epa05200135 Turkish Prime Minister Ahmet Davutoglu (L) and European council President Donald Tusk shake hands during a news conference at the end of an extraordinary summit of European Union leaders with Turkey in Brussels, Belgium, 08 March 2016. Turkish citizens would get visa-free access to the EU by the end of June as part of a deal being negotiated by the two sides to stem migration flows, Turkish Prime Minister Ahmet Davutoglu said. The EU is looking at giving Turkey more refugee aid, making progress on its EU membership bid and resettling Syrian refugees directly from Turkey, in exchange for Ankara agreeing to the return of all illegal migrants from Greece, EU President Donald Tusk said. Tusk said he will aim to work out the details of the agreement before EU leaders hold their next summit on 17-18 March.  EPA/OLIVIER HOSLET

Vertice immigrazione: il ricatto turco e il rifiuto dell’Ue

Alla luce del vertice sull’immigrazione tra i paesi dell’Unione Europea e la Turchia, lo scenario delineatosi è decisamente interessante, prevalentemente per la posizione assunta da molti dei paesi europei nei confronti del fenomeno migratorio e dello stato della mezzaluna.

Lunedi 7 Marzo si è tenuto a Bruxelles il vertice tra i 28 paesi dell’Unione Europea e la Turchia. A differenza dello scorso incontro, l’Europa si è dimostrata meno disposta ad acconsentire alle crescenti richieste di Ankara e, in un certo senso, anche più disillusa sulle politiche di accoglienza spropositata dei profughi fino ad oggi perseguite. Il calendario dei lavori è stato, però, deciso in anticipo dalla cancelliera tedesca Merkel e dal premier olandese Rutte, che hanno concordato la notte prima, senza previa consultazione degli altri paesi membri, la proposta che il premier turco Davutoglu avrebbe presentato il giorno successivo. Il comportamento scorretto e prevaricante della cancelliera ha suscitato l’indignazione degli altri capi di Stato e del Presidente del Consiglio Europeo Tusk. Ennesima dimostrazione che la Merkel, forte della sua grande influenza politica ed economica, persegua fini che non coincidono con quelli dell’interesse collettivo.

Più che una proposta, quello presentato dal premier turco somiglia ad un ricatto: alle richieste dell’Europa di arginare il flusso migratorio, la Turchia ha risposto con un programma di reinsediamento “uno a uno”, che prevede la sostituzione di un profugo entrato illegalmente accogliendone un altro in modo legale dal suo territorio. E per effettuare quello che, di fatto, è un “riciclaggio” dell’immigrazione, ha chiesto lo stanziamento di 3 miliardi, oltre a quelli già previsti, per il 2018. I fondi dovrebbero essere destinati al miglioramento delle condizioni dei profughi, ma le probabilità che vengano effettivamente impiegati in altro modo sono alte. La Turchia resta un paese che, piuttosto che combattere il terrorismo, lo foraggia.

I paesi europei hanno accolto negativamente le richieste di Ankara e si sono dimostrati intenzionati a bloccare il fenomeno migratorio, in particolar modo quello proveniente dall’est europa. Infatti, quella che era la via per l’Europa dal fronte orientale, la rotta balcanica, è stata chiusa nei giorni scorsi. Anche Italia, Francia e Inghilterra hanno mostrato diverse perplessità, sottolineando l’impossibilità di fare accordi con un paese in cui non vige la libertà di stampa, in riferimento all’arresto del direttore del quotidiano Zaman.

Una forte opposizione è stata mossa anche contro l’ingresso della Turchia nell’UE, presente negli altri punti del programma. L’ambizione di Erdogan deve rimanere tale, poiché sarebbe inconcepibile permettere l’ingresso di uno Stato che per cultura, tradizione e religione è l’antitesi del Vecchio Continente.

Che l’Europa si sia finalmente destata da un sonno profondo? Senza abbandonarsi a facili illusioni, per saperlo occorrerà attendere il prossimo incontro, messo in agenda per i giorni 17 e 18 Marzo.