Segnali di ripresa (per i fondelli)

Segnali di ripresa (per i fondelli)

Pochi giorni fa è stato emesso da parte del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) il Documento Economico Finanziario (DEF), che è “un documento all’interno del quale vengono messe per iscritto tutte le politiche economiche e finanziarie selezionate, decise ed imposte dal soggetto emanatore.” Nel caso dell’Italia, il soggetto emanatore è il Governo, rappresentato, in queste circostanze, dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Per farla breve, tutto sta andando benissimo, almeno secondo Padoan, in quanto a sua detta “l’economia italiana è tornata a crescere e nel 2016 la crescita continuerà e si consoliderà.” “L’occupazione migliora, i conti pubblici migliorano e la pressione fiscale scende.” “La diminuzione del rapporto debito-PIL rimane la priorità per il governo, in quanto fondamentale per mantenere la fiducia nei mercati.”

Parto proprio da quest’ultima affermazione, “mantenere la fiducia nei mercati”; logica vuole che per “mantenere” una qualsiasi cosa, quella cosa bisogna prima averla. E la fiducia dei mercati non è una di quelle. L’altissima volatilità sui mercati, dovuta a tensioni geopolitiche, rischia di impattare ancor più negativamente sulla fiducia, ben più importante, delle famiglie, impedendo ai consumi di ripartire (ad onor di cronaca, siamo ancora in deflazione). Sempre rimanendo sul tema “fiducia dei mercati”, per far sì che essa ci sia e si consolidi, sarà necessario mantenere una diminuzione del debito chiara e progressiva. Ciò però avrebbe già dovuto accadere dal 2012, grazie all’intervento della BCE sui tassi, ma, come si può vedere nel grafico sottostante, così non è.

debito-pubblico-in-sul-pil

E’ anche economicamente provato che i paesi più soggetti a shock esterni e inaspettati sono proprio quelli con un rapporto debito/PIL alto. Con questo, non voglio dire che il debito pubblico sia il male assoluto, perché non lo è, ma solamente che stime così ottimistiche andrebbero prese con le pinze. Dello stesso parere è il Fondo Monetario Internazionale, che vede in crescita le stime del del debito in Italia. A tale affermazione, il ministro Padoan si è limitato ad un semplice “staremo a vedere”, come se in gioco ci fossero quattro spiccioli o una pizza al ristorante.

“La crescita c’è e si consoliderà nel 2016”. Peccato, però, che questa affermazione faccia a cazzotti con due dati di fatto: il primo, che ho citato anche prima, è che l’indice dei prezzi al consumo è, se va bene, a quota zero. Il secondo, che è passato senza fare rumore, è che l’Italia è il paese che ha il più alto numero di persone che vivono in stato di “gravi privazioni materiali”, ovvero un modo meno brutto e più istituzionale per dire poveri. In Italia l’11,5% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, mentre in Europa la media si aggira intorno al 5%. E non serve una laurea in Econometria per capire che il concetto di crescita e quello di povertà non sono positivamente correlati.

Quindi, concludendo, come fa un paese con un numero così elevato di poveri a crescere e a consolidarsi? Come fanno a ripartire i consumi, se non si hanno i mezzi per poter consumare?

Ci ritroviamo, quindi, da una parte la realtà della vita di tutti i giorni, dall’altra dei numeri e delle stime che fino ad oggi non ci hanno portato nulla di reale, nulla di concreto e sopratutto nulla di buono.