La crisi agricola italiana nel mercato europeo globalizzato: una possibile soluzione

La crisi agricola italiana nel mercato europeo globalizzato: una possibile soluzione

Mentre vediamo i nostri contadini morire di fame schiacciati dalle tasse, dalla crisi, da prodotti svenduti alla Grande Distribuzione Organizzata che li affama, dall’invasione del nostro mercato di prodotti esteri a prezzi ancora più bassi, da politiche che, ormai da decenni, fanno di tutto tranne che i nostri interessi, e dalla necessità economica delle manovalanza estera, ci interroghiamo su quali possano essere le possibili soluzioni.

Oggi, chi vuol scegliere la via nazionale, compra, se le sue tasche lo permettono, prodotti etichettati come “Made in Italy”. Purtroppo, ciò non basta, poiché molti prodotti “Made in Italy” sono tali se veicolati tramite l’Italia (ad esempio, molto olio tunisino che approda in Spagna è etichettato “Made in EU” solo perché è ivi tagliato). La questione dell’etichettatura è un problema complesso, che non ci interessa in queste righe. Ci interessa di più dare una linea politica che potrebbe, forse, risolvere il problema.

Molte persone che, oggi, si definiscono nazionaliste sono convinte che la soluzione sia rappresentata dall’Autarchia. Ebbene, Ugo Spirito in alcuni dei suoi scritti sul Corporativismo (cfr. “Il Corporativismo. Dall’Economia Liberale al Corporativismo. I fondamenti dell’Economia Corporativa. Capitalismo e Corporativismo” edizioni IBS), mostra come non sia possibile sapere a priori se la soluzione giusta sia l’Autarchia o il Monopolio (o il Libero Mercato). Deve, difatti, essere tutto rapportato alle politiche dello Stato, anche in chiave di politica estera e di esportazioni (si pensi a quanto esporta l’Italia, in termini di prodotti agroalimentari). Facciamo un esempio: se oggi il Governo italiano fosse di stampo nazionalista ed iniziasse a nazionalizzare la Banca d’Italia, ad applicare politiche di Protezione sui prodotti agricoli d’artigianato ecc, dovremmo subito aspettarci delle sanzioni da parte di Stati esteri. Se, poi, consideriamo che l’Italia non è indipendente energeticamente, si capisce subito la difficoltà nell’applicare questo tipo di politiche. Non vogliamo dire che sia impossibile, ma che forse dovremmo fare un passo indietro in termini di sviluppo tecnologico, ma non solo; e non saremmo pronti a farlo (almeno mentalmente).

Allo stesso tempo, le politiche di libero mercato applicate fino ad oggi mostrano come i contadini italiani (ed europei: si pensi ai greci) siano sempre più alla fame. Ed è, quindi, evidente, che si debba cambiare rotta.

Una possibile soluzione potrebbe essere quella di creare un vero Mercato Europeo, che sia equo per tutti. Allorquando gli Stati Europei fossero in grado di applicare politiche di difesa nazionale (sotto tutti i punti di vista), un mercato equo europeo potrebbe vedere le eccedenze dei prodotti di ogni Stato vendute allo stesso prezzo negli altri Stati. Per fare chiarezza: quando l’Italia ha soddisfatto la sua richiesta interna di arance, le eccedenze possono essere vendute sul mercato europeo allo stesso prezzo (equo per il contadino e per il consumatore) di quelle spagnole. Quindi, ad esempio, un tedesco potrebbe comprare arance spagnole o italiane allo stesso prezzo, facendo una scelta che non è di tipo economico, ma di tipo puramente personale, se non, addirittura, casuale.

E’ evidente che questo tipo di visione può apparire difficoltosa e romantica, ma, è giusto comprendere che le soluzioni non sono solo quelle “bianche” o “nere” classiche, ma esistono svariate vie d’uscita da questo tipo di problema, ed è bene iniziare a prenderle pragmaticamente in considerazione, onde risolverlo davvero, prima che sia troppo tardi. I contadini, in Europa, vivono tutti la stessa condizione, ec è pertanto necessario che venga trovata la giusta soluzione per tutti, in collaborazione con tutte quelle forze nazionaliste che, oggi, hanno a cuore non solo la propria Nazione ma anche la nostra Europa.