Viri et Matres. Gay e Femministe

Viri et Matres. Gay e Femministe

Il trascorrere dell’ennesima festa della donna e la discussione in Parlamento sulla questione delle unioni civili non possono che obbligare ad una critica riflessione sul reale ruolo delle figure della donna e dell’uomo e sui loro odierni sviluppi.

Il titolo del presente articolo assume un significato affatto superficiale. La prima coppia di parole, latine, rievoca Virgilio, il quale scrisse viri et matres (1) con un significato ben determinato: come verrà sotto approfondito, viri, da vir, significa “uomo” in quanto forza, integrità, virilità, mentre matres, da mater, esprime i caratteri compiuti dell’essere “donna”, quale moglie e madre. Dinnanzi ai presenti “tipi tradizionali”, si è voluto accostare le moderne parole gay e femministe, come l’eco di una deformata controparte, la quale infine tradisce il proposito volto alla costruzione dell’individuo senza identità, nel trans-umanismo.

I tipi originari: L’Eroe e la Madre

Diversamente dalle mistificazioni delle teorie di stampo marxista, femminista e democratico, si deve parlare di uomo e di donna non come tipi che si distinguono soltanto nell’anatomia, mentre per il resto sarebbero del tutto uguali, ma come di due essenze ben caratterizzate e differenziate. Non si impone come necessaria ora la questione sulla presunta superiorità di uno dei due rispetto all’eguaglianza fra i due sessi, anzi si afferma che esiste una loro complementarità.

Assodato ciò, si deve osservare come la confusione moderna abbia generato un livellamento fra i sessi tale che non si riesca più a distinguere, oggi, cosa sia davvero un uomo e cosa, invece, una donna.

È Virgilio che, nella sua somma opera, più o meno consciamente, individua i due archetipi nelle figure del vir e della mater. Nella lingua latina, il vocabolo “homo” stette a circoscrivere l’uomo inteso in senso fisico o strettamente biologico. Nella romanità, per indicare l’uomo-maschio con un senso superiore, si prestava, invece, la parola vir significante eroe, uomo di carattere, dotato di qualità; ma anche virilità in senso etereo, e ancora sposo, marito. È da aggiungersi anche indipendenza e consapevolezza di una propria centralità, in un agire stoico, distaccato.

Per quanto riguarda la figura femminile, ovvero quella della sposa e della madre, occorre riconoscere che la società attuale l’ha, di fatto, degradata. Essere sposa e madre, oggi, è visto come qualcosa di opprimente, una fastidiosa limitazione che non reggerebbe il confronto con la moderna “donna di carriera”, la quale, a differenza della prima, vivrebbe la piena realizzazione della sua persona sul piano individuale.

In verità, tale tipo moderno di “donna”, votata ad una realizzazione di sé basata sul rifiuto della propria vocazione al ruolo di sposa e di madre, è un’offesa all’altissima nobiltà della figura femminile.

La parola “donna” deriva dal latino domĭna, cioè “signora” – signora della casa – e già questo basterebbe a comprendere la dignità e l’importanza della figura femminile, che si realizza secondo la sua naturale vocazione. Considerando poi ciò che caratterizza la donna sposa e madre, ossia la sua abnegazione e il suo spirito di sacrificio, che si concretizza nel donarsi completamente ai familiari, una donazione di sé che si configura come una forma di eroismo al cui confronto le moderne istanze di emancipazione femminile si rivelano per ciò che in realtà sono: laceranti idiozie sovversive, che offendono la dignità della donna e minano la stabilità del consorzio civile.

Il Femminismo e l’uguaglianza fra Uomo e Donna

Negli ultimi decenni, la società democratica, connotata da edonismo e materialismo, con le sue politiche a favore dell’aborto e del divorzio, della libertà e della promiscuità sessuale, della denatalità e del lavoro extra-domestico come unica via di realizzazione della donna, hanno prodotto l’effetto di oscurare le precipue caratteristiche che contraddistinguono il tipo umano maschile ed il tipo umano femminile. È a seguito del ’68 che compare il femminismo – ossia la lotta di classe trasposta al piano sessuale – fenomeno che, facendo leva sulle contraddizioni presenti nella società borghese di quegli anni, tenta distruggere ciò che resta delle caratteristiche e dei ruoli tradizionali dell’uomo e della donna, del padre e della madre: un vergognoso tentativo di infrangere l’ordine naturale, con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Il femminismo ha spinto la donna a pretendere di essere liberata dalla cosiddetta “oppressione patriarcale”; a vincere il senso di inferiorità verso l’uomo, sino al punto di imitarlo mascolinizzandosi; facendole credere di prendersi, in tal modo, una rivincita e con questa riscattare la propria dignità. Tutto ciò non ha potuto produrre altro che un livellamento ed una confusione generale, all’insegna della promiscuità. Fatte salve le mere differenze anatomiche, ormai in tutti i campi della vita donne e uomini risultano essere intercambiabili a vantaggio di una certa efficienza, certamente necessaria e funzionale ad una concezione utilitaristica della società, ma totalmente a scapito dell’ordine civile e della dignità dei due generi, quello maschile e quello femminile.

La cultura progressista ha promosso la figura della donna indipendente e self-made, in pratica esaltando il tradimento dell’autentica vocazione femminile: quella del dono di sé, che primariamente si manifesta nel generare, allevare ed educare i figli, nonché nel fungere da insostituibile elemento di riferimento e di completamento dell’uomo suo sposo e padre dei suoi figli.

Mancanti di questa fondamentale dimensione, molte donne, votatesi alla carriera ed all’indipendenza, tentano di colmare l’inevitabile vuoto cercando soddisfazione nei vestiti, nel denaro, negli svaghi e nella popolarità dei social: strumenti di consolazione effimera e falsa, al cui confronto le fatiche di una madre e di una sposa svaniscono nella gioia di una vita piena di senso.

Di contro, l’uomo si è adeguato al degrado imposto dalla modernità. Oggi, un numero troppo grande di uomini, infatti, rinuncia alla propria mascolinità in virtù dell’adesione a vergognose mode che impongono abitudini decisamente femminili (l’eccessiva cura dell’aspetto esteriore del proprio corpo, il quale viene curato come quello di una donna), oppure per il timore di entrare in conflitto con donne che palesemente hanno invaso il terreno maschile scimmiottando gli uomini.

Spesso la “virilità” è intesa sul mero piano fisico-muscolare e, tra molti uomini, è in voga il metrosexual, ovvero uomini eterosessuali presi dalla cosmetica, dal fitness, dal culto della propria bellezza, che spinge alla depilazione, all’abbronzatura artificiale. Un narcisismo tipico del femminile, sicché, a guardar bene, si nota come effettivamente la frontiera dell’omosessualità abbia sempre più i confini dilatati. Tali abitudini, unite allo “spettacolo” di uomini fragili, ipersensibili, oltremodo passionali, non possono che portare a chiedersi quanto di “vir” rimanga nell’uomo dell’epoca attuale.

Verso il Trans-umanismo

La suddetta caotica situazione relativa all’identità femminile e maschile ed ai ruoli che ne derivano – la virilizzazione della donna, la nuova effeminata sensibilità e delicatezza maschile – rappresenta, dunque, una condizione fortemente capace di favorire forme di deviazione come quelle sostenute dalla “teoria gender” (anch’essa, in qualche modo, derivante dal femminismo degli anni sessanta-settanta del secolo scorso).

Oggi si discute delle cosiddette “unioni civili” tra persone dello stesso sesso – intendendo con ciò equiparare le unioni omosessuali al matrimonio – sebbene tutta la questione dell’omosessualità non sia che una semplice tappa sul cammino della dissoluzione, che vede nel “gender fluid” o “terzo sesso” (3) un ulteriore punto di degenerazione. Tutto ciò è funzionale a creare un nuovo tipo umano, caratterizzato dalla mancanza di riferimenti forti e vincolanti: dall’identità religiosa (minata dall’ecumenismo relativista) a quella sessuale (minacciata dall’omosessualismo e dal genderismo), passando per quella nazionale (minata dall’immigrazione volta a realizzare la società multi-etnica) tutto viene travolto in nome di una trasformazione voluta e promossa dal potere mondialista, ma presentata ai più come ineluttabile destino dell’umanità, sulla via di un indefinito progresso.

Tutto concorre, quindi, alla formazione di un tipo umano debole, indefinito, arrendevole, senza radici, senza identità precisa. Docile e sottomesso alle logiche del potere mondialista e della tirannia del mercato, schiavo del debito e, infine, votato alla disperazione.

Conclusione

Oggi, dunque, si è assai distanti dalla virilità eroica o dalla femminile devozione disinteressata, tipica delle madri: caratteri basilari, che soli possono formare una comunità solida, organica, animata da principi immortali dal vertice alla base, ossia dallo Stato alle famiglie. Divampa oggi il terzo sesso, il promiscuo, l’orgiastico di un mondo senza freni e senza limiti. Ma ben differente sarà dalla sua immaginazione la destinazione dell’uomo che oltraggia l’ordine stabilito dal Creatore (maschio e femmina li creò). Di fronte a questo annunciato scempio, Nicolás Dávila sentenziò: “Il mondo moderno non sarà punito. E’ esso stesso la punizione”.

Dinnanzi al processo di dissoluzione in atto, oggi più che mai occorre la risoluta azione di κατέχον, resa viva da uomini e donne sobri, decisi, realmente coscienti della propria condizione, della propria vocazione e della propria forma.

Note

(1) Huc omnis turba ad ripas effusa ruebat, matres atque viri defunctaque corpora vita magnanimum heroum, pueri innuptaeque puellae, impositique rogis iuvenes ante ora parentum: quam multa in silvis autumni frigore primo lapsa cadunt folia, aut ad terram gurgite ab alto quam multae glomerantur aves, ubi frigidus annus trans pontum fugat et terris immittit apricis.

Virgilio, Eneide, Libro sesto.

(2) Sesso e Carattere, O. Weininger, ed. Mimesis, 2012

(3) In breve, non si tratta di essere uomo o donna, gay, etero o bisessuali, si tratta di sentirsi “a volte un ragazzo, a volte una ragazza.”

http://www.rivistastudio.com/standard/mim-weisburd-essere-gender-fluid/

(4) Unisex, E. Perucchietti, G. Marletta, ed. Arianna, 2014