La nobiltà che obbliga

La nobiltà che obbliga

Virtus vera nobilitas

Noblesse oblige – “la nobiltà che obbliga” o “la nobiltà che comporta obblighi” – è l’antico detto o motto che ben sintetizza il dovere dei nobili di adempiere agli obblighi connessi al loro rango: tra questi, quello di affrontare, prima di ogni altro, la guerra e quello di fungere sempre da esempio al popolo.

Chi nasce in un nobile casato, ove è costume tramandare di generazione in generazione la conoscenza della propria condizione e dell’eredità che si riceve, viene – di norma – educato al fine di essere degno del rango di appartenenza e, dunque, a riconoscere e rispettare il detto noblesse oblige. Si viene educati, in sostanza, ad essere consapevoli degli oneri che derivano da una certa condizione sociale; almeno, così dovrebbe essere laddove non vi è corruzione morale.

Esiste, tuttavia, un’altra ed altrettanto importante interpretazione del succitato antico detto, un’interpretazione che coinvolge le persone moralmente rette, siano esse appartenenti alla nobiltà ufficiale e titolata o siano esse persone non insignite di titolo nobiliare. Si tratta dell’interpretazione, per così dire, oggettiva del motto, quella che si riferisce alla nobiltà dell’oggetto o della causa.

Dio, la patria, la famiglia costituiscono l’oggetto in sé nobile che giustifica il dovere che ogni uomo moralmente in ordine ha di soddisfare: si tratta della pietas che l’etica romana ben conosceva. Per cui, esiste una nobiltà della causa o dell’oggetto che obbliga ogni uomo a sacrificarsi, in qualche modo, al fine di servirla e di onorarla.

I doveri nei confronti dei propri familiari sono, infatti, un impegno la cui soddisfazione non può essere disattesa, pena il venir meno della propria dignità ed il danno che si arrecherebbe a coloro che attendono aiuto, nonché l’onere che verrebbe, ingiustificatamente, scaricato su altri.

Lo stesso vale per il bene comune della comunità nazionale, il quale è una causa buona e nobile in sé, che dovrebbe impegnare ogni persona moralmente integra a dare il proprio contributo alla vita sociale e politica, affinché la patria viva e prosperi.

La causa di Cristo Re, ossia della regalità sociale di Gesù, costituisce, infine, un esempio di dovere – oggi da molti cattolici dimenticato e a tanti altri addirittura sconosciuto – nei confronti della divinità, la quale va onorata non solo sul piano individuale e privato, ma anche su quello sociale e pubblico, riconoscendo la signoria di Dio sulla società. Si tratta di un impegno che ogni cattolico dovrebbe conoscere e servire, anche a costo dei sacrifici e delle sofferenze che ne possono derivare: incomprensione, derisione, persecuzione subdola o aperta.

Alla luce di quanto affermato si può, dunque, sostenere che anche per il militante nazionale, schierato nel “Fronte della Tradizione”, vale il motto noblesse oblige, poiché a muoverlo, a giustificare il suo impegno ed i sacrifici che ne conseguono, è la nobiltà della causa per cui lotta: DIO, la PATRIA, la FAMIGLIA.