Foto Roberto Monaldo / LaPresse24-02-2014 RomaPoliticaSenato - Fiducia governo RenziNella foto Federica GuidiPhoto Roberto Monaldo / LaPresse24-02-2014 Rome (Italy)Senate -  Vote of confidence on Renazi's Government In the photo Federica Guidi

“Moralona – Moralina”; tutto come prima!

Doveva essere un governo rivoluzionario; portatore di nuove idee e di nuove strategie comunicative e applicative.

Doveva essere un governo di rottamatori; fatto di giovani, che succedevano ai dinosauri della politica.

Doveva avvenire un cambio di passo tale da costringere coloro i quali mantenevano in se stessi una mentalità passata a fermare la propria corsa fatta di personalismi.

Doveva essere sicuramente un sogno ambizioso, quello di Renzi, non c’è che dire; ma la realtà è ben diversa da quel sogno mai realizzatosi!

Insidiatosi a Palazzo Chigi con un “inciucio di palazzo”, Renzi e ministri vari si sono presentati al paese con un bel biglietto da visita anti-democratico, come in precedenza fece Letta, e ancor prima Mario Monti. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire; ma andiamo avanti.

Le supercazzole a sinistra ci sono sempre state. Il patentino per giudicare tutto e tutti dall’altare del politicamente corretto è cosa nota in certi ambienti.

Per mesi e mesi antecedenti l’insediamento di Renzi al Governo, la lessicologia politicante s’è arricchita di un lessema nuovo, mai sentito prima: ” rottamazione”.

L’intento del giovane discepolo di Berlusconi era quella di rinnovare tutto a 360°, a partire dal suo Partito Democratico, dove non a caso l’era della “rottamazione” si apre con uno scontro alle primarie fra il nuovo che avanza, Renzi, e l’obsoleto da rottamare, Bersani.

Un fiume di retorica spensierata e carichissima di frasi fatte, una modalità comunicativa nuova, fatta di Jeans e camicia bianca, selfie e magliette della Fiorentina. “Chiamatemi pure Matteo! Sono il nuovo che avanza!”

Peccato, però, che ancora una volta il fumo, anche se molto ed intenso, prima o poi svanisce, e le onde delle fiabe che va raccontando si infrangono contro gli scogli della realtà quotidiana, per lui fredda e piovosa.

Morali contro il vecchio sistema burocratico e politico a parte, a fatti, il “governo del fare” e il PD in generale hanno dimostrato di non aver rottamato nulla, se non la propria credibilità residua.Vediamo perché, riportando alla mente le vicende più grossolane.

Sono anni che durante le primarie del Partito Democratico avvengono operazioni di pagamento da parte dei candidati nei confronti di elettori improvvisati. Successe anni fa a Roma coi rom e successe poco tempo fa a Milano con la comunità cinese e a Napoli. La compravendita di voti è una specie di moderna vendita delle indulgenze: tu voti per il sacerdozio democratico, e loro ti doneranno l’accesso al paradiso terrestre, amministrato dal Partito Democratico.

Spregiudicata e atavica è la “Leopolda”, in cui una masnada di faccendieri borghesi e uomini d’affari per nulla disinteressati si riunisce a cena per discutere di politica, sedendo a bianche tavole rotonde, al prezzo di  mille euro per posto a sedere.

E poi ancora i giochini di rimpasto di governo per ridistribuire le poltrone coi colleghi dell’NCD; le promesse da “segnarsi sul calendario” mai avvenute e mai rispettate nelle tempistiche; le cooperative rosse, delle quali circa il 64% fuorilegge, su cui l’attuale Ministro Giuliano Poletti, in quanto capo della Lega delle cooperative, prima di entrare al governo, avrebbe dovuto vigilare, essendo sotto la sua supervisione.

A proposito di cooperative: vi ricordate Mafia capitale? Gli stipendi del PD di Roma venivano pagati anche coi soldi della mafia di Buzzi e Carminati. Un “mondo di sotto” in cui i membri del PD non erano affatto estranei, ma anzi, nuotavano (nel nome della nuova politica, s’intende) volentieri nelle tiepide acque del profitto personale.

E ancora: lo scandalo che ha coinvolto il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, nel quale una ‘cupola’ pilotava i grandi appalti pubblici in tutta Italia, in particolare quelli legati all’alta velocità, a Expo o autostrade come la Salerno-Reggio Calabria, dove a gestire l’affare sarebbero stati il capo della Struttura tecnica di missione al Ministero delle Infrastrutture e l’imprenditore Stefano Perotti, che si sarebbe adoperato per trovare un lavoro al figlio di Lupi, Luca, il quale ricevette anche da Perotti un rolex da 10mila euro in regalo.

Lo scandalo Boschi-Banca Etruria, dove non appena Maria Elena (già azionista) diventava ministro, il papà diventava vicepresidente della banca in cui il fratello del Ministro era già dipendente. Conflitti di interesse come se piovessero, resi tali anche grazie al “decreto salva banche” voluto da Renzi, che ha sfruttato l’intermediazione della famiglia Boschi per servire, da buon cameriere, le banche.

Ed è notizia freschissima lo scandalo che vede interessata il Ministro Guidi, con la complicità di quel bel faccino d’angelo, già impegolato in scandali che la riguardano, ovverosia il Ministro Boschi. Federica Guidi, infatti, faceva gli interessi del compagno, manager del settore petrolifero, e garantiva per un impianto di estrazione della Total in Basilicata.

Questo è quanto. “Le mie parole vengono dopo i fatti”, diceva Mussolini.

Renzi, invece, prima parla, e poi viene smentito dai suoi apostoli che dovevano rottamare quelli che si comportavano esattamente come i loro successori.

Doveva essere un governo rivoluzionario.

Doveva essere un governo di rottamatori.

Doveva avvenire un cambio di passo tale da costringere la vecchia gerontocrazia governativa a fermare la propria corsa fatta di personalismi.

Doveva esserlo; ma ancora una volta, non lo è stato.

Avanti il prossimo.