come troppo spesso ci fanno credere – il potere di prestare denaro agli Stati Uniti ad interesse.

Le conseguenze benefiche per il popolo americano furono enormi, mentre per i banchieri fu una bella doccia fredda. Ciò significava che per ogni oncia d’argento nella cassaforte del Tesoro USA, il governo poteva immettere senza alcuna spesa – se non quella tipografica della stampa dei “biglietti verdi” – nuovo denaro in circolazione. In tutto, Kennedy ha portato quasi 4,3 miliardi in banconote da 2 e 5 dollari.

Con un tratto di penna aveva in parte esautorato la Federal Reserve del diritto illegittimo di stampare e prestare denaro allo Stato a strozzo.

Come accennato, la maggior parte della gente pensa che le grandi banche centrali siano enti pubblici, o comunque soggette a controllo pubblico.

Niente di più sbagliato: sono monopoli di credito privati che depredano il popolo, attraverso la truffa e l’usura. Con le loro immense ricchezze comprano i voti per controllare i governi e la loro politica internazionale, quando questa deve essere indirizzata secondo i loro interesse privati.

Questi pirati finanziari – George Soros e dinastia Rothschild, per citarne un paio fra i più influenti – stanno oggi finanziando e sostenendo le ONG russe, col fine di far cadere il governo Putin, troppo inviso alla grande finanza internazionale. Lo stesso presidente del consiglio russo ha pubblicamente denunciato l’amministrazione USA – che a sua volta obbedisce alla lobby bancaria – di interferenza negli affari interni della Russia, tirando in causa l’allora Segretario di Stato Hillary Clinton.

O anche in Siria, dove il regime di Assad è quotidianamente sottoposto agli attacchi dell’opposizione, spalleggiata da un occidente che si è venduto anima e corpo alla causa sionista – compresa l’Europa, che contro il proprio interesse sostiene con le proprie truppe le pazzesche guerre americane ai cosiddetti Stati “canaglia” e al fantomatico “terrorismo internazionale”.

Fu quindi, quello di Kennedy, un eccezionale tentativo di riformare la società americana, partendo da una rivoluzionaria idea che riguardava il denaro.

Egli affermò che “solo il Congresso, espressione della volontà popolare, doveva detenere il potere di coniare e regolare il flusso di dollari”.

Il debito pubblico nazionale poteva essere drasticamente ridotto semplicemente non pagando più gli interessi alla Federal Reserve, composta da 12 istituti di credito azionisti.

Dopo l’ordine esecutivo presidenziale 11.110 iniziarono a circolare i dollari di Stato, sui quali era stampata la frase “United States Note”, invece della solita “Federal Reserve Note”.

Ma il sogno durò solo cinque mesi: il 22 novembre 1963, Kennedy venne assassinato a Dallas dalla mano di un cecchino ancora oggi ignoto.

La sua morte è quindi avvolta dal mistero.

Che egli, con l’ordine 11.110, abbia firmato anche la sua condanna a morte?

Forse non lo sapremo mai. Ma più che legittimo rimane il sospetto che il mandante sia stata proprio l’alta finanza internazionale.

È forse un caso che un suo illustre predecessore, Abramo Lincoln, sia stato anch’egli assassinato nel 1865, tre anni dopo che furono immesse su suo ordine dollari di Stato?

Comunque sia, dopo la morte di Kennedy, i biglietti di Stato furono rapidamente ritirati, lasciando mano libera alla banca centrale, la quale continuò indisturbata a stampare denaro dal nulla.

Ma c’è dell’altro, sepolto dalla pattumiera gettata sulla storia dai vincitori, ossia dai banchieri: l’ordine esecutivo non venne mai abrogato da nessuno dei successivi presidenti USA.

Perché nessun presidente successivo lo ha mai applicato? Certo farebbe uscire rapidamente dalla crisi economica la nazione. Ma si può immaginare quale terrore attanagli il Presidente di turno, ogni qualvolta ricordi la fine dei suoi “incauti” predecessori…

Kennedy sapeva che le “Banconote degli Stati Uniti” prodotte in base alle riserve argentee si sarebbero ampiamente diffuse e avrebbero eliminato la richiesta delle banconote della Federal Reserve.

E’ una questione economica molto semplice: le BSU (Banconote degli Stati Uniti) erano emesse sulla base del valore delle riserve argentee e le BFR (Banconote della Federal Reserve) non avevano alcun corrispettivo di valore intrinseco.

L’ordine esecutivo 11.110 avrebbe evitato al debito nazionale di raggiungere il livello attuale (virtualmente, quasi tutti i 9.000 miliardi del debito federale si sono prodotti dal 1963 in poi), se ogni presidente successivo lo avesse applicato. Il governo degli Stati Uniti avrebbe avuto il potere di cancellare il debito senza passare per la mediazione delle Federal Reserve e senza l’aggravio di interessi per creare nuovi soldi.

Gli americani ebbero quindi la possibilità di creare il denaro necessario alla nazione basandosi sul reale valore dell’argento.

Kennedy aveva quindi sfidato a viso aperto il governo occulto del denaro, il regno di Mammona, e i suoi due mezzi di maggior successo, utilizzati per accrescere le proprie ricchezze e di conseguenza il proprio potere: la guerra e la creazione di denaro.

Egli mise in crisi i loro loschi progetti su ambedue i fronti: si sforzò per far rientrare le truppe militari dal Vietnam entro il 1965 e denunciò al mondo lo scandalo della stampa di denaro da parte di soggetti privati.

Probabilmente non era ricattabile e non era disposto a vendersi, e così pagò il prezzo più alto per la sua rettitudine e dedizione al popolo americano.