Palmira, la vittoria della cultura sull’oscurantismo

Palmira, la vittoria della cultura sull’oscurantismo

Il 27 marzo 2016 è avvenuta la riconquista da parte dell’esercito repubblicano dell’antica città di Palmira, in un’azione congiunta con le forze russe ed iraniane che ha riportato al mondo e alla civiltà la secolare città siriana, in mano ai miliziani dell’ISIS dal 21 maggio 2015. Poco meno di un anno, tanto è bastato ai terroristi per distruggere, tra gli altri, due monumenti di grande valore storico e archeologico: il tempio di Baal e l’arco di Settimio Severo.

Palmira è parte dell’antica Mesopotamia, culla dell’umanità, che vide i primissimi sviluppi della cultura. Oggigiorno, al contrario, è il luogo della perpetuazione delle barbarie, è la sede del terrorismo internazionale, è la roccaforte del Califfo.

La liberazione è avvenuta mentre le potenze occidentali piangevano i morti di Bruxelles e Parigi, causati da decenni di politiche a dir poco ambigue. All’inizio del 2012, ricordiamo bene come il nostrano PD, a guida Bersani, inneggiasse alla forze rivoluzionarie siriane e come sperasse di vedere Assad fare la medesima fine di Gheddafi, ucciso nell’ottobre del 2011. Oggi, quelle stesse forze rivoluzionarie hanno nomi che conosciamo molto bene, troppo bene: Daesh, in primis, e Al-Nusra, braccio siriano di Al-Qaeda. Queste posizioni controverse emergono chiaramente anche nelle relazioni che l’Occidente intrattiene con paesi come Arabia Saudita o Turchia, i quali sono riconosciuti come finanziatori, se non con certezza dell’ISIS stesso, sicuramente degli altri gruppi ribelli. Quello che balza agli occhi è l’estrema ipocrisia dell’Occidente democratico e filoamericano, che a parole “combatte” i fondamentalismi, ma che nei fatti stringe accordi con coloro che sovvenzionano gli autori degli attentati.

Gli eventi di Pasqua hanno, però, mandato un chiaro messaggio: Daesh può essere sconfitto, basta volerlo. Ed è quello che il laico governo di Assad vuole, e che con mille sforzi e mille sacrifici sta ottenendo, nel quasi totale silenzio dei media europei.

La strategia repubblicana prevede ora un’avanzata verso est, direzione Deir ez-Zor, cittadina che da tempo immemorabile resiste eroicamente all’assedio degli islamisti. Rompere l’assedio sarebbe un ulteriore passo in avanti verso la definitiva sconfitta del nemico. Sul fronte occidentale, attorno alla zona di Aleppo, l’ISIS indietreggia, ritirandosi verso la capitale, al-Raqqa.

Non resta che aspettare e osservare quali saranno gli sviluppi della situazione in Siria, speranzosi e fiduciosi, ancora una volta, che la cultura e la civiltà possano trionfare sull’oscurantismo.