John Kerry e l’acqua torbida del moderno Giappone

John Kerry e l’acqua torbida del moderno Giappone

Cosa centrano lambientazione noir e leros misto tra patologia e sensualità che emerge da Doromizu, il primo romanzo dellex-console di Osaka Mario Vattani e le dichiarazioni del segretario di Stato americano John Kerry al memoriale di Hiroshima, dove, tra lo stupore di molti, non ha assolutamente chiesto scusa, a nome degli Stati Uniti dAmerica, per quanto avvenuto il 6 agosto del 1945 a Hiroshima?

“Ognuno nel mondo dovrebbe vedere e sentire la forza di questo memoriale. E’ un crudele, duro e stringente monito non solo per i nostri doveri a porre fine alla minaccia delle armi nucleari, ma anche per ridedicare i nostri sforzi per scongiurare la guerra in se’: la guerra deve essere l’ultima risorsa, mai la prima scelta”. Questo il messaggio scritto dal segretario di Stato americano nel libro degli ospiti del Museo dell’atomica del Parco della Pace di Hiroshima, come riportato dallAnsa.

A un occhio attento, non sfuggirà lipocrisia di fondo di una frase paradossale, proveniente dal rappresentante di una grande potenza spesso famigerata per un interventismo sconsiderato e che, con il suo mix di big stick e soft power, ha causato la destabilizzazione di intere aree del globo, addobbando i propri interessi geopolitici con lesportazione della democrazia. Da un tale pulpito, in molti si sarebbero aspettati non solo un appello contro la proliferazione di armi nucleari (in primis, quelle degli altri), ma quanto meno delle scuse formali e circostanziate per il bombardamento nucleare su Hiroshima e Nagasaki, avvenuto sul finire della WWII. Chiaramente, sarebbero comunque state delle scuse poco sincere e quanto più simili alle false lacrime di un coccodrillo, ma sarebbero state unapertura alla definitiva riconciliazione con un Giappone che, da alleato dellAsse e rivale autoritario nella competizione per il controllo del Pacifico, si è oggi trasformato in un fedele amico degli USA.

Ma, in realtà, non c’è molto da stupirsi. A chi è stato sottomesso con la forza e la violenza più brutale mai vista nella storia globale, non si è tenuti a concedere più del necessario. E da più parti si può notare come sia la stessa gran parte della popolazione giapponese a non volere le scuse americane per Hiroshima, a ritenerle qualcosa di non necessario, quasi di non gradito. La questione è complessa, probabilmente più profonda del semplice senso di colpaper la Seconda Guerra Mondiale e per la Shoah, che ha portato la Germania, nel corso degli ultimi 70 anni, ad autoflagellarsi a tal punto da far crescere i propri giovani in un clima di senso di colpa e demonizzazione di se stessi e del proprio passato, il Terzo Reich.

Alcune pagine di Doromizu, tuttavia, ci possono aiutare a dare uninterpretazione al silenzio accondiscendente con cui il Giappone è sembrato accogliere le parole di Kerry. Il romanzo narra la storia di un ragazzo italiano, Alex Merisi, trapiantato da qualche anno in Giappone, squattrinato ma con il sogno di lavorare nel cinema. Per un tragico colpo di fortuna, Alex ottiene i soldi necessari a rendere decisamente più agevole la propria vita a Tokyo e, nel contempo, anche le giuste conoscenze nella Yakuza per iniziare a lavorare nel settore cinematografico, partendo però dal gradino più basso, il cinema porno. Da qui, inizia limmersione di Alex nellacqua torbida di una Tokyo bipolare e patologica, tanto lucente e seducente quanto macabra e orripilante nel suo celare le peggiori perversioni.

Nel mezzo delle patologiche storie damore di Alex e prima di un finale lacerante, ma che forse rappresenta per lui la salvezza dal fondo buio di un mondo che ammanta di arte e poesia le pratiche sessuali più violente e degradanti, dal libro emerge un tema solo allapparenza totalmente scollegato dallambientazione erotico-noir del romanzo di Vattani. La nazione, il Giappone, la bandiera, il monumento ai caduti, le solenni, ma tristi e depresse, manifestazioni dei nazionalisti sono elementi che compaiono a più riprese nel percorso di Alex, suscitando ulteriori dubbi e domande sulla reale essenza del Giappone nella sua mente, messa già a durissima prova da tensioni, paure e incertezze sullimmediato futuro.

In Doromizu emerge sotto traccia la dura consapevolezza della popolazione giapponese di avere un passato scomodo, imperiale e autoritario, coraggioso ma perdente, glorioso e nel contempo brutale. Il nostalgismo nazionalistico appare minoritario, mal visto, anacronistico, ma nel contempo orgoglioso e fiero, come il vecchio Koyama, con la sua bandiera imperiale che decide di non mollare al giovane che cerca di strappargliela e di celare così la vergogna di un passato autoritario e militarista.

I giapponesi, nel romanzo di Vattani, sembrano reagire in maniere molto diverse al medesimo vuoto di identità, alla mancanza di un senso, di un significato, di un orizzonte intersoggettivo che accomuni le loro vite nellatomizzazione della modernità liberale, giunta assieme alle bombe piovute su tutto il Giappone, non solo a Nagasaki e a Hiroshima. I nazionalisti si attaccano a simboli che ricordano loro che il Giappone in passato è stato diverso, ma non sono poi così lontani da una fetta molto grande della popolazione che, per sfuggire al grigiore degli uffici di città enormi come Tokyo, è sempre costretta alla ricerca di una nuova invenzione, di una nuova idea, di una nuova perversione, per andare avanti e non pensare al proprio vuoto. Annegare nellalcol di locali aperti 24/7 o passare una notte tra pratiche sadomaso in un love hotel, in questo contesto non sono altro che diversi generi di passatempo segreti che una vita noiosamente troppo vuota e normale necessita per andare avanti.

La doppia vita, che però non si tramuta in una doppia morale, per il semplice fatto che si tratta di una sola morale che noi occidentali, così come Alex, non riusciamo neppure a capire, è evidente in tutti i contrasti che animano i personaggi in chiaroscuro del romanzo. Da Aya, la normale, bellissima e ben pagata impiegata dufficio, capace di trasformarsi completamente nelle notti brave passate a Tokyo con Alex, alle attrici protagoniste dei film ripresi dallo stesso Alex, giovanissime così come over 50, vittime delle più brutali umiliazioni e angherie. Nel romanzo, sono le donne, in particolare, a rendere con evidenza questo chiaroscuro, a passare con facilità dalla luce al buio, dalla gioia infantile al doloroso coraggio, e a esemplificare, con la loro stessa essenza, lanima profonda e contraddittoria del moderno Giappone.

Come le ragazze dei film di Alex, il Giappone è stato violentato, umiliato, calpestato e massacrato dalla forza soverchiante per uomini e mezzi di un paese che quella guerra lavrebbe vinta, anche a costo di uccidere ogni singola forma di vita presente su quellarcipelago che, neppure dopo luccisione di Mussolini e il suicidio di Hitler, aveva accettato la resa.

Non è strano, allora, che forse il Giappone le scuse di Kerry non le voglia neppure, a prescindere dal fatto che sarebbe stato o meno possibile ottenerle. Il Giappone non ha voglia di rivangare un passato che è stato la fierezza di una guerra combattuta fino allultimo istante e il folle coraggio dei kamikaze, ma che ha avuto come esito solo la sottomissione, lumiliazione più brutale, la cancellazione della stessa sacralità della figura imperiale.

Di questo passato, rimangono solo tracce. Tracce sparse, che appaiono irrazionali, insensate, isolate a un occidentale come Alex che provi ad avvicinarvisi, ma anche meravigliose, nel mare oscuro della democrazia moderna e dei giapponesi degradati, nellimmaginario collettivo odierno, a ridicoli turisti con fotocamera o a folli inventori di idiozie. Sono le tracce di un passato ardente in un presente stanco quelle che Alex vede, ma che non capisce o che non riesce a esprimere. Sono queste tracce che gli resteranno del Giappone e del suo enigma insolubile, un chiaroscuro e un coacervo di contraddizioni e di contrasti tra passato e presente, tra giorno e notte. Tra la bellezza stupefacente del santuario shintoista di Yasukuni e la degradazione più abietta, lacqua torbida della Tokyo notturna.