Gli “uomini rana” di Putin

Gli “uomini rana” di Putin

Abbiamo insegnato al mondo a camminare… ma anche sott’acqua gli italiani se la sono sempre cavata egregiamente.

Le imprese leggendarie degli uomini rana della X Mas durante la seconda guerra mondiale sono note a molti, così come i nomi dei loro comandanti, Teseo Tesei e Junio Valerio Borghese fra tutti.

La loro preparazione militare, il loro coraggio, il loro arditismo, la loro abnegazione al dovere erano noti anche, e soprattutto, al nemico, avendo fatto esperienza sulla sua pelle, o meglio, sulla pelle delle sue navi, affondate da un pugno di uomini a cavalcioni di mini sommergibili.

Ancora oggi, la Marina militare vanta fra i suoi ranghi uno dei migliori reparti di “uomini rana” al mondo, il GOI, acronimo di Gruppo Operativo Incursori (esiste anche il GOS, Gruppo Operativo Subacquei). Sono, però, pochi uomini super-addestrati e bene equipaggiati, che non possono far fronte ad una eventuale guerra aperta contro avversari numerosi, sebbene non al livello loro di addestramento.

In Russia, ma anche negli USA, le cose stanno diversamente: la politica investe molto di più nelle risorse militari e la conseguenza logica è che possono permettersi dei reparti d’elite molto bene addestrati ed equipaggiati, ma allo stesso tempo anche numericamente consistenti.

Tanto è vero che la Russia ha spedito in Siria, nella guerra contro i terroristi dell’ISIS, i suoi uomini migliori, in un numero sufficiente a far fronte alla insidiosa minaccia dei fanatici tagliagole, anch’essi ben equipaggiati (i loro finanziatori non mancano certo di risorse economiche…), ma assolutamente non all’altezza, a livello di preparazione militare, degli incursori di marina russi.

Sappiamo che la sola notizia dell’imminente arrivo degli “uomini neri” (questo il loro temibile soprannome, dovuto alla livrea delle loro uniformi) ha gettato nel panico i terroristi, i quali sembra che abbiano immediatamente sloggiato dalle zone limitrofe alle basi degli incursori russi.

Un’intervista allo scrittore ed ex appartenente elle forze speciali russe Nicolai Lilin, apparsa qualche mese fa sul sito Infodifesa, rende bene l’idea di quale sia la politica del governo russo per quanto riguarda il suo attuale impegno sul fronte siriano e di quanto siano infondate le notizie anti-russe che quotidianamente appaiono sulle televisioni e giornali europei. Il servilismo dei politici italiani nei confronti degli USA e di Bruxelles e della loro falsa e ormai sbugiardata propaganda anti-Putin supera poi ogni decenza, come giustamente sottolinea il noto romanziere russo.

Nicolai Lilin parte con una cazziata preventiva: «È tutta colpa dell’ignoranza dei giornalisti italiani», dice quasi subito, a freddo. Così, giusto per mettere le cose in chiaro. Ignoranza o meno, non è però facile capire cosa stia accadendo davvero in Siria.

Lo sbarco sul terreno dei temibili Specnaz, le forze speciali russe, appare comunque certo, tant’è che l’ Isis avrebbe addirittura fatto ritirare le famiglie dei combattenti installate nelle terre del Califfato, proprio per paura dei Russi. «È che ci conoscono. Li abbiamo già battuti in Cecenia, ne abbiamo ammazzati 90mila, uno a uno», spiega, non senza un certo orgoglio. Lui, scrittore (il suo ultimo libro è Il serpente di Dio, pubblicato da Einaudi come tutte le altre sue opere) ed ex soldato, molto letto e contestato nella sua nuova patria italiana, sembra parlare a ragion veduta.

Lilin, sembra che in Siria siano già all’ opera sul terreno le forze speciali russe.

«Non “sembra”. Ci sono. È ovvio».

Perché è così sicuro?

«Perché nella guerra moderna non è possibile un intervento aereo senza un’ operazione di intelligence sul terreno. Non è come nei film, che si fa tutto con le apparecchiature elettroniche, serve qualcuno che stia sul territorio, per evitare di fare come gli americani, che bombardano gli ospedali».

Voi in Cecenia come agivate?

«Quando si doveva bombardare, c’era sempre una squadra che raccoglieva dati sul terreno e li mandava agli analisti militari. Queste coordinate erano studiate e autorizzate, a volte dal presidente Putin in persona. Poi ci veniva chiesto di riconfermarle dal terreno, per essere sicuri che durante questi passaggi nulla fosse cambiato».

Secondo lei, oltre a questo aspetto di intelligence, le forze speciali russe interverranno anche con operazioni di combattimento?

«Non penso che la guerra in Siria sia ancora a questo punto».

In ogni caso pare che l’Isis sia un po’ in agitazione al pensiero che stiano arrivando gli Specnaz. Perché fanno così paura?

«Perché questi personaggi sono gli stessi che abbiamo combattuto in Cecenia, in Daghestan, che hanno compiuto azioni di terrorismo in Russia. Loro lo sanno chi sono i Russi. Li abbiamo già sconfitti. Ne abbiamo uccisi uno a uno, 90mila, nei boschi della Cecenia. All’inizio abbiamo provato a fare le cose in modo pulito, ma quando hanno cominciato a buttare giù ospedali interi… Nell’ Isis ci sono sempre loro, conoscono bene le forze speciali russe, si sono scontrati tante volte. Speriamo che questa sia l’ ultima».

In effetti il terrorismo islamico non è una novità, per i Russi…

«Sì, ma non è colpa dell’ Islam. Noi con l’ islam ci conviviamo bene, più di voi occidentali. Gli integralisti sono apparsi solo negli anni ’90, quando l’intelligence inglese e americana ha cominciato a gironzolare intorno al Mar Caspio e sono comparse strane Ong con base a Londra… ».

Tornando alle forze speciali russe, secondo lei come si classificherebbero in una ipotetica classifica dei corpi d’ élite mondiali?

«Non è possibile fare classifiche. Tra quelli che conosco io gli americani sono molto preparati, i russi, i tedeschi e gli austriaci pure.

Gli italiani hanno degli operatori abbastanza qualificati, ma sono troppo pochi, in una guerra aperta non potrebbero mai difendere la nazione. E poi, i politici stanno riducendo il vostro esercito a una barzelletta: vogliono fare azioni contro l’Isis e non riescono neanche a portare a casa i Marò. Ma non è sempre stato così».

Che intende dire?

«Quando ho fatto l’ addestramento in Russia, nel corso di sabotaggio marittimo avevamo un istruttore che ci insegnava le tecniche degli incursori della Decima Mas. Io avevo un libro in italiano, pieno di simboli fascisti. Tra noi c’ era il mito dei cosiddetti “uomini rana”, gente abituata a combattere sott’ acqua, a fare cose incredibili…».

Senta, non è che la fama delle forze speciali russe deriva anche da una certa mancanza di scrupoli umanitari del vostro esercito?

«Queste sono leggende, come quelle sull’impero sovietico in cui i Russi mangiavano bambini. E poi, come fate a saperlo, qui non è che si parli molto delle azioni del nostro esercito. Io posso dire che la guerra è una cosa brutta. Raccoglie il peggio del peggio dell’ umanità. E quando il peggio del peggio di ogni Paese si incontra, finisce che si ammazzano fra loro. Poi, certo, c’è da capire lo spirito russo. Noi siamo uno strano incrocio: in parte siamo normanni, in parte siamo asiatici. Capisco che a un freddo inglese un caldo russo possa mettere paura. Ma non è una buona scusa per trattarci da mostri».

Non possiamo quindi che sperare in un cambiamento di rotta nella politica estera europea, che possa portare ad una fattiva collaborazione con i veri nemici dei terroristi islamici, fra i quali non possiamo non annoverare i russi.