L’Europa che deve nascere: proposte per una confederazione di popoli

L’Europa che deve nascere: proposte per una confederazione di popoli

Con la Prima Guerra Mondiale, la massoneria internazionale, sostenuta da Stati Uniti d’America, Francia e Inghilterra, e poi dai Savoia, ha voluto spazzare via quel che in Europa rimaneva dell’idea di Stato tradizionale. Così, la vittoria sugli Imperi centrali germanico e austroungarico ha permesso la definitiva affermazione dei piccoli nazionalismi borghesi, di matrice liberaldemocratica.

Prima ancora, le idee sovversive di Garibaldi, Mazzini ed altri “eroi della patria” avevano infuriato in Italia, imponendo con la forza all’intera penisola le leggi e le tasse del Piemonte, spazzando via i regnanti borbonici dal Sud, sottraendo alla Chiesa – nemico giurato degli illuminati unificatori – i territori del Centro Italia e scacciando gli austriaci dal Nord.

E soprattutto i tedeschi, da protagonisti di primo piano della politica europea – dalla fine dell’Impero romano e con la nascita del Sacro Romano Impero nel Medioevo – si trovarono tristemente ai margini della storia. Dopo appena quindici anni, il destino sembrava voler dare una rivincita alla Germania, ma l’esito della Seconda Guerra Mondiale ha portato il popolo tedesco, e con esso gli altri europei sconfitti, in tutt’altra direzione, con angloamericani e bolscevichi vincitori – e perciò assisi al ruolo di gendarmi della democrazia al servizio dell’umanità – e con le forze dell’Asse perdenti – e perciò precipitate nel girone infernale del “male assoluto”.

Ma così va il mondo. Vae victis, “guai ai vinti”, ebbe a dire Brenno, capo dei Galli, ai Romani sconfitti.

Non saremo certo noi a piangere sulle rovine della fortezza europea. La nostalgia non ci appartiene.

La crisi finanziaria che sta travolgendo l’Europa aprirà forse diversi e interessanti scenari, per un auspicabile nuovo ordine geopolitico del continente.

Sembra ormai molto probabile che l’Unione Europea, insieme alla sua moneta, non abbia futuro. E forse anche l’assetto dell’Italia unitaria, almeno così com’è stata concepita nel Risorgimento.

Occorre, quindi, riconoscere gli errori commessi, ovviamente più in malafede che onestamente, e attuare in fretta una profonda e radicale riforma nazionale ed europea.

I popoli europei, messi nella condizione di poter scegliere, hanno negli ultimi tempi dimostrato di voler fare a meno dei burocrati della UE, asserviti alla plutocrazia e alle grandi banche centrali: nelle nazioni dove hanno potuto esprimere la loro opinione, attraverso i referendum, hanno sonoramente bocciato la Costituzione europea, fanaticamente liberale. Mentre i movimenti politici della cosiddetta destra radicale, identitari e anti-UE, stanno riscuotendo un clamoroso successo nelle elezioni svoltesi in diverse nazioni europee.

L’ Europa che deve nascere potremmo immaginarla una Confederazione degli Stati e dei Popoli europei, un moderno impero di 731 milioni di anime.

Nell’odierno mondo globalizzato, gli Stati sono stati letteralmente inghiottiti da quell’entità mercantilista e bastarda che è l’Unione Europea. Nel suo odioso servilismo agli interessi degli Stati Uniti, prona alle logiche di potere di plutocrati e banchieri, è palesemente invisa ai popoli che, loro malgrado, devono subirne l’asfissiante dominio, in campo economico e culturale.

Affinché la Confederazione sia solida, è però necessario che i futuri Stati membri riconquistino la perduta sovranità nazionale, anche e soprattutto per quanto concerne l’emissione della moneta, potere oggi detenuto dall’usuraia e privatissima Banca Centrale Europea.

Per quanto riguarda, invece, l’assetto geopolitico nazionale alcune idee, in parte obiettivamente interessanti, della Lega delle origini potrebbero servire eventualmente da spunto – ovviamente senza che venga messa in discussione l’integrità della Nazione.

L’idea federalista si basava sulla costituzione delle macroregioni. Venivano chiamati questi “lander” repubblica federale del Nord, repubblica federale dell’Etruria, repubblica federale Mediterranea, o del Sud.

Queste macroregioni avrebbero avuto ampia autonomia in campo legislativo e di gestione degli introiti derivanti dalle tasse, ma sarebbero rimaste subordinate al governo centrale in materia di polizia federale, giustizia, politica estera, difesa, politica monetaria. Il programma federalista venne esposto nel “decalogo di Assago” (1993).

Degno di nota, a titolo informativo, uno degli articoli dello stesso:

“Art. 2 – Nessun vincolo è posto alla circolazione ed all’attività dei cittadini delle repubbliche federali sul territorio dell’Unione. Tale libertà può essere limitata soltanto per motivi di giustizia penale”.
La limitazione di libertà di movimento per motivi di giustizia penale mirava a impedire a migliaia di mafiosi e camorristi di spostarsi liberamente, anche se, chiaramente, tale provvedimento non basterebbe da solo a risolvere il problema.

Forse lo Stato federale aiuterebbe a porre fine agli sprechi derivanti da una gestione clientelare della cosa pubblica, e non sarebbe certo cosa da poco! Le macroregioni dovrebbero però sostituire in toto le Regioni, istituzioni che diverrebbero inutili – già lo sono – alla luce anche del fatto che rimarrebbero in vita Province, Comuni e Prefetture.

Da far notare, in questo contesto, la palese e perenne contraddizione della Lega, che, come suo costume, predica bene e razzola male: ancora oggi, del tanto sbandierato federalismo non c’è traccia, ma ogni tanto, per tener buoni gli elettori rimasti, un Bossi, ormai malridotto, abbaia alla “secessione!”.

Certo, al di là del federalismo, nella nostra visione del mondo, o Weltanschauung, lo Stato assumerebbe un valore più alto e nobile e dovrebbe restaurarsi da Stato della vecchia burocrazia e della ruberia a Stato della giovane aristocrazia, forgiatasi nella lotta per la ricostruzione nazionale.

Uno Stato quindi che sia nuovo, aristocratico, gerarchico, autorevole.

Che reintroduca l’antico e attualissimo sistema corporativo, per ridare dignità al lavoro e ad ogni categoria sociale, in perfetta antitesi sia col capitalismo che col sindacalismo – il contratto collettivo nazionale, tanto per citarne uno,  è uno dei tanti scempi compiuti dai sindacati, in accordo ovviamente con Confindustria.

Un esempio validissimo di quel che dovrebbe essere lo Stato, lo ha lasciato alla storia il cancelliere Otto Von Bismarck, con il suo Impero germanico – senza peraltro dimenticare l’idea di Stato di epoca classica.

Anche la Germania, infatti, conobbe l’unificazione nazionale, ma sotto ben altri auspici e premesse.

L’Impero tedesco, nato ufficialmente nel 1871 e ispirato dal cancelliere del II Reich nacque già federale, sulla scorta della precedente Confederazione germanica – a sua volta derivata dall’Impero del Medio Evo, cristiano e feudale – senza alcuna influenza livellatrice e egualitaria di stampo illuminista.

Anzi, tutt’altro che “liberaldemocratico”: il grande Bismarck era un aristocratico prussiano, appartenente ad una famiglia di proprietari terrieri – gli junker – cresciuto nel culto delle virtù militari e nel rispetto della tradizione. L’impronta che quindi diede al nascente Stato tedesco era prevalentemente influenzato dalla sua patria, il Regno di Prussia.

Sappiamo quale fosse per i prussiani la concezione dello Stato, molto simile a quella di Roma e Sparta: lo Stato era sacro, perché il potere dei suoi vertici veniva dall’alto, ossia dal Cielo e dal mondo dei padri. Potremmo dire che l’imperium, così come nel Medio Evo, era legittimato da un superiore ordine divino. Allo stesso tempo l’aristocrazia era legata ai cittadini da un patto di profonda e reciproca lealtà e dedizione. La Comunità di destino dei sudditi e dell’elite al potere veniva quindi prima di ogni interesse privato o di partito.

Le cose, come vediamo, sono esattamente all’opposto in regime democratico-parlamentare, dove il potere viene dal basso – “dal popolo”; almeno nelle enunciazioni – e il dominio è dei numeri e della maggioranza, ossia della quantità sulla qualità.  Di conseguenza, il sistema partitocratico inevitabilmente soffoca le potenzialità di eventuali giovani individui o gruppi, che potrebbero affermarsi come nuova e rigenerata elite politica.

È, in sostanza, il sistema americano che l’Europa ha ampiamente adottato, l’american way of lifeUn mondo, quello americano, che paga ancora oggi l’adesione fanatica dei suoi padri fondatori al Vecchio Testamento biblico. Essi rifiutarono di fatto il Vangelo ed emarginarono il Nuovo Testamento, e quindi, con ciò, i messaggi di carità cristiana verso i più umili e i più poveri; e dimenticarono la speranza nella vita eterna, trasmessa da Gesù Cristo universalmente a tutti i cristiani. Per loro, infatti, quel che contava, sopra ogni cosa, era la felicità in questo mondo, su quella terra promessa dal Dio biblico, riservata in esclusiva al popolo eletto. Una promessa che essi presero alla lettera, così come avevano fatto in precedenza i loro “fratelli maggiori”.

E veterotestamentari quali erano, innalzarono il denaro e la ricchezza a valore assoluto, essendo per loro un segno tangibile della benevolenza divina l’essere ricchi e l’avere successo economico sulla terra. È del tutto evidente l’antitesi con il monito di Cristo: “E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli” È da questa malata visione del mondo che sarebbero sorti il capitalismo e l’individualismo, due cancri sociali da sempre combattuti in Europa, fin dall’antica Roma e dal Medio Evo.

Ma, tornando a Bismarck, egli fu anche un abile riformatore: attuò fra il 1881 e il 1889 il primo sistema previdenziale al mondo, che servì da modello per tutti gli altri Paesi. Nel 1883 istituì infatti l’assicurazione contro le malattie e nel 1884 quella contro gli infortuni sul lavoro. Nel 1889, infine, realizzò un progetto di assicurazione per la vecchiaia. Potremmo quasi definirlo un precursore di Benito Mussolini! Non a caso, Marx considerava il “socialismo prussiano” come uno dei peggiori nemici del comunismo, insieme al “socialismo feudale”!

Si trovò in contrasto per alcuni anni con la Chiesa cattolica, ma non per motivi religiosi – anche se lui era luterano – quanto per quelle che lui riteneva ingerenze politiche del Vaticano nell’ambito politico nazionale – contrasto poi superato e risolto. Ma quella è una vecchia storia: già in altra epoca, guelfi fedeli al Papa e ghibellini fedeli all’Imperatore se le davano di santa ragione, più o meno per gli stessi motivi.

La Germania è tutt’oggi una Repubblica federale e nessuno sembra voler mettere in discussione il suo sistema. Vale quindi la pena, molto sinteticamente, di studiare un po’ meglio il federalismo tedesco.

Ogni land ha il diritto di darsi una propria Costituzione, ha un proprio governo, un parlamento eletto ogni 4 o 5 anni, un Presidente del Consiglio, dei ministri e ministeri. Il parlamento può emanare delle leggi regionali e dei decreti. La Costituzione regionale e le leggi non possono però in nessun caso essere in contrasto con le leggi nazionali. In molti campi, per esempio in economia, lo Stato e i lander agiscono insieme in propri spazi predefiniti. In sostanza, solo gli affari esteri, una parte del diritto tributario, il settore valutario e monetario, il traffico aereo, la dogana e le forze armate sono di competenza e amministrazione esclusiva dello Stato. Tutti i tribunali, con eccezione della Corte Costituzionale e delle Corti superiori, sono di competenza dei lander. Per garantire, nonostante tutte le diversità, una certa omogeneità, indispensabile, per esempio, nel settore scolastico o in altri campi, i lander fanno degli accordi tra di loro che, una volta approvati, sono vincolanti per tutti. Infine, le imposte sono suddivise in tasse che vanno al 100% allo Stato, tasse che vanno direttamente alle regioni, quelle che vanno ai comuni e quelle che vengono distribuite in vari modi tra queste tre entità federali. Chi incassa, gestisce anche autonomamente le spese.

Lo strumento più forte dei lander è invece il Bundesrat, la seconda camera del Parlamento, che è una rappresentanza delle regioni. Questa camera ha 68 deputati che non sono eletti direttamente dal popolo, ma sono rappresentanti delegati dai governi delle regioni. Deve essere coinvolta nella legislazione in tutti i casi in cui una legge tocca gli interessi regionali. Una tale legge passa solo se viene approvata non solo dalla prima camera, il Bundestag, ma anche dal BundesratInfine, il Presidente del Bundesrat è per legge il Vicepresidente della Repubblica Federale.

D’altra parte, anche il più grande Stato europeo, la Russia, erede degli Zar e dell’Impero Romano d’Oriente, ha una struttura che potremmo definire “confederale” e rispettosa delle particolarità regionali – anche se, tradizionalmente, il potere centrale resta “imperiale”: forte e autorevole. E un’esperienza simile è quella vissuta per secoli dai popoli che avevano fatto parte dell’Impero asburgico. Questa è la tradizione dei popoli europei!

E noi dobbiamo sorbirci le prediche di un Napolitano – ex comunista e mondialista – che invoca ad ogni momento l’unità nazionale e si preoccupa per la crisi dei partiti. Un po’ patetico, soprattutto alla luce dei sospetti di trattative tra stato e mafia con i suoi strascichi giudiziari e giornalistici.

Il Presidente Napolitano, difendendo l’attuale sistema partitico, difende di certo anche i suoi interessi: quanto costa alla nazione il suo “indispensabile” lavoro? 2.181 dipendenti al suo servizio, per una spesa annua che ammonta a 241 milioni di euro. Più, ovviamente, il suo stipendio mensile, pari a 20.000 euro, ai quali vanno aggiunti la pensione di parlamentare e quella di senatore; le cifre dicono che la regina inglese, per esempio, ci costerebbe molto ma molto meno! Senza considerare che il “venerato” Presidente è stato complice del “colpo di Stato” che ha portato il vampiro finanziario Mario Monti – voluto dalla BCE e da Mario Draghi – al governo.

La Lega Nord ha avuto la spinta propulsiva e il consenso popolare per attuare la riforma federale promessa agli italiani, ma la sua dirigenza ha dimostrato nei fatti di essere inadeguata a scatenare la rivolta, e non solo perché questa sarebbe stata geograficamente limitata: gli “affari” illeciti della famiglia Bossi sono la dimostrazione di quanto il partito si sia accomodato sulle poltrone del potere, assumendo quel tipico atteggiamento da casta che a chiacchiere dicono di combattere. Anzi, i tristi figuri Rosy Mauro, Belsito e Renzo Bossi, detto “il Trota”, sono riusciti a superare i più “professionali” colleghi del parlamento! In effetti, a Roma ladrona si è aggregata Lega ladrona.

Il vuoto lasciato dalla Lega apre quindi una voragine nel panorama politico nazionale. Occorre quindi occupare la posizione vacante, recuperare alla causa nazionale anche ai suoi sostenitori ed elettori e rilanciare l’idea federale, nobilitata però da una nuova idea di Stato organico e gerarchico, guidato da una giovane aristocrazia – e qui non ci si riferisce alla vecchia e decaduta nobiltà, ma al senso etimologico del termine, ossia di “potere ai migliori”Nell’ambito di una Confederazione europea che comprenda la Russia ed escluda definitivamente la Turchia e che accorpi i Paesi fra loro affini in più grandi Stati nazionali – pensiamo ad esempio a Austria e Germania.

L’Europa che deve nascere dovrà fare finalmente da contraltare allo strapotere americano, rifiutando le sue guerre, la sua ingiustizia sociale, il suo capitalismo, le sue banche, l’arrogante occupazione delle sue basi militari, e il suo mondo multiculturale e multietnico.

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Questo articolo, come del resto la rivista, lo dedichiamo ai “folli”, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono o hanno visto le cose in modo diverso.

Costoro non amano le regole, specie i regolamenti, e non hanno alcun rispetto per lo status quo.

Si può citarli, essere in disaccordo con loro, si può glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non si potrà mai fare è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose, fino a fare la storia e le civiltà.

E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.