Contrordine compagni, regresso!

Contrordine compagni, regresso!

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Come porsi di fronte alla scienza, alla tecnica ed al progresso tecnologico? Se da un lato occorre rifiutare in maniera assoluta tanto la visione progressista che idolatra il progresso – inteso come indefinito e continuo processo di cambiamento dell’uomo e delle sue abitudini, senza alcun vincolo morale fondato su di un principio trascendente ed eterno – quanto l’idiota atteggiamento di chi proclama e si fa seguace dell’indefinito dogma della “crescita continua”, dall’altro occorre evitare il pericolo di cadere nella trappola di un altro errore: la convinzione che alla fede nel progresso – continuo ed indefinito – si debba opporre una “ideologia del regresso” radicata in una concezione pauperistica che mortifica la dignità della natura umana.

Siamo di fronte a due aberrazioni. Da un lato, la concezione antropocentrica che ha caratterizzato la modernità, intesa come pretesa dell’uomo di emanciparsi da Dio, la quale ha trasformato il concetto di progresso in una sorta di contro-religione, il cui magistero è stato esercitato da “filosofi” votati alla degenerazione materialistica, ovvia conseguenza del rifiuto di Dio e della Sua Rivelazione. Una malsana e cieca fiducia nelle possibilità della scienza e della tecnica, attraverso le quali l’uomo ha potuto coltivare l’assurda pretesa di “essere come Dio”, che ha caratterizzato i secoli della modernità sino a giungere all’attuale fase post-moderna, dominata da un nichilismo che ribalta le prospettive falsamente ottimistiche del progressismo e condanna l’umanità ad un disperante vuoto di principi e di valori, senza i quali è impossibile realizzare una retta esistenza.

Dall’altro, l’emergente contraltare rappresentato dalla tendenza regressista. Nel desolante scenario post-moderno – dove la prospettiva progressista è tutt’altro che scomparsa, producendo, come le scorie radioattive, i suoi dannosi effetti per un tempo ben superiore a quello della sua fase “propulsiva” – è comparsa, infatti, una nuova tendenza, perfettamente in linea con il processo di obnubilamento della Verità e di sovvertimento dell’ordine naturale. Si tratta di una forma di rifiuto del progresso tecnologico e delle abitudini di vita andate formandosi nelle società industrializzate, la quale potrebbe apparire come una normale reazione agli eccessi ed alle aberrazioni prodotti dall’indiscriminata fiducia nell’attività tecnico-scientifica realizzata dall’uomo.

Ma le cose non stanno così. Ciò che realmente vi è alla base di questa tendenza è una volontà di regresso, che vede nell’uomo e nella sua attività un elemento di rottura e di offesa dell’equilibrio presente in natura. Una visione che pone l’uomo sullo stesso piano delle altre forme di vita, benché capace, in virtù del libero arbitrio e a differenza degli altri viventi, di causare danni all’intero eco-sistema.

Mentre la concezione antropocentrica riconosce – seppur in maniera gravemente deformata – la signoria dell’uomo e la superiore dignità della natura umana, questa “ideologia del regresso” la rifiuta, ritenendola causa del male prodotto dalle attività umane. L’ideologia regressista è un’ulteriore degenerazione della Verità sull’uomo, il quale, da creatura composta di materia e forma, la cui dignità supera quella delle altre poste dal Creatore al suo servizio (verità), si autoproclama dominus assoluto del creato (prima degenerazione), per poi equipararsi ad un moscerino (seconda degenerazione): ecco il destino che attende l’uomo che ha preteso di fare a meno di Dio.   

Un’avversione, quella nutrita dal regressismo nei confronti dell’opera umana – e dello stesso uomo capace di sviluppare tecnologia – che si spinge sino a rivendicare il ritorno di quella palude che l’ingegno e l’operosità dell’uomo hanno, invece, bonificato e sanato.

Eppure, al di là della deformante concezione prodotta dalla Sovversione, vi è la retta idea di progresso che trova nel Genesi la sua legittimazione, formulata dal giudizio divino sulla bontà delle cose create, ed il conseguente comando “andate, moltiplicatevi e dominate la terra”. Papa Pio XII, a sostegno del giusto modo di intendere il progresso tecnologico e materiale, nel suo radiomessaggio in occasione del Natale del 1953, difese accoratamente la scienza e la tecnica dagli inquinamenti dello spirito faustiano (Cfr. Piero Vassallo, L’ideologia del regresso, pag. 24, M. D’Auria Editore, 1996).

L’idea di progresso è, dunque, degenerata in virtù del rifiuto della visione cristiana, immaginando una natura intrinsecamente ostile all’uomo e considerando il lavoro come un’azione di ribellione prometeica contro il Creatore. In questa prospettiva, il progresso è diventato una forma di guerra contro il creato, una volontà di trasformazione di ciò che esiste, intesa come azione da condurre contro Dio e finalizzata ad affermare l’emancipazione dell’umanità da questi.

Ora, il regresso. Una tendenza certamente non ancora affermatasi, ma presente in diverse manifestazioni del pensiero ed in alcune scelte comportamentali riscontrabili nella società. Si pensi, per esempio, a certe forme di vegetarianismo, dettate non dalla necessità di salvaguardare la salute della persona, bensì dalla volontà di non far del male agli animali e, addirittura, di non sfruttarli. Effetti di una concezione che, come detto sopra, pone la vita umana sullo stesso piano di quella animale (antispecismo, veganismo).

Altra caratteristica distintiva del regressismo è l’avversione nei confronti del progresso tecnologico, visto come l’espressione più evidente della pretesa, da parte dell’uomo, di dominare e sfruttare la natura. Un ribaltamento, dunque, della prospettiva progressista – ben simboleggiata dal “gran ballo excelsior”, che alla fine del XIX secolo celebrava il trionfo della scienza e della tecnica – che si riversa nel nichilismo regressista.

Progressismo e regressismo, al di là delle ovvie ed accidentali differenze, sono entrambe manifestazioni del processo sovversivo, volto a sconvolgere l’ordine naturale e a sfigurare la dignità dell’essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Non ci si confonda: la tendenza regressista, come quella progressista, rifiuta il concetto di Essere, inteso come principio dell’esistenza, dell’ordine e del significato delle cose. Se così non fosse, dovrebbe riconoscere ciò che nega, ossia la natura umana e la sua superiore dignità rispetto agli altri esseri composti di materia e forma. È evidente che il “regista” della Sovversione – il Nemico – gioca con l’uomo, ora illudendolo di “essere come Dio”, ora convincendolo che la sua dignità è pari a quella di un rospo.

Come giustamente ha scritto Piero Vassallo, “… il mito dell’industria (il combattimento dell’uomo contro la natura) è l’interfaccia del naturalismo arcadico (la natura contro l’industria, la civilizzazione e, infine, l’umanità). In entrambi i casi il presupposto è l’acosmismo, l’opinione che ora nega l’ordine logico della natura, ora il significato dell’uomo.” (Cfr. Piero Vassallo, L’ideologia del regresso, pag. 32, M. D’Auria Editore, 1996).

L’ideologia regressista – che rifiuta l’idea di progresso, al di là delle giuste obiezioni nei confronti del prometeico progressismo – manifesta in maniera ancor più evidente l’avversione nei confronti della Tradizione romana e cristiana, già invisa ai fautori della Modernità. In essa, infatti, viene vista la causa della missione civilizzatrice che ha fatto dell’Europa il “faro della civiltà”. Avversione che si riscontra anche nell’infatuazione immigrazionista, che vede nell’insediamento in Europa dei “migranti” un decisivo e necessario elemento di rottura con le odiate radici greco-romane e cristiane, dure a morire nonostante secoli di azione corrosiva condotta dalla Sovversione.

La tendenza regressista, inoltre, si manifesta attraverso le campagne ecologiste promosse da personaggi e organizzazioni legati al potere mondialista (si pensi all’ex-Vice Presidente degli Stati Uniti, Al Gore, fautore di campagne contro il “riscaldamento globale”, provocato, a suo dire, dalle attività umane), iniziative attraverso le quali si suscitano stati d’animo inclini ad accettare una certa prospettiva pauperistica, funzionale al riassetto economico-finanziario promosso in Occidente.  

Ovviamente, anche la Chiesa, in balia di una gerarchia neo-modernista che striscia ossequiosa ai piedi del “mondo”, non è immune dalla tentazione regressista. Secondo il Professor Flavio Cuniberto, docente di Estetica all’Università di Perugia, nell’enciclica bergogliana Laudato sì, “La natura assume tratti spiccatamente romantici: diventa la sfera dell’innocenza originaria, il luogo intrinsecamente buono che l’intervento umano altera e corrompe.” (Flavio Cuniberto, Madonna povertà. Papa Francesco e la rifondazione del cristianesimo, Neri Pozza editore).

La situazione nella quale ci troviamo a vivere ci pone, dunque, dinnanzi ad una realtà dominata da un crescente stato di confusione, nel quale convivono tutte le manifestazioni della Sovversione. Gli effetti dell’errore protestante, infatti, sono ancora presenti e continuano a produrre danni, così come quelli dell’illuminismo, del liberalismo, del comunismo e così via. Oggi assistiamo al paradosso di coppie inclini alla tendenza regressista, che fanno disinvoltamente ricorso alla fecondazione assistita (esempio lampante di utilizzo distorto del progresso tecnico-scientifico, scaturito dal delirio di onnipotenza di un’umanità incurante della norma etica oggettiva che ha in Dio la sua origine), non curandosi minimamente della contraddizione che esiste tra il rifiuto del progresso tecnologico e la scelta di farvi ricorso per soddisfare un proprio desiderio.

Quello che appare chiaro in tutta la sua evidenza è la natura della Sovversione – mostro policefalo – la quale, in modi diversi e spesso contraddittori, manifesta sempre il medesimo fine: condurre l’uomo sempre più lontano dalla dignità della sua natura, ossia alla dannazione.