Intervista al maestro d’armi Giovanni Sacrati

Intervista al maestro d’armi Giovanni Sacrati

Giovanni Sacrati, nasce a Roma il 21 settembre 1956, pratica varie arti di combattimento. A 25 anni si arruola nell’Esercito Italiano, presto “passa” ad una branca del Ministero dell’Interno – Sezione Sicurezza, e viene addestrato meticolosamente in alcune caserme atte a formare personale specializzato in operazioni di Polizia Giudiziaria. Congedatosi, si concentra sullo studio approfondito delle arti marziali italiane e tedesche del XV secolo, formando un gruppo di studio tuttora attivo.

Cominciamo con una domanda di routine, sarà scontata, ma è essenziale per farla conoscere ai lettori. Come e quando si è avvicinato alla Scherma Storica, anche se forse entrambi preferiamo chiamarla Scrima? Inoltre, perché ha deciso non solo di praticare, ma anche di insegnare proprio questa forma di combattimento?

Una volta in congedo, non ho trovato nessuno che prendesse sul serio il combattimento con armi bianche. Così, ho cercato sui “codici” del passato dal XIII al XVII secolo, scoprendo che “sotto le armi” mi era stato insegnato quel metodo, con armi leggermente diverse; non vorrei deludere gli israeliani, ma il Krav Maga esisteva già in Europa nel Medioevo.

La Scrima è una vera arte marziale occidentale. Potrebbe spiegare meglio questo punto?

La Scrima non nasce per “segnare punti” in competizioni sportive, ma per uscire vivi dalle arene dove si combattevano duelli. Un taglietto a una gamba, braccio o altrove non determinava la sconfitta, si andava avanti fino alla fine. Oggi, nessuna scuola di Scherma pratica con lo spirito del duello (troppo aggressivo), meglio fermarsi al primo “graffio”. Io ho scelto di ritornare allo spirito originale, non muore nessuno, ovviamente, ma nella mia scuola si fa sul serio, uomini o donne, ci vuole coraggio e determinazione. Forse non è un caso se siamo pochi.

A tal proposito, nei nostri dialoghi di questi anni, in più occasioni lei ha mostrato di non apprezzare completamente le discipline marziali orientali. Perché si è fatta questa opinione? È strano, poiché io so che lei ha praticato pure alcune forme di lotta asiatiche.

Mio malgrado ho imparato a rispettare qualunque buon combattente, da ovunque provenga. Proprio in Asia, negli anni ’70 (io c’ero), si è assistito a un fenomeno di mercificazione vergognoso. Basta guardare i film prodotti di base “marziale”: fanno rimpiangere Piedone lo sbirro. In breve, le arti di combattimento si sono trasformate in robetta buona per tutti e a riempire le palestre. I veri maestri sono stati bollati come violenti e fuori moda; per capire questo concetto, cercate un vero maestro di Kenjutsu, “arte della spada”, e confrontatelo con uno di Kendō. Dai Giapponesi non me lo aspettavo.

Lei spesso non risparmia critiche verso il marzialismo contemporaneo, mostrando una visione antimoderna che, personalmente, apprezzo molto. Negli ultimi anni, il fenomeno della sportivizzazione, dopo aver compromesso il lato tradizionale delle arti marziali orientali, sta “contagiando” pure la Scrima. Qual è il suo punto di vista in proposito?

La Scrima prevede, oltre all’uso delle armi, anche l’intervento a sorpresa con prese, leve, proiezioni e calci. Questi interventi sono giudicati inopportuni da molti maestri e praticanti, meglio fermarsi appena l’avversario si mette a piangere per la paura. Credo che costoro siano più adatti ai giochi di ruolo dal vivo.

Lei potrebbe insegnare molte discipline da combattimento, chi la conosce bene non nutre dubbi a riguardo. Ciò malgrado, ha deciso di divulgare solo la Scrima e non, ad esempio, il Pancrazio, di cui è un profondo conoscitore. Tale scelta non mi sembra dettata da una particolare “preferenza marziale”, bensì da un certo pudore nell’insegnare tecniche che non sono per tutti. È così o mi sbaglio? Allora è vero che il marzialismo tout court viene divulgato con fin troppa facilità?

Una cosa è insegnare a tirare pugni che vanno fermati senza colpire, un’altra è mettere un adolescente arrabbiato in condizione di rompere le ossa al prossimo. Conosco adolescenti di quarant’anni. Ho deciso che alcune cose non vanno insegnate a tutti, si deve discernere attentamente.

Lei è specializzato nella scuola schermistica tedesca del ‘400. Quali sono le differenze rispetto a quella coeva italiana? È vero che, comunque sia, il nostro Paese vanta una tradizione importante nella Scrima?

Nel ‘400 in Europa tutti combattevano con armi bianche, usando grosso modo le stesse tecniche. Alcuni maestri mettevano nero su bianco i loro sistemi, vendendo il “pacchetto” a principi e nobili vari. Molti di questi libri si sono persi, ne sono sopravvissuti però diversi in Germania. Questo rende la pratica e lo studio più semplici – si fa per dire – potendo confrontare le tecniche di più maestri, cosa impossibile con i pochi trattati del ‘400 italiani arrivati fino a noi. Dal materiale a disposizione, comunque, si evince una più ampia gamma di colpi nei codici tedeschi.

Di recente, è stato aperto a Roma il Museo dell’Accademia d’Armi Musumeci Greco, nel quale però si insegna una scherma sostanzialmente sportiva. Si dice sempre che quest’ultima abbia portato gloria allo sport italiano, ma lei ha forse una visione ben diversa, quasi controcorrente. È corretto sostenere che per lei la scherma sportiva è una “bugia”?

Il più blasonato campione olimpico “moderno” non sopravvivrebbe più di due minuti in un duello contro un maestro del ‘400, italiano o tedesco. Lo sport odierno è un gioco che non reca più nessuna traccia della materia a cui si ispira. La corsa alla modifica delle attrezzature ha trasformato le spade in protesi ortopediche; senza offesa per chi le protesi le usa sul serio. Vi assicuro che se si crede che nel passato i combattenti fossero ingenui o sprovveduti si sbaglia di grosso. Loro si giocavano la pelle, non la “gara”!

Infine, dove e quando insegna? Sappiamo che lei ha una stupenda sala d’armi, ce ne potrebbe parlare? Tra i suoi allievi ci sono molti attori… chiudiamo allora questo nostro incontro con una piccola nota curiosa. Costoro che tipo di praticanti sono e perché vengono a studiare da lei?

La crisi economica attuale ha ridotto il numero dei miei allievi. Ora non posso pagare affitti come un tempo, ma spesso mi avvalgo di sale offerte in comodato d’uso da persone che amano l’arte che insegno. Accetto sempre con gratitudine, dalla parrocchia al cortile va tutto bene. Conta solo la buona pratica. 

Abito a Morlupo da molti anni, qui ho allestito una stanza a sala d’armi, ad uso e consumo di pochi allievi, i più fedeli e meritevoli. Se si fa l’ora di pranzo, siedono al mio desco come ospiti; se vengono da lontano, possono restare a dormire. L’ospitalità non è una virtù, ma un dovere.

Insegno ad attori che vogliono imparare a combattere con armi antiche (spade, pugnali, ecc.), ma anche con moderne pistole semi-automatiche, rivoltelle e pistole antiche ad avancarica. A questo scopo ho comperato riproduzioni a salve, in libera vendita. Ma mentre i pittori miei allievi mostrano una grande inclinazione al combattimento (Caravaggio docet?), gli attori sono più “prudenti” ed empatici, seppur dotati di ottima disciplina. Il problema sono i registi, i quali temono che le tecniche reali siano poco “popolari” e preferiscono urli, salti e giravolte, le solite stupidaggini insomma.