La correlazione tra il cattolicesimo e l’anti-immigrazionismo

La correlazione tra il cattolicesimo e l’anti-immigrazionismo

Oggigiorno, molti cattolici si trovano in difficoltà, se non, addirittura, in imbarazzo, quando professano il loro essere contro l’immigrazione. Vengono spesso attaccati, infatti, da quelli che potremmo definire “figli dell’Illuminismo” (personalmente, preferisco “figli del giacobinismo”), i quali, stracciandosi le vesti, urlano a gran voce che i cattolici DEVONO essere caritatevoli, e quindi devono accogliere gli immigrati. E’ giusto, quindi, fare chiarezza una volta per tutte e rassicurare quei cattolici che si trovano in difficoltà su questo argomento.

Il fatto di non capire come si possa conciliare il Cattolicesimo con l’anti-immigrazionismo mostra come il Sistema giochi molto su due parole chiave quali “Carità” e “Solidarietà”, stravolgendone il significato e, soprattutto, il fine.

La Carità è una delle Tre Virtù Teologali e rappresenta l’Amore verso gli altri, permettendo la più alta Perfezione dello Spirito Umano poiché, rafforzandola, si glorifica Dio. E’ dunque evidente che fare la Carità significa amare il prossimo, con il FINE di raggiungere la MAGGIOR GLORIA DI DIO. Fare la Carità, insomma, non significa “dare due spiccioli” al mendicante di fronte la chiesa.

La Solidarietà, invece, rappresenta quell’impegno nell’aiutare materialmente chi si trova in una situazione disagiata, senza aspettarsi nulla in cambio; di fatto, è la traduzione sociale della Carità.

E’, quindi, evidente che la Solidarietà trova un senso reale e di alta moralità quando Essa è in combinazione con la Carità; è, quindi, necessario essere prima caritatevoli e poi solidali; diversamente, la Solidarietà resta una storpiatura della Carità.

E’ anche necessario puntualizzare l’attenzione sul fatto che la Solidarietà deve essere intesa come un sostentamento materiale, compatibilmente con le possibilità del Soggetto che vuole essere solidale con il suo prossimo, ma che non deve scadere in un bieco “bisogna dare a tutti, indistintamente”. Il “Bisogna dare a tutti, indistintamente” è esattamente il gioco che sta facendo il Sistema. E’, infatti, assolutamente immorale dal punto di vista Cattolico, nonché illogico, aiutare gli altri quando non abbiamo abbastanza per noi stessi (se non c’è lavoro per gli italiani, come può essercene per gli altri? Se non lavoro io, come posso essere solidale e trovare lavoro ad un altro?). Risulta, quindi, evidente che la tanto millantata accoglienza rappresenta un mero e triste business per chi specula sulla pelle degli immigrati, ricavando milioni di euro dallo sfruttamento della loro manodopera (e dai ben noti e lauti compensi elargiti dal nostro Governo alle varie ONLUS). Ad ogni modo, se volessimo ammettere per assurdo che gli immigrati che arrivano in Italia migliorino la loro condizione economica, trovando condizioni di lavoro favorevoli con stupendi giusti, ci dovremmo chiedere: perché solo alcuni dovrebbero ottenere una condizione migliore? In altre parole: chi resta a casa propria senza emigrare non ha, forse, diritto ad avere un futuro migliore?

E’ qui, dunque, che entrano in gioco la vera Carità e la vera Solidarietà: la soluzione giusta è quella di aiutarli a casa loro, così da garantire un futuro migliore per loro tutti (d’altra parte, installiamo centinaia di pozzi di petrolio e di tubature del gas, ma “non siamo capaci” di portare l’acqua nei loro villaggi).

Infine, è davvero odiosa la solita manfrina degli italiani che, nel tempo, sono emigrati. Infatti, oggi gli italiani emigrano perché in Italia non trovano lavoro, trovandosi, di fatto, nella stessa condizione (di necessità materiale) degli immigrati che approdano in Italia.

Gli italiani, invece, che sono emigrati nel Novecento, si sono quasi tutti trasferiti in Sud America, cioè da un Paese sviluppato ad uno altrettanto sviluppato, su richiesta di quei paesi sudamericani (per esempio, l’Argentina) che richiedevano lavoratori per potersi espandere economicamente, pagando anche il biglietto d’andata a tutti.