Idee bislacche sulla famiglia

Idee bislacche sulla famiglia

L’errore di non fissare le proprie opinioni a validi puntelli logici dovrebbe essere corretto già alle elementari, quando i bambini scrivono i primi “pensierini” sulla mamma o sulla primavera. E’ nella logicità del pensiero e nella coerenza delle argomentazioni che sta il valore degli assunti e la schiettezza delle tesi che s’intendono sostenere.

Ignora questo basilare principio un certo Pierfranco Pellizzetti, che su Il Fatto quotidiano – in un articolo dedicato all’omicidio Varani – inanella una bislacca filippica contro la famiglia, la quale, nel passato, sarebbe stata luogo di violenza fisica e morale, nel presente, invece, micro-società di incapaci!

Mentre le coppiette gay in televisione ci insegnano che la madre è un “concetto antropologico”, l’autore dell’articolo sa far di peggio: il suo ruolo tradizionale sarebbe stato quello di una sguattera svampita, attenta solo a metter cibo in tavola; quello moderno, quasi nullo … nemmeno a parlar dei padri: o padroni spaventosi o amiconi inutili. Tertium non datur.

Dov’è l’errore in cui incappa questo articolista pasticcione? Credere – e tentare di farci credere! – che la patologia sia nella famiglia, un dato tanto diffuso da esser fisiologico! La famiglia come un corpo che nasce già malsano, infetto e deviato!

Prendiamo per buona la sua tesi manicomiale (ma perché lui stesso, nel medesimo articolo, si lamenta che “la famiglia è allo sfascio”?)… Se dunque la famiglia è ora “allo sfascio”, vuol dire che l’assunto precedente era falso: la famiglia non è un’entità malata alla nascita, ma una realtà che, normalmente sana, oggi non lo sarebbe più! Si può deteriorare, infatti, solo ciò che precedentemente era sano. E perché poi piangere sul destino della famiglia, eterno ritrovo di mostri e mostruosità?!

L’attacco ai partecipanti al Family Day, che apre l’articolo, ci rende edotti anche sulla simpatia che Pellizzetti nutre per altri tipi di famiglia, anzi, per una sola: quella omosessuale. E qui l’ennesima incoerenza. Lo sa, il nostro astruso sociologo, che le famiglie arcobaleno altro non fanno che rivendicare la loro presunta uguaglianza con le altre, ripetendo in ogni altarino televisivo d’essere formate da normalissimi genitori, in nulla dissimili da quelli etero? E allora ci dica Pellizzetti da che parte sta! Odia la famiglia eterosessuale, ma ama quella che la scimmiotta, come uno sciroccato, appassionato di lirica, che si turi le orecchie quando canta Pavarotti, ma applauda, invece, l’amico brillo che intona “Nessun dorma” alla festa di paese!

E poi, ecco la ventata esterofila: “negli anni Cinquanta la politologia americana (Edward Banfield) elaborava la categoria del “familismo amorale” quale chiave interpretativa delle perversioni insite nel caso italiano”. Davvero dovremmo prendere lezioni dalla società più violenta del mondo, la cui malattia, a dire di illustri conoscitori di quella nazione, è in larga parte dovuta alla assenza dei padri nelle famiglie, ai divorzi – vera piaga sociale – e ai pluri-matrimoni che creano tensioni, instabilità, dissidi?

Ma eccola la proposta risolutiva