Marion Le Pen a Milano e l’identità europea

Marion Le Pen a Milano e l’identità europea

Milano: capitale dell’identità. Questo il titolo a effetto per l’evento, svoltosi nella serata di ieri, che ha visto il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, affiancarsi al nuovo volto della Destra francese, la deputata del Front National, Marion Maréchal Le Pen. La sala gremita del Palazzo delle Stelline, grandiosa costruzione quattrocentesca nel pieno centro di Milano, ha accolto al meglio la prima visita ufficiale in Italia di quella che, nel 2012, è risultata la più giovane deputata (classe 1989) eletta al Parlamento francese in tutta la storia della Francia repubblicana.

Marion è figlia di Samuel Maréchal, fondatore del movimento giovanile del Front National, e, pur affiancando la zia Marine nel nuovo corso del Front National, caratterizzato dal tentativo di ottenere la dédiabolisation del partito dalle descrizioni mediatiche a tinte fosche, pare più vicina ideologicamente al nonno Jean-Marie, recentemente espulso dal Front National.

Ciò è risultato più che mai evidente anche nel corso del breve evento di ieri sera, organizzato dal circolo culturale “Il Talebano”, vicino alla Lega Nord. Marion, infatti, comincia proprio facendo riferimento a Jean-Marie e alle sue intuizioni profetiche in tempi non sospetti. Se ci sono persone che vedono la verità molto prima del tempo e, proprio per questo, vengono demonizzati come novelle Cassandre, uno di questi è stato proprio il fondatore del Front National, che fin dal Trattato di Roma (1957) e poi di Maastricht (1997) aveva intuito i drammi sociali ed economici che la costruzione europea e la sua arrendevolezza di fronte all’ondata migratoria avrebbero causato ai popoli europei.

Se Marion non rinnega Jean-Marie, non c’è però neppure alcuna presa di distanza dall’attuale linea del Front National e della zia Marine. Marion ribadisce la linea di demarcazione tracciata da Marine Le Pen all’indomani della sconfitta al secondo turno delle regionali francesi. Il Front National, avanti in 6 regioni dopo il primo turno, perse ovunque dopo il secondo a causa del sistema elettorale maggioritario a doppio turno in vigore in Francia e, soprattutto, a causa del fronte repubblicano eretto da Repubblicani e Socialisti contro il FN. Così, quel giorno è risultato evidente, secondo Marion, come la spaccatura tra destra e sinistra non sussista più e la vera linea di confine, oggi, sia tra mondialisti e patrioti.

La dicotomia ha, indubitabilmente, una sua ragion d’essere e nel discorso di Marion Le Pen assume un notevole spessore. Come sottolineato in apertura dal moderatore Vincenzo Sofo, Marion ha una preparazione politica notevole e, grazie a lei, l’evento può elevarsi a uno spessore raro per una politica italiana ridotta sempre più a tematiche di una tristezza degradante, come la recente polemica sulla maternità di Giorgia Meloni.

Marion parla delle radici greche, romane e cristiane dell’Europa, senza cedere, come a volte fa, invece, la zia, al riferimento ai valori laicisti e illuministi della République. Non risparmia attacchi a un livello anche sociologico e filosofico a quel mondialismo che tende alla creazione di individui standardizzati e massificati in una mediocrità egualitaria, puri consumatori privi di identità e radici. A questo esito, secondo Marion, contribuisce l’attuale costruzione europea, basata esclusivamente sulla difesa di interessi economici e finanziari e su una oppressiva burocrazia che sottrae sovranità alle nazioni europee. L’UE ha distrutto l’economia europea, togliendo sovranità monetaria alle nazioni; non ha arginato l’immigrazione, che non è solo un problema di sicurezza ma anche una questione culturale e identitaria; sta permettendo l’ingresso della Turchia in Europa, paese totalmente alieno alle radici greche, romane e cristiane che sostanziano il continente da migliaia di anni. Marion vede un futuro oltre l’UE e oltre l’Euro, un futuro in cui le nazioni europee non saranno affatto ripiegate su loro stesse e separate da muri (cosa che sta avvenendo già oggi, a causa dell’Unione Europea), ma saranno, invece, sorelle e solidali, in un quadro di reciproco rispetto delle rispettive sovranità nazionali, senza l’inseguimento di stupide utopie come gli “Stati Uniti d’Europa”, gingillo tecnocratico e distopico dei progressisti di tutto il continente. La prima battaglia da svolgere, oggi, per realizzare questo futuro – conclude Marion – è quella delle parole. Bisogna iniziare a recuperare il vero significato delle parole, falsato e mistificato da una pervasiva propaganda mediatica che, in nome del politically correct, ha sostituito decine di termini con altri per influenzare l’opinione pubblica. Basti pensare al senso negativo ormai affibbiato a un termine di per sé neutro quale “discriminazione”, alla denominazione di “migranti” per quelli che sono immigrati illegali, alla sostituzione della parola “delinquente” con “ragazzo noto alle Forze dell’Ordine”.

Il quadro di insieme delineato dalla più giovane della dinastia Le Pen è, allora, quello di un’Europa che rifiuti i dogmi progressisti dell’individualismo liberale, del laicismo e dell’egualitarismo massificatore e che cerchi, al contrario, il recupero dell’identità europea e un ritorno ai valori tradizionali, al ruolo della famiglia come cellula fondante della società, alla difesa della propria cultura e tradizione cristiana. Una linea politica permeata della corrente di pensiero comunitarista, di autori come Alasdair MacIntyre, Charles Taylor e Michael Sandel, che esemplifica il superamento della dicotomia destra-sinistra proprio nella sua stessa origine, frutto dell’adesione a valori identitari, tradizionali e religiosi tipici della destra da parte di autori perlopiù provenienti dalle file della sinistra.

L’ottimismo a cui non può non indurre la speranza che sia la linea di Marion Le Pen a prevalere all’interno del Front National che si appresta ad affrontare le Presidenziali del 2017, ovviamente, non può cancellare con un colpo di spugna gli innumerevoli problemi che comunque sussistono al fondo di questo incontro. Molte questioni restano aperte, riguardanti sia il Front National che l’alleato italiano, la Lega Nord.

Il Front National, avendo a che fare con un sistema elettorale estremamente sfavorevole a partiti terzi rispetto al tradizionale bipolarismo francese, ha dovuto aprirsi a elementi alieni alla sua tradizione originaria. Il partito, a tratti, è sembrato voler sostituire Les Républicains come vero rappresentante del gollismo e ha così accolto elementi con posizioni molto discutibili su alcuni temi etici e sulla lotta contro la propaganda omosessualista, quali Sébastien Chenu e Florian Philippot. La stessa Marine, al di là della querelle col padre che ne ha portato all’espulsione dal FN, è apparsa molte volte stare su una linea diversa da quella della nipote Marion, una linea laicista e anti-islamica in senso occidentalista, destinata a far diventare il Front una copia, più estrema nei toni, del centro-destra gollista.

Problemi ancora maggiori sorgono se si analizza quale potrebbe essere il ruolo effettivo della Lega Nord in questo contesto e se sussista una reale volontà da parte di Matteo Salvini di costruire un’alternativa identitaria e sovranista al fronte mondialista che, sul lungo termine, sta finendo per accomunare il centro-destra alla sinistra moderata ed estrema. Della Lega Nord e del suo nuovo corso si è già detto tutto e il contrario di tutto ed è inutile tornare su un tema che soltanto i prossimi anni potranno dire chi ha avuto ragione e chi torto riguardo al “salvinismo”. Di certo, gli ultimi sviluppi riguardanti le comunali di Roma e Torino, quanto meno danno l’impressione che, nella Lega ,ci siano persone che spingono per percorrere una strada autonoma rispetto al centro-destra post-berlusconiano, rifiutando candidature imbarazzanti e la logica dell’alleanza a tutti i costi. Detto questo, la stessa dinamica può essere letta come il semplice tentativo salviniano di mettere definitivamente all’angolo Silvio Berlusconi, confidando che l’età, entro pochi anni, gli consegnerà per forza di cose le chiavi del centrodestra.

Per una serata, tuttavia, queste valutazioni e questi dubbi si possono anche tralasciare. La speranza vera è che il Front National possa ora continuare la sua ascesa, arrivando a vincere le presidenziali francesi del 2017 e dando inizio a quella rivoluzione europea che, lungi dal distruggere l’unità profonda del continente europeo, potrebbe solo contribuire a salvare l’Europa dal baratro in cui una Unione ingessata nella sua burocrazia la sta gettando. Magari, recuperando alla causa pure Jean-Marie Le Pen e accogliendo così i segnali di riconciliazione che lui stesso sta mandando a quella che è la sua famiglia (non solo politica).