Come sopravvivere alla modernità – Gianfranco de Turris

Come sopravvivere alla modernità – Gianfranco de Turris

Evola, Jünger e Mishima sono i principali autori controcorrente ai quali questo testo di Gianfranco de Turris fa riferimento per affrontare il XXI secolo, così da denunciarne le numerose magagne. Il noto esperto in ambito fantastico si catapulta stavolta nella analisi politico-sociale di una contemporaneità dominata ormai dalla dittatura della tecnocrazia, tramite il controllo a distanza della tecnoscienza, al fine di stabilire un dominio planetario per mezzo della imposizione di una mentalità collettiva attraverso i Nuovi Media.

Il conformismo ipocrita del Pensiero Unico, questo è il nemico contro cui de Turris, conoscendolo e leggendolo da anni, combatte da sempre. In questa sua ultima fatica, egli ci dimostra che il “mostro della modernità” può essere affrontato e sconfitto, però non con atteggiamenti esteriori e velleitari, i quali si dimostrano immancabilmente inefficaci nella pratica di ogni giorno. Questa rivolta contro il Sistema può e deve, per l’autore, essere esclusivamente individuale, facendo propria una severa disciplina interiore e una profonda consapevolezza della realtà (quella vera, non la virtuale che ne sta prendendo il posto). In sostanza, in queste pagine viene spiegato che occorre cercare e ritrovare in sé i valori perenni della Tradizione, riproponendoli in modo attuale.

Come sopravvivere alla modernità può a buon ragione essere considerato uno scritto antimoderno, proposto tuttavia con un linguaggio e un ragionamento correnti. Sia chiaro, in questo libro – come indica Claudio Bonvecchio, autore della Presentazione – si fa ampiamente ricorso alle “armi della Tradizione”; quindi nulla o quasi si concede alla modernità. Inoltre, non vi è alcuna velleità filosofica, soltanto il desiderio di portare avanti con estrema chiarezza un determinato punto di vista. Questo aspetto del testo non dovrebbe sorprendere coloro che conoscono la carriera di de Turris, che alterna da sempre l’essere saggista al mestiere di giornalista, ma non certo in modo simile ai suoi colleghi fasulli e spesso impreparati di oggi. L’autore si inserisce infatti nel solco di un giornalismo colto e impegnato, segnato da due grandi personaggi come Indro Montanelli e Tiziano Terzani.   

Sarà forse per questa ragione, nella volontà di difendere un sacrosanto “diritto di cronaca”, che de Turris sembra quasi – giustamente, aggiungiamo – ossessionato dalla mancanza di libertà di espressione nel nostro Paese, nel quale chiunque osi opporsi a quelli che noi da tempo definiamo i benpensanti del progresso viene: “[…] addirittura condannato penalmente in nome di leggi ad hoc, cioè leggi contro la liberà di pensiero, gli vien tolta la possibilità di parlare e scrivere, naturalmente in nome della ‘democrazia’ […]” (24). Ecco, allora, che l’autore si trova saggiamente a riproporre la acutissima espressione coniata da Fausto Gianfranceschi nel definire la nostra epoca come un: “Sistema della Menzogna”.

È curioso che ciascun capitolo del volume sia suddiviso in punti/temi, facendone una specie di “manuale” di sopravvivenza intellettuale e non un pamphlet politico, anzi più che altro una guida morale. De Turris ha continuamente cercato, nella sua attività pluridecennale, di non politicizzare mai troppo i suoi variegati campi di interesse, persino quando l’impresa risultava assai tormentata, come nel caso di una figura della importanza e “scomodità” quale Julius Evola, da lui definito “inattuale” e “impolitico”. Questa sua posizione nei confronti del – i conservatori “alchemici” estimatori di René Guénon ci scuseranno – maggiore pensatore della Tradizione ha suscitato non poche polemiche, perlopiù faziose e non debitamente argomentate. Infatti, per de Turris, Evola, e lo si vede pure in questo suo ultimo testo, è un caposaldo che va ben aldilà del passato e del presente, nonché di qualsiasi schieramento politico, per tale motivo è d’obbligo pensare che: “[…] sia doveroso parlare di lui […]” (17).

L’essenza di questo libro la si può riassumere tutta in questo breve passaggio: “Oggi si sta consolidando una dittatura morbida che, pur non ricorrendo a strumenti autocratici classici, tende ad imporre in modo ‘democratico’ non soltanto quello che è stato definito un Pensiero Unico, ma anche il Comportamento Unico […]” (19). In Come sopravvivere alla modernità non ritroviamo risposte risolute, né definitive, e ciò si sposa bene con la mentalità del suo autore. Nondimeno, vi è una presa di posizione netta e coraggiosa, questo sì, veicolata con un accattivante gusto per la polemica. Per questo motivo, trattasi di una lettura sana, lontana dal qualsiasi forma di capziosità, caratteristica principale, quest’ultima, dei finti intellettuali che popolano continuamente i palinsesti televisivi e che non si sa mai da quale parte stiano veramente. Quella che più gli conviene di volta in volta, ci permettiamo di dire.

Una altra particolarità di questo scritto che riveste una certa importanza è rappresentata dal fatto che si tratta di uno dei pochissimi testi tradizionalisti apparsi di recente. Pertanto, i contenuti restano sostanzialmente quelli, malgrado, come detto, il linguaggio con cui vengono illustrati sia in consonanza con l’epoca odierna. Orbene, fosse anche solo per il suo essere totalmente non “alchemico”, il libro in questione è da giudicarsi una operazione riuscita.