Pillole di Islam (Prima parte)

Pillole di Islam (Prima parte)

Prefazione

Accade in Italia, nell’Italia iperconnessa e ampiamente alfabetizzata, un buffissimo quanto pernicioso fenomeno: i mass media si occupano costantemente di Islam (lett: sottomissione), i giornalisti intervistano imam di ogni razza, i conduttori di ogni risma danno la parola alla “signorotta” appena convertitasi al Dio del deserto, solitamente sponsorizzato da un marito fino ad allora introvabile, i  politici  e i  vescovi inneggiano quotidianamente alla ”religione di pace”… con l’imbarazzante risultato che gli italiani, anno Domini 2016, di Islam non sanno un accidente! Eppure sono costantemente esortati ad integrare, ad accogliere, a comprendere, a non discriminare i sottomessi ad Allah. Ma come si fa ad accogliere chi non si conosce? E perché, d’altra parte, dovremmo respingere? Sì o no all’Islam … ma su quali basi?

Questa mia breve raccolta di articoli ha una sola pretesa: dare, con un linguaggio volutamente leggero, anche a chi non abbia tempo per ulteriori approfondimenti, gli strumenti culturali minimi, ma essenziali, per capire cosa sia l’Islam, quali siano le sue idee fondamentali in tema di teologia, di morale, di guerra, di famiglia, di eredità, evitando che i soli a spiegarcelo siano Del Debbio o Barbara d’Urso, Gad Lerner o Chaouki. Lo scopo è acquisire nozioni – poche, precise, sostanziali – per essere in grado non di scrivere un trattato o di superare un esame, ma di capire se l’imam che parla in televisione ci stia mentendo, se l’integrazione tanto agognata sia possibile, se Cristo e Maometto abbiano la stessa dignità, se la storia della religione che stiamo prendendo in esame sia stata una storia di pace o di sterminio.

Sarà un viaggio a tappe, brevi e, a tratti, spero anche divertenti.

Si inizia!

Maometto e la nascita di una religione nuova … ma non troppo!

Se la biografia di Maometto – presto orfano, poi mercante di successo e quindi marito di Qadija, nonché di una squadra di altre dodici mogli, di cui una ancora bambina – è notissima, meno conosciuto è il contesto nel quale nacque l’Islam, la religione da lui fondata. Siamo alla fine del VI secolo, nell’Hegiaz, regione occidentale dell’Arabia, calda e brutta come l’inferno, abitata da tribù di beduini politeisti e nomadi col vizio, obiettivamente antipatico, di seppellire vive le figlie femmine indesiderate e di praticare incessanti e feroci vendette. Unica attività lavorativa contemplata: la pastorizia.

“Ma da quelle parti, gente normale ce n’era?”

“Proprio normali … no, simil-normali!: qualche beduino convertito al cristianesimo, ma eretico, gruppi di giudei dediti al commercio, come da inveterata tradizione, e produttori di datteri, oltre a buoni allevatori di asini.” Come avrete capito, non esattamente la Grecia dei filosofi! In questo entusiasmante contesto – in una Mecca dove 600 anni dopo Cristo, 1100 dopo Pericle e 1350 dopo la fondazione di Roma – si adorava un sasso (un pezzo di meteorite, detto Ka’ba), vede la luce Muhammad, che dovrà al portafogli di una donna, l’amata Qadija, la sua sfolgorante carriera di profeta.

Ritiratosi nelle caverne del monte Hira, mantenuto dalla moglie, innamorata e facoltosa, ne uscirà definitivamente solo a 40 anni, con 6 o 7 figli all’attivo ed una storia affascinante da raccontare. E’ la rivelazione, il dettato, la recitazione (lett: Corano) che l’angelo Gabriele gli ha ingiunto di scrivere e che risente di una zoppicante conoscenza del cristianesimo, di una infarinatura di giudaismo e di un notevole disamore per la logica; ma, come già rilevato, la Grecia è lontana e Roma ancor di più!

Dico subito come la penso: considerando il mondo nel quale il “profeta” si muoveva, la sua rivelazione è un miracolo culturale. La posizione della donna, ad esempio, acquista rilevanza giuridica. Da cose che nelle tribù beduine era possibile sacrificare ed ereditare alla morte del marito, a persone, seppur dotate di libertà limitatissima e inferiori all’uomo; ma almeno, lo ripeto, persone la cui vita non era più legata all’arbitrio del padre o del marito, ma ad una religione che era anche un sistema giuridico. Se a noi ciò appare gravemente insufficiente, è perché il nostro innovatore si chiama Gesù Cristo, il Dio che volle una donna come madre e corredentrice dell’umanità. Ma rimanendo nell’ambito dell’umano e coi piedi nella bollente sabbia araba, sterile fino ad allora, è evidente che il passo avanti voluto da Maometto sia paragonabile al codice di Hammurabi. Finalmente una legge – scritta da un re, da un dio o da un mercante poco importa – a limitare l’arbitrio dei potenti e a porre le pietre miliari per un ordine sociale più avanzato del precedente che, come visto, era fermo a molto prima dell’età della clava!

Una rivelazione, quella maomettana, che sarebbe la terza, dopo Antico Testamento e Vangelo, traditi e manipolati, secondo il “profeta”, dagli stessi giudei e dai cristiani. I due testi, oltre che deformati, sarebbero comunque superati dal Libro, ultima e definitiva parola di Dio, la quale differisce, anche nella forma, dalle nostre Sacre Scritture: la Bibbia è ispirata, il Corano è dettato dall’Altissimo! Questo significa che ogni traduzione è impensabile e addirittura peccaminosa. Nemmeno a parlar di innovazioni o di adeguamenti ai tempi!

“Scusa Irma, sei diventata modernista? Da quando la Verità cristiana è adattabile ai tempi, manipolabile?”

Calma e sangue freddo! Mi spiego.

Il Corano è dottrina e disposizione pratica assieme, dettate direttamente da Dio! Nelle 22 facoltà di teologia turche (e non solo) si dibatte ancora sulle disposizioni pratiche (le innovazioni di Ataturk sono lecite? E’ possibile mangiare carne di maiale? E così via), ma è un dibattito inutile, come sottolineato da Aziz Nesin, personaggio famoso da quelle parti: «Non è possibile adattare l’Islam alle condizioni attuali. È il Corano stesso, in quanto parola di Dio, che lo vieta; la parola di Dio non può essere modificata; è impossibile fare una riforma nell’Islam». La differenza con la nostra religione è netta: immutabile è la Verità cristiana, ma la Chiesa di Roma può cambiare, anche profondamente, ciò che non sia essenziale, costitutivo della fede. Sui danni di tanti “modernismi” non insisteremo mai abbastanza, ma rimangono leciti; un esempio per tutti: variato il rituale della Messa, questa rimane valida, così come lecita la Comunione dopo una sola ora di digiuno. Nell’Islam non esiste nulla che non sia sostanziale, dieta compresa, e se la Chiesa di Roma può stabilire modi e tempi diversi per il digiuno (del quale si dibatte dal IV secolo), l’Islam non può prevedere eccezioni e modifiche alla disposizione che vieta di mangiare maiale. Quel che per noi è accessorio, i modi della dieta, lì è essenziale, perché comando diretto di Dio. I 6000 versetti, sure, del Corano, presentate senza alcun ordine, sono, non una riga di più né una di meno, tutto ciò di cui un musulmano ha necessità. Quel che non c’è scritto, non serve. Come potrebbe l’Altissimo aver trascurato qualcosa di rilevante? Esistono, sì, le fonti derivate (tradizione, consenso e ragionamento analogico), ma al buon islamico, di fatto, basta il “Dettato”: quel che non è esplicitamente scritto può essere beatamente ignorato! Un esempio chiarificatore di un amico studioso della materia: tanti islamici assumo hashish e bevono ayahuasca. Il Corano non vieta l’uso delle droghe, quindi si può lecitamente assumerle, così come si possono bere bevande psicoattive (il Corano vieta il vino, non altro…). Il rispetto letterale della volontà divina è salvo e delle analogie, materia peraltro dibattutissima e controversa, chissenefrega! Ora, nessuno si meraviglierà del fatto che il Libro venga insegnato solo nella lingua nella quale fu scritto!

Ultima e definitiva, la rivelazione islamica fu accolta presto, ma non immediatamente. Per Muhammad, i guai cominciarono fin da subito: se gli fu facile convertire moglie e parenti, le cose si misero presto male coi meccani, sospettosi come serpi e quindi poco inclini a credere ad una rivelazione senza testimoni e ad una fede che, a dire dello stesso protagonista, era stata preceduta da sogni, da tremori, da puro terrore. Dieci anni di resistenza a litigare di brutto con i suoi poco raffinati concittadini indussero Maometto ad una decisione importante: trasferimento! Anche la pazienza dei profeti ha un limite! 

“Per carità… lontano da questi zotici ignoranti, via da questo branco di bestie! Non fossi mai uscito da quelle grotte!” pensò, un bel giorno, fra sé e sé. Il tempo di arrivarci, sistemato in groppa ad un bel cammello di proprietà, ed eccolo a Medina (lett: la città) che città non era ancora, ma un’oasi nel bel mezzo del nulla.

“Ah che pace, ah che tranquillità!” … e giù a scrivere!

In questo momento (egira) inizia la datazione islamica e nasce l’editto di Medina, nel quale il “profeta” chiarisce inequivocabilmente chi sono i musulmani: una comunità di credenti che combatte per imporre la legge di Allah al mondo. Da rileggere davanti a Papa Bergoglio o ad altro imam, nel caso si ripetessero certe dichiarazioni! Una religione di pace, che inizia con una promessa di guerra; incipit poco confortante e prosieguo peggiore! La storia dell’Islam sarà un susseguirsi ininterrotto di “guerre sante”, che metteranno a ferro e fuoco il mondo. La guerra santa (jihad) nulla ha a che vedere con l’uso della forza cristianamente inteso: quello praticato dai Crociati, per intenderci, i quali non partirono certo con l’intento di far proseliti con le armi, ma per difendere pellegrini, città e cittadini minacciati proprio dai fedeli di Allah.

L’Islam impone, il Cristianesimo propone!

“Obbediscimi!” urla Allah, ”Amami!” dice Cristo.

Per le popolazioni che verranno in contatto con la nuova religione, la profferta sarà sempre e solo una, con cortese variante: o Allah o la vita, in caso di iella; Allah o la borsa, per i più fortunati. Sistema indubbiamente rude, ma, lo vedremo, molto efficace. In fondo (e nemmeno troppo in fondo), di altro non si tratta che del perpetuarsi nei secoli dello stile dei beduini vendicatori!

Abbastanza come prima pillola … si sa che le pasticche, se troppo grandi, diventano difficili da ingoiare e perlopiù pesanti. Digerite questa e, se credete, alla prossima!