Il pentimento, presunto, di Obama

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Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, rilasciando delle dichiarazioni al mensile The Atlantic, ha pubblicamente riconosciuto, bontà sua, che l’intervento militare in Libia – volto ad abbattere il governo del colonnello Gheddafi e messo in atto da USA, Regno Unito e Francia nell’agosto del 2011 – è stato un grosso errore, definendo gli alleati francesi e britannici “scrocconi, gente che non vuole pagare il costo di un intervento internazionale diretto”. Dichiarazioni riprese dal corrispondente del Corriere Giuseppe Sarcina, nel suo articolo Obama: “fu un errore l’attacco in Libia nel 2011”, pubblicato da corriere.it lo scorso 11 marzo.

Dunque, Barack Obama, ormai al termine del suo secondo mandato presidenziale, ha ammesso ciò che ogni osservatore della politica internazionale – con capacità di analisi e di giudizio guidate dal buon senso e dalla buona fede – ha sempre saputo, ossia che l’abbattimento del regime di Mu’ammar Gheddafi è stato una scelta dalle prevedibilissime conseguenze catastrofiche, tali non solo per la Libia, ma per tutta un’area geografica che, a partire dal Nord Africa, ha coinvolto il Vicino Oriente, la nostra Italia e, con essa, il resto d’Europa.

Occorre ricordare che il clima in cui maturò l’intervento militare atlantista contro il colonnello Gheddafi fu quello delle cosiddette “primavere arabe”, i moti di rivolta contro i governi di Tunisia ed Egitto, che portarono all’abbattimento di quei regimi, già fedeli alleati delle democrazie occidentali, evidentemente non più ritenuti funzionali alle strategie geopolitiche di USA & Co. Moti di rivolta battezzati “primavere arabe” dalla propaganda mediatica atlantista (1) e subdolamente spacciati per spontanee rivolte popolari, dettate dalla sete di libertà e di giustizia sociale che avrebbe mosso i popoli, dal Nord Africa al Vicino Oriente, ad improvvisa ed irresistibile ribellione. Sommovimenti – come da più fonti documentato (2) – in realtà preparati e sostenuti con vigore dai centri di potere occidentali.

Così scriveva, a tal proposito, Mario Di Giovanni nel suo saggio La primavera araba made in USA: “A poco più di un anno dalle rivolte arabe, il quadro politico-religioso dei nuovi regimi si presenta già abbastanza oscuro per non evocare immagini primaverili. In realtà l’avvento della democrazia, nella sponda sud del Mediterraneo, non solo ha aggravato le tensioni sociali in quei Paesi – soprattutto in Egitto ed in Libia – ma ha acceso ipoteche sulla stessa Europa. Opportunamente la pubblica informazione è avara di notizie sul Nord Africa, così da allontanare il ricordo dell’appoggio diplomatico-militare che la UE ha dato alle rivolte, tale da favorire la caduta dei leader arabi alleati dell’Occidente e l’ascesa al potere – questo è il punto – di formazioni islamiste. Per raggiungere questi formidabili risultati, la NATO, sotto regia americana, non ha mancato neppure di macchiarsi del sangue dei civili libici, per spianare la strada alle bande dei ‘liberatori’ (perché questo è accaduto).”

La “cura libica” è stata poi applicata alla Siria, con le gravissime conseguenze che – da cinque anni – chiunque può constatare.

Stupisce, ma sino ad un certo punto, la leggerezza con cui alcuni organi di informazione commentano dichiarazioni come quelle rilasciate dal Presidente Obama. Scelte le cui conseguenze hanno provocato, ed ancora provocano, la pericolosissima destabilizzazione di vaste aree geografiche e sofferenze indicibili per milioni di persone, sono liquidate come errori certamente commessi in buona fede (cosa, ovviamente, nemmeno messa in dubbio dalla pletora di giornalisti proni al diktat mondialista). Non si provi nemmeno a pensare – farlo sarebbe roba da visionari “complottisti” – che la devastazione dell’Iraq, della Libia e della Siria siano il frutto di una strategia criminale con precise finalità.

Strategia che ha avuto tra i suoi sostenitori anche il Senatore Giorgio Napolitano, il quale nel 2011, da Presidente della Repubblica, fece enormi pressioni sull’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, affinché l’Italia – infischiandosene degli accordi in essere stipulati con il governo di Gheddafi – appoggiasse l’intervento armato delle potenze atlantiste in Libia.  

Proprio recentemente l’ex Capo dello Stato ha dichiarato: “Fu un’azione (l’attacco alla Libia, ndr) decisa in comune, fu una comune assunzione di responsabilità, incentrata su chi nel nostro sistema costituzionale aveva e ha la responsabilità delle decisioni in materia di politica estera e di difesa, cioè il governo. Vorrei però ricordare che ci fu un amplissimo consenso parlamentare con la risoluzione approvata il giorno 18 marzo dalle assemblee della Camera e del Senato, che fu qualcosa di molto significativo e importante”. Secondo Napolitano, quelle sulla partecipazione dell’Italia all’intervento NATO del 2011, sono “polemiche gratuite” che ignorano come “fu proprio l’Italia ad adoperarsi perché l’operazione, iniziata estemporaneamente da Francia e Regno Unito, rientrasse interamente nel quadro di gestione politica e militare dell’Alleanza atlantica” (3). Ogni ulteriore commento ci pare superfluo.

Note

  1. Ricordiamo tutti i vergognosi servizi dei nostrani telegiornali, intenti nel cercare di convincere gli italiani che il “tiranno Gheddafi” facesse bombardare e mitragliare dai propri aerei militari le folle dei manifestanti che, per le strade di Tripoli, invocavano l’avvento della democrazia.
  2. Si veda per esempio l’opera di Mario Di Giovanni La primavera araba made in USA, edita dal Centro Studi Jeanne d’Arc  
  3. Da un articolo di Andrea Cuomo, pubblicato da Il Giornale.it in data 19-02-2015