Massimo D'Alemaalla festa democratica del Pd milanese che si svolge presso il Carroponte di Sesto San Giovanni, 13 settembre 2013. 
ANSA / MATTEO BAZZI

D’Alema e il contributo alla comunità islamica

È di qualche giorno fa la proposta dell’ex-Ministro egli Esteri, Massimo D’Alema, di poter destinare l’8×1000 alla costruzione di nuove moschee, affinché si possa avere una maggiore e migliore integrazione della comunità islamica in Italia. Immediata la risposta del leader del Carroccio, Matteo Salvini, che accusa l’ex premier di essere “complice o matto”. Anche il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, si esprime parzialmente contrario a questa proposta, in quanto vi è già una collaborazione con la Consulta Islamica, grazie alla quale, a quanto dice il leader NCD, sono stati compiuti diversi arresti ed espulsioni. Prendere una posizione ferma sarebbe troppo rischioso, meglio restare in questo limbo, tra un falso principio di integrazione e un pizzico di ideale conservatore, così da poter prendere le distanze da qualsiasi accusa, sia da destra sia da sinistra.

Attualmente, il maggiore finanziatore di moschee in Italia è l’Arabia Saudita, paese sunnita ultra-radicale e, ormai, dichiarato finanziatore dello Stato Islamico. Ciò gli comporta il privilegio di poter scegliere e inviare come imam per le moschee italiane un proprio predicatore salafita. Privilegio che perderebbe se i centri di culto venissero finanziati dallo Stato Italiano, il che, allontanandoci solo per un istante dal concetto che sia folle finanziare potenziali pericolosi centri di aggregazione islamica, non sarebbe un male, limitando, a quanto dicono, la diffusione di idee filo-terroristiche.

Facendo una veloce panoramica sull’odierno scenario europeo, specialmente dopo le stragi di Parigi e Bruxelles, è inevitabile affermare che l’Islam, dalla forma più moderata a quella più radicale, è un problema di non indifferente importanza. Ogni giorno, sempre più ragazzi musulmani vengono a contatto e sviluppano un interessamento per le idee proclamate da Al Baghdadi, califfo dell’ISIS, e solo in Italia, nell’ultimo anno, circa un centinaio di volontari sono partiti alla volta della Siria per sostenere la Jihad, di cui ben sei in possesso della cittadinanza italiana.

Ma questi giovani come vengono a contatto con queste idee?

Nella maggior parte dei casi, i soggetti più a rischio sono ragazzi dai 15 ai 30 anni, di educazione musulmana, che però hanno scelto di allontanarsi da essa, affascinati probabilmente da quel lato mondano e spiacevole che l’attuale società occidentale concede,  fatto di droga, alcool e piccoli reati. Soggetti perfetti per un facile indottrinamento, che giunge a loro tramite la rete informatica, accessibile a chiunque. Ed è proprio mediante social network, blog e i siti più svariati che l’ideologia di Daesh arriva fino ai più remoti angoli dell’Europa e del mondo, inculcandosi in modo inesorabile nelle giovani menti di questi ragazzi, annebbiate da una stile di vita sregolato e nefando.

Per quello che concerne, invece, i praticanti musulmani, non è certo all’interno delle grandi moschee – circa 6 sul nostro territorio e soggette a un maggior controllo sulla diffusione di certe teorie fondamentaliste – che iniziano questo forte processo di radicalizzazione, bensì all’interno di moschee non dichiarate, abusive, in città e paesi caratterizzati da un alto tasso di stranieri e di grandi quartieri popolari a prevalenza islamica, dove il rischio di essere “scoperti” è limitato. Afferma sempre D’Alema che, per allontanare questi soggetti dalla possibilità di essere manipolati, sarebbe necessario costruire un numero elevato di moschee – monitorate costantemente (n.d.a.) – su tutto il territorio, che attirino a sé una grande fetta del milione e mezzo di musulmani presenti in Italia. Cosa assolutamente da evitare e non promuovere, per un elevato numero di motivi che questo articolo non intende trattare, e che certamente non risolverebbe il problema in questione.

Quindi, i non praticanti continueranno a non praticare e la maggior parte dei praticanti continueranno a frequentare le sopracitate moschee ufficiose, e costruirne di nuove risulterebbe inutile.

Caro on. D’Alema, cerchiamo di destinare i soldi degli italiani a qualcosa che li aiuti veramente e combattiamo il terrorismo in modo efficiente, senza palliativi.