Biancaneve, un esempio di virtù

Biancaneve, un esempio di virtù

Da sempre, le fiabe hanno avuto la “missione” di rievocare, specialmente nei giovanissimi ascoltatori, miti ancestrali di tempi remoti.

Tutto il passato europeo è intriso di favolosi miti e leggende: dall’Edda scandinavo fino agli inni Vedici indoiranici, è un trionfo di complesse ed affascinanti affabulazioni.

Se si vuole studiare la storia ellenica, non si può prescindere dalla sua mitologia: dopo aver sconfitto i terribili Titani, Zeus occupa, folgore in pugno, l’Olimpo, ad indicare, proprio mediante la leggenda dell’immane scontro, la conquista storica degli indoeuropei che, dopo aver sottomesso i popoli mediterranei e sostituito o integrato parzialmente le loro divinità lunari, diedero vita alla meravigliosa civiltà ellenica che tutti noi conosciamo.

Omero fu il genio creatore per eccellenza. Ma anche in epoca moderna non sono mancati uomini di spicco che si sono immersi, dotati di grande immaginazione e di una sensibilità artistica fuori dal comune, nel mondo mitologico.

Come non ricordare le fantastiche avventure narrate da Tolkien, che hanno fatto sognare milioni di lettori, col suo mondo morale fatto di coraggio e lealtà.

Ma anche Walt Disney è stato senza dubbio uno dei più grandi creatori del fantastico del XX secolo.

La fiaba, spesso intrisa di significati esoterici – l’estrazione della spada nella roccia, a segnare il passaggio iniziato del fanciullo all’età virile – prende così vita visivamente, e agli occhi dei ragazzi si presentano personaggi che possono senz’altro essere posti come sicuri punti di riferimento morali.

Ovviamente – è il caso di ricordarlo – non ci appartengono le creazioni Disney degli ultimi tempi. Oramai divenuta una multinazionale senza padrone, sempre più spesso diffonde vere e proprie campagne d’informazione di ispirazione mondialista, destinate agli uomini e alle donne globalizzate di domani.

Non ci appartengono le sue donnine sfacciate e chiassose, il linguaggio americanizzato, le trame sciocche. Invece, almeno fino alla morte del suo fondatore, quello disneyano è un mondo che sentiamo nostro, che appartiene a quegli europei che ancora sentono in modo irrinunciabile, affondare le proprie radici nel mondo classico, e poi medievale e rinascimentale, e in quello successivo dei grandi moti nazionalpopolari, nati dalle trincee della prima guerra mondiale, che scossero dalle fondamenta l’intero continente.

Prima che fosse coinvolto nella propaganda anti-Asse a seguito dell’entrata in guerra degli Usa, Walt Disney volle incontrare personalmente il capo del governo italiano. Oltre agli apprezzamenti pervenuti dall’Italia, anche presso la sede dell’allora governo tedesco si considerava il cartone animato Biancaneve “un capolavoro di straordinaria importanza artistica”; e questo anche perché la principessa Biancaneve veniva considerata la donna ideale, alla quale le giovani tedesche avrebbero potuto ispirarsi.

Indicare oggi alle giovani donne europee Biancaneve quale esempio di virtù ideali appare alquanto complicato. Da decenni, infatti, viene loro inoculato il dominante pensiero liberale e progressista.

Ma che rappresentava Biancaneve?

Attraverso la principessa, si manifestano quelle qualità che, fino all’ultimo dopoguerra, si incarnavano naturalmente nel popolo femminile del nostro continente. Fino ad allora, il costume d’un popolo era ritenuto la colonna portante di una civiltà. Se il costume è degenerato, non può esserci dignità, non c’è dominio – anche e soprattutto di sé – non c’è futuro, non c’è più popolo ma massa.

Biancaneve, in contrasto con l’emancipazione femminile sessantottina, si mostra timida e riservata al principe spasimante, arrossisce quando lui le intona una canzone d’amore. In onta all’agnosticismo illuministico, si inginocchia ai piedi del letto, per porre nelle mani di Dio i suoi desideri più reconditi. In onta alle donne in carriera, si fa regina del focolare domestico nella casetta dei simpatici nanetti, ai quali si dona con disinteressato amore materno. In onta al positivismo progressista, ella, coraggiosamente, accetta con stoicismo la sorte che le ha attribuito la perfida regina. In onta al modello maschile oggi tanto apprezzato, effeminato e irresponsabile, Biancaneve sceglie per sé il giovane cavaliere.

Attraverso il suo atteggiamento innocente, la sua grazia e la soave bellezza aristocratica, Biancaneve, ancora oggi, può essere assunta a modello ideale per tutte le giovani donne europee che, nonostante tutto, conservino nello spirito quei principi morali che riconducono al costume tradizionale.

Occorre, senza cedimenti e compromessi di sorta, riconoscere nella fondamentale battaglia del costume il proprio destino.

La candida fanciulla indica quale fu per milioni di donne la missione imposta loro dalla natura e dalla weltanschauung indoeuropea: quella di madre e di moglie, figure che stanno alla base dell’esistenza stessa di tutti i popoli del mondo. In onta all’american way of life.