Michel Clouscard: il Sessantotto e il neo-capitalismo

Michel Clouscard: il Sessantotto e il neo-capitalismo

« L’État a été l’instance superstructurale de la répression capitaliste. C’est pourquoi Marx le dénonce. Mais aujourd’hui, avec la mondialisation, le renversement est total. Alors que l’État-nation a pu être le moyen d’oppression d’une classe par une autre, il devient le moyen de résister à la mondialisation. C’est un jeu dialectique. »

Lidea che lattuale caratterizzazione dei partiti e dei movimenti della sinistra progressista sia in patente contraddizione con alcuni assunti originari della teoria marxiana e con la prassi antecedente al Sessantotto dei partiti comunisti si sta facendo sempre più largo allinterno del dibattito culturale italiano. Pur avendo mosso alcuni rilievi a questa tesi in un precedente articolo pubblicato su queste pagine (1), bisogna riconoscere che alcuni autori poco conosciuti del panorama marxista possono contribuire a suffragare questa posizione.

Eil caso di Michel Clouscard (1928-2009), professore di Filosofia allUniversità di Poitiers tra il 1975 e il 1990 e intellettuale marxista che, da iscritto al Partito Comunista Francese, criticò fortemente lorigine e lo sviluppo di quel movimento dagli enormi risvolti politici, culturali e sociali che è stato il Sessantotto. La figura di Clouscard e la sua analisi spietata delle radici capitalistiche e liberali presenti nelle contestazioni e rivendicazioni degli studenti e intellettuali scesi in piazza a Parigi nel maggio 1968 è il tema di Un comunista a Parigi nel 68, (Circolo Proudhon, pp. 86) di Lorenzo Vitelli.

Il saggio, agile e veloce nonostante la relativa complessità di alcune delle speculazioni filosofiche di Clouscard, mette in luce come già negli anni Settanta fossero presenti intellettuali di scuola marxista che rifiutavano levoluzione dei movimenti comunisti europei verso un progressismo libertario che puntava allemancipazione dai rapporti di produzione capitalistici mediante la liberazione del soggetto umano da tutte le costrizioni e i limiti impostigli dalla società. Questa tendenza, propria di quello che Clouscard definisce come freudo-marxismo, ovvero il frutto di una sintesi del materialismo marxiano con la psicologia di Sigmund Freud, è la cifra che accomuna autori come Wilhelm Reich, Herbert Marcuse e i teorici dellanti-Edipo Gilles Deleuze e Félix Guattari. E, infatti, la lettura de Il disagio della civiltà (1929) di Freud a indurre questi autori a intravedere nella liberazione del soggetto da tutti i vincoli impostigli dal Super-io (in primo luogo, quelli legati alla morale sessuale) non un pericolo per la sopravvivenza delle comunità organizzate (come pensava lo stesso Freud), ma lopportunità di creare una nuova società, di uomini realmente liberi da tutti gli incasellamenti in categorie pre-determinate (il figlio rispettoso del padre, la moglie fedele, ma anche le stesse figure di uomoe donna(2)). Quella freudo-marxista è ideologia del desiderio, che attribuisce al desiderio individuale e soggettivo uno status prioritario rispetto al momento della produzione (necessario per creare gli oggetti da desiderare e ottenere il denaro per procurarseli), che tende a scomparire per lasciare il posto al puro desiderio, instabile, mutevole e mai saziabile. Laffrancamento da tutti i tabù, la nozione di uninfinita possibilità e trasformabilità di un reale che non sia più essere, ma puro divenire, lo slogan sessantottino dell’“immaginazione al potere” sono tutti elementi derivanti dal filone freudo-marxista, che prende piede allinterno del fronte comunista a partire dagli anni Settanta e che man mano diventa dominante, contribuendo a fondare quella che oggi è chiamata la sinistra progressista, che alla difesa dei diritti sociali ha messo oggi davanti la difesa dei diritti civili, dallaborto alleutanasia, passando per i matrimoni e le adozioni omosessuali, la maternità surrogata e il divorzio breve.

Clouscard nota, però, anche qualcosa che oggi è fatto oggetto di più compiute teorizzazioni da autori quali Diego Fusaro. Il freudo-marxismo cerca di proporsi quale nuovo percorso di lotta contro il capitalismo, mediante lattribuzione di un ruolo contestatario agli studenti (individuati come il nuovo soggetto rivoluzionario, dopo il tradimentoda parte del proletariato) e lidealizzazione rivoluzionaria del loro modus vivendi, che si propone come ribelle e anti-sistema (dal consumo di droghe e alcol allostentazione di incuria nellaspetto esteriore e nel vestire). In realtà, Clouscard ritiene che il moderno capitalismo condivida gli stessi obiettivi dell’ideologia del desiderio freudo-marxista e che proprio chi si spaccia come nuovo modello di rivoluzionario sia, in realtà, il più inconsapevole e servile degli schiavi del Capitale. De facto, le nuove tendenze ideologiche della sinistra progressista e lo stile di consumo dei suoi giovani aderenti sono esattamente ciò di cui la nuova forma assunta dal capitalismo nel XX secolo ha bisogno per estendere al massimo il suo dominio, mediante la creazione dei nuovi mercati del notturno, dello sballo, dellabbigliamento prêt-à-porter. Il dominio totale assunto dal neo-capitalismo sulluniverso simbolico che caratterizza letà contemporanea si incarna in oggetti piccoli e, allapparenza, irrilevanti e in comportamenti, a prima vista, di poco conto, tutti però utilizzati e fatti propri da chi del neo-capitalismo vorrebbe essere il contestatario. La forza del capitalismo, per Clouscard, sta proprio in questo: utilizzare come proprio primo sostenitore chi dovrebbe essere il suo primo avversario e incarnare la propria essenza in oggetti semplici e di uso quotidiano (i blue jeans, il flipper, lo juke box) (3) o in pose e comportamenti di gruppo (la banda), rendendo di fatto praticamente impossibile una vera e coerente lotta contro di esso. Estraniarsi dal capitalismo, dalle sue mode indotte e dalle sue innovazioni, infatti, significherà solo la propria esclusione sociale e la propria caduta nellirrilevanza e nellimpotenza. Prendere coscienza di tutto ciò, tuttavia, può essere già un passo in avanti rispetto allessere una parte del problema e pensarsi come la soluzione, come gli attuali frequentatori di centri sociali, collettivi studenteschi e sigle della galassia antagonista, le cui analogie con gli pseudo-rivoluzionari sessantottini delineati da Clouscard sono talmente evidenti da non necessitare alcuna spiegazione.

Concluso un saggio di questo tipo e stante questa situazione, resta, come sempre, il problema del che fare?. Non credo che il pensiero di Clouscard, miope stalinista(come lo aveva definito Umberto Eco – e sicuramente essere criticati dal santone di tutti i progressisti è un dato di merito, di cui va dato atto al francese) o meno, possa essere davvero fecondo in questo senso, così come non può più esserlo tutta la galassia marxista, seppellita da quella stessa Storia che avrebbe dovuto portarla a una vittoria ineluttabile. Tuttavia, in questo saggio traspare, comunque, il fatto che Clouscard possa essere indubbiamente molto utile per leggere alcune dinamiche odierne sotto una nuova luce e per dare un senso più profondo a certi comportamenti quotidiani, ad alcune mode e alla diffusione di certi oggetti, pose e atteggiamenti solo allapparenza innocui e privi di connotazione ideologica. Merito di questo libro è, inoltre, aver portato in Italia una breve sintesi delle opere di Clouscard, tuttora non tradotte in italiano e colpite dallostracismo a cui tipicamente sono sottoposti gli autori non allineati con lo spirito e il gusto del proprio tempo.

Note:

(1) http://ordinefuturo.net/2016/02/29/comunismo-e-famiglia/

(2) Si noti, su questo tema specifico, come lattualissima questione dell’“ideologia gendersia, in maniera evidente, legata a doppio filo con le teorizzazioni di questi autori.

(3) Questi esempi sono utilizzati da Clouscard stesso e calibrati, ovviamente, sulle innovazioni e sulle mode prevalenti negli anni Ottanta e Novanta, ma nulla vieta di estendere questa chiave di lettura ai moderni iPhone, alla PlayStation e alle scarpe Nike.

(Foto L’Intellettuale Dissidente)