2014-08-02 15:06:38 AMSTERDAM - Feestelijk uitgedoste deelnemers varen door de Prinsengracht tijdens de Canal Parade van de Gay Pride. ANP BAS CZERWINSKI

Gay in cattedra

Io non so quale sia la distanza e se una distanza davvero ci sia tra porno-indottrinamento e corruzione. So però, che gli omosessuali che hanno ideato, pubblicato e presentato libri gender destinati, a loro dire, all’educazione sentimentale e sessuale dei più piccoli, usano tecniche di avvicinamento che definire subdole è una cortesia che i signori di cui sopra temo non meritino. Le usano col patrocinio dello Stato e con la complicità delle scuole, tutelati dal loro orientamento sessuale, divenuto un valido lasciapassare, quando non una religione, sul cui altare s’è sacrificato di tutto: prima il buonsenso, poi il buongusto, quindi la decenza, in ultimo la Verità, annientata e crocifissa per far posto alla più docile opinione.

In principio, era il carrozzone carnascialesco, il tanga di paillettes, il make up puttanesco, poi venne il tailleur grigio-parlamento; seguirono le tendine alle finestre, le interviste mano nella mano ed un unico casto proposito: il matrimonio. Mancava, negli abbinamenti proposti, la futura mater e, a voler esser pignoli, anche il pater! Quisquilie per i gay, induriti da ben altre lotte! Avrebbero fatto ricorso alle donne del terzo mondo e agli studenti danesi! Era allora, solo pochi anni orsono, l’inizio di una battaglia rivoluzionaria: l’adozione aperta agli omosessuali (con tanto di sponsor Ikea) ed era la prima volta che si accostava la parola “bambino” ad “omosessuale”.

Non ci piacque affatto! Coloro che ne gli ultimi venti anni avevano offeso in un crescendo tutt’altro che casuale, tradizione, famiglia e religione, non avevano, però, ancora osato coinvolgere, nella loro ossessionata visione della sessualità, minorenni coi denti da latte. L’inimmaginabile è avvenuto sette anni fa a Genova, dove i gay di ogni sfumatura, corrente, scuola e indirizzo hanno posto le basi per la nascita di un nuovo modello di attivista omosessuale, non più dedito alla manicure pre-matrimoniale, ma alla catechizzazione prepuberale.La mascotte dei fumetti gay friendly era un orsetto che, avendone viste e subite di inenarrabili, esibiva sul paffuto sederino, la domanda:”Resisti?”, accompagnato da una squallida esibizione di genitali, fantasiosi accoppiamenti, masturbazioni nient’affatto private e colloqui osceno-demenziali.

Oggi, anche grazie a lesbiche d’assalto come la signora Seibezzi, nelle scuole e nelle librerie troviamo colorati esempi di famiglie arcobaleno e qualche manualetto per la sessualizzazione precoce. Le organizzazioni gay sono compatte come testuggini! Non una critica! La “fantasia” psico affettivo che regna nelle loro comunità, quando non viene controllata, frenata, repressa o nascosta per ragioni politiche, esplode nello sproloquio. Speriamo solo in quello.

Altrove s’è fatto di peggio! E’ già nato nei Paesi Bassi, che più bassi non si può, il partito dei pedofili ed in Norvegia si propone di legalizzare la necrofilia! Nessuna meraviglia! Esiliato il sacro, s’è consacrato l’osceno; abiurato L’Innocente, ci si accanisce sugli innocenti.

Insegna Chesterton: “Il male vince sempre grazie agli uomini dabbene che trae in inganno e in ogni età si è avuta un’alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato”. Sette anni fa a Genova e oggi in mezza Italia non emerge solo la anomalia (ci concedete “anomalia”, visto che non possiamo dire patologia?) della condizione omosessuale, ma, più infida, l’intimidita deferenza servile di una società compiacente ed ammiccante. E’ emersa l’inconsistenza e la povertà della “cultura gay” che – sarà casuale?! – intitola i suoi circoli ad un pedofilo, coprofago e suicida, Mario Mieli.

C’è a Genova e negli osceni libri gender tutta la disperazione dei gay, che non sta in una società ostile, in realtà vinta e “convertita”, né in una presunta discriminazione, che ora, davvero, è solo nella loro furbissima propaganda. La disperazione degli omosessuali, ne siano o no consapevoli, è nella ribellione, nel rifiuto. La volontà di Dio che inderogabilmente segna la natura di ognuno nelle fondamenta fisiche e psicologiche del proprio essere, creandoci maschio e femmina – solo maschio e femmina! -, impone anche a chi abbia tendenze e debolezze “particolari” di seguire comunque la via indicata dalla Provvidenza. La turbolenza, il disordine che regna nel mondo gay, le ossessioni, gli squilibri patetici ed evidentissimi, nascono da codesta mancata accettazione, dal rifiuto, dalla riprovazione. La loro autentica liberazione e felicità non sarà in una società diversa, né nel coinvolgimento nella devianza di tutti coloro ai quali potranno arrivare. La loro realizzazione (e la NOSTRA!!!) è indicata e descritta nel verso più bello del Poeta: “…e in sua voluntate è nostra pace”.

Il resto è peccato e aberrazione. Nessun decreto al mondo lo trasformerà in altro!