Superstizione e magia delle parole: estremisti e moderati

Superstizione e magia delle parole: estremisti e moderati

Esempi di manipolazione culturale funzionale al potere (prima parte)

Nel linguaggio politico e culturale attuale, vediamo come ci siano parole che vengono usate per il loro effetto “magico” vale a dire suggestivo, evocativo, emotivo – al di fuori di ogni interpretazione precisa, logica e razionale.

Per capire l’importanza di tutto questo, dovremmo riscoprire il “Mito” di Sorel o la “Psicologia delle folle” di Le Bon, ma per restare a un livello più semplice e popolare, basterebbe prestare più attenzione ai messaggi della pubblicità odierna, per comprendere l’importanza del subliminale e dell’emotivo nel determinare scelte umane solo apparentemente razionali. Intendiamoci bene, sarebbe impossibile e anche crudele pretendere un comportamento totalmente “non-emotivo” e perfettamente razionale da tutti e in tutte le situazioni – dal tifo sportivo all’innamoramento, passando da simpatie e antipatie personali. Tuttavia, è giusto pretendere da noi stessi e dagli altri – almeno in via di principio – il riconoscimento di una Gerarchia di Valori e, quindi, di scelte di fondo. La stessa Civiltà nasce dalla Volontà di riconoscere razionalmente una Legge al di sopra dell’emotività e degli interessi egoistici e immediati dei singoli, e una tale Legge deve essere razionale e precisa, non può affidarsi alle sensazioni e agli istinti instabili.

Questo si applica anche al linguaggio politico. Facciamo l’esempio dei termini “estremista” e “moderato”. Comunemente, le masse, e anche molti intellettuali, percepiscono il primo termine come sinonimo di violenza irrazionale, di esagerazione, di pericolosità sociale, di alterazione psichica e, in generale, di tutto ciò che è negativo e da rigettare. I partiti di potere sono da sempre “moderati” – quindi buoni, ragionevoli, educati, sensati, affidabili, simpatici – mentre le opposizioni sono accusate di “estremismo”. I partiti di opposizione, a loro volta, si affrettano a rigettare l’etichetta: pensiamo a partiti storici come PCI e MSI e al modo in cui si presentavano come “moderati”, prendendo le distanze dai gruppi extraparlamentari – quelli sì “estremisti” e meritevoli, dunque, di ghettizzazione e persecuzione! Un effetto “magico” perverso, al quale è storicamente difficile sottrarsi, soprattutto quando ci sono in ballo consensi elettorali e interessi di potere.

Un esame logico e razionale sfata tutta la magia e ci mostra che il re è nudo. Facciamo degli esempi. Un intellettuale o un individuo di media cultura troverà normale pensare che il Reich nazionalsocialista sia stato più estremista del fascismo italiano e questo, a sua volta, più estremista del franchismo spagnolo. Similmente, penserà che, “a sinistra”, lo stalinismo sia molto più estremista rispetto alla socialdemocrazia. Chiediamoci: in che cosa? E sotto quale aspetto specifico? In quale fase della loro storia? Nella presa del potere, ad esempio, fascismo e nazionalsocialismo sono stati più moderati e persino più graduali e legalitari del franchismo, che ha combattuto una lunga guerra civile, ha richiesto un tributo di sangue – proprio e avversario – molto più alto e ha sovvertito bruscamente, totalmente e anche formalmente lo stato precedente. Lo stalinismo, con tutto il suo materialismo marxista, non è mai arrivato a legalizzare i matrimoni omosessuali (anzi!) e nella sua politica anti-familiare e anti-tradizionale è risultato immensamente più moderato rispetto alla democrazia occidentale. In genere, il successivo processo di destalinizzazione in Russia venne visto come positivo (proprio in quanto più “moderato”) in Occidente: pochi ricordano che questo processo rese il regime comunista più tollerante sul piano delle nazionalità, ma ancor più repressivo a livello religioso. I “moderati” sognavano una Russia senza un solo prete (1).

Nella sensibilità corrente – ma forse sarebbe corretto parlare di superstizione politica – le democrazie sono immancabilmente moderate e tolleranti e i totalitarismi inevitabilmente estremisti e repressivi. In realtà, possono esistere Stati multipartitici che esercitano una repressione implicita o esplicita contro uno o più culti o gruppi etnici e, per contro, totalitarismi che tollerano o addirittura proteggono le loro minoranze etniche e religiose: la democrazia israeliana non è certo neutrale sul piano religioso e non tratta certo gli arabi islamici e cristiani allo stesso modo degli ebrei. Per contro, la protezione garantita dai totalitarismi di Saddam Hussein  e di Assad ai cristiani  costituisce una vera età dell’oro nella storia della cristianità araba.

Questi pochi esempi (ma se ne potrebbero fare altri) bastano a sfatare la “magia” dei termini. Ma se esiste una pratica magica, esistono anche i maghi e gli stregoni che la praticano: uno stuolo di giornalisti, scrittori, autori, direttori di testate, intellettuali che influenzano e manipolano l’opinione pubblica, fomentando le superstizioni di massa.

Vediamo allora di esorcizzare alcune delle più evidenti manipolazioni messe in atto da questi stregoni mediatici negli ultimi anni. Una è quella berlusconiana: il mantra dell’unione dei “moderati”, che in questa fase storico-politica dovrebbero essere l’alternativa ai progressisti della sinistra. Ora, è evidente che la sinistra intende farci “progredire” verso il baratro della disintegrazione della famiglia naturale, della consegna dei bambini ai gay, della società multirazziale e multiculturale deitalianizzata e scristianizzata, della omogeneizzazione culturale e della massificazione socioeconomica dettate dal mondialismo. Ma è altrettanto evidente che a questo estremismo della dissoluzione andrebbe opposto un estremismo di segno contrario – un radicalismo identitario e tradizionalista – per poter fermare e, magari, invertire il processo. Dichiararsi “moderati” in tale frangente equivale ad accettare di percorrere la stessa strada dei progressisti, seppure a velocità più contenuta: scendere nel baratro ma con più prudenza! (2)

Altrettanto strumentale appare l’uso dei termini “estremisti” e “moderati” riguardo agli immigrati islamici. Il fine strategico appare chiaro: condannare i primi (presumibilmente pochi e cattivi), che mietono morti,  e rendere accettabili i secondi, la massa che occupa interi quartieri e cambia il volto etnico, religioso e culturale dell’Europa. In realtà, appare chiaro che la parte più pericolosa dell’iceberg non è certo la cima al di sopra del livello del mare, ma piuttosto quella, maggiore e nascosta, in grado di squarciare lo scafo della nave.

Sono solo esempi, indicazioni di massima da tenere presenti per far assumere una diversa forma mentale a tutti. Cominciare ad analizzare più razionalmente le parole “magiche” degli stregoni mediatici, identificarne e smentirne le alchimie verbali e dissipare le loro superstizioni è oggi una priorità e deve diventare una sana abitudine mentale per tutti noi.  

NOTE

(1)Quando Hitler invase l’URSS, molti cristiani – inclusi preti e vescovi – si affrettarono a collaborare coi tedeschi sul piano politico, economico e militare. Stalin, da parte sua, si affrettò a interrompere la persecuzione anticristiana e cercò un accordo con la chiesa russa. Molti comunisti si meravigliavano di come i contadini russi fossero rimasti cristiani credenti anche dopo la distruzione delle chiese e le deportazioni di tanti preti e vescovi. Stalin, ex seminarista, non se ne stupiva e ne prendeva realisticamente atto.

(2)Mette tenerezza vedere e sentire certi cattolici e uomini di buon senso o “di destra” delusi dalle prese di posizione di Berlusconi (o di Bossi o altri) su temi che dovrebbero essere non negoziabili. Un sito, peraltro stimabile sul piano dei contenuti, ha parlato a suo tempo di “tradimento”, come se questi personaggi avessero mai proclamato una dottrina o un’ideologia alle quali attenersi. Gli esponenti del centrodestra possono essere “moderati” solo condividendo con le sinistre il relativismo moderno e stupisce chi si era precedentemente illuso.