Inghilterra, Norvegia, Austria… ma non erano paesi avanti?

Inghilterra, Norvegia, Austria… ma non erano paesi avanti?

Duro colpo per chi fino a qualche mese fa prendeva a modello i paesi del nord Europa, o più in generale quelli dell’Europa occidentale, per le proprie supercazzole semicolte in materia di diritti civili, multiculturalismo e accoglienza.

Eh sì, perché sono proprio quei paesi “avanti” (i primi ad aver aderito alla Nato e al modello valoriale americano, in contrasto col vetusto mondo arretrato dell’est europeo) a prendere delle posizioni “populiste e razziste” nei confronti dell’orda migratoria che sta piano piano mutando il volto del Vecchio Continente.

L’Inghilterra, roccaforte del capitalismo continentale, respinge, oltre che i disperati di Calais, 3000 bimbi siriani orfani. E’ evidente che dietro al culto del migrante e dei ponti umanitari non si cela nessuna virtù teologale, quale la carità, bensì un cinico ragionamento che si articola verso il mero interesse della nazione che accoglie a sfruttare manodopera a basso costo e, talvolta, desindacalizzata.

Si chiamano comunemente “migranti economici” e Londra ne ha sempre fatto largo uso. Evidentemente, non essendo il lavoro minorile tollerato, hanno pensato bene di respingere chi davvero dietro di sé ha solo macerie, ma che alla causa produttiva non ha nessuna utilità. Perfida Albione, diceva qualcuno…

La Norvegia, invece, triumvira assieme a Danimarca e Svezia di quel mondo di welfare perfetto e pace terrena dove tutto funziona (stando alle fiabe televisive, s’intende), ha calcolato che il mantenimento dei migranti costerebbe meno che un buono da 1000 euro ciascuno per far sì che lascino il paese; per buona pace della solidarietà, dei ponti umanitari e delle isterie terzomondiste dell’estrema sinistra locale.

Ultima delusione del mondo di quelli che stanno “avanti” è l’Austria. L’Austria, signori, ha capito che il meccanismo eurocratico è un baraccone di interessi economici che, come una mietitrebbia, sovrastano quelli di ordine pubblico, sicurezza ed equilibrio sociale; pertanto, capito che la forza del governo italiano in materia di contrasto ai flussi migratori verrebbe valutata, a seguito di un cazzotto dato al punching ball,  “livello budino”, ha pensato bene di erigere barriere al Brennero anti-profughi.

Se a queste nazioni ci aggiungiamo quelle che hanno eretto i muri nei Balcani e ristretto la facilità d’approdo ai migranti nei paesi di destinazione, capiamo quanto sia considerata l’Unione Europea.

Non esistendo una politica comune europea sull’emergenza sbarchi, la situazione è del “si salvi chi può”. L’Austria fa i suoi interessi, ed il sottoscritto, da italiano, non può che riconoscere le loro ragioni, senza però esultare stupidamente come fa il becerume leghista, che ignora che ogni ora di ritardo al Brennero dovuto ai muri alle nostre imprese costa 60 euro (dati CGIA); 175 MILIONI DI EURO, il danno alle imprese italiane!

Ora, tornando al titolo, ci piacerebbe capire quale opinione hanno i nostri illuminati governanti sulla situazione generale, dato che il crescere vertiginoso delle destre nazionaliste costringe i partiti di centro-sinistra, intenzionati a mantenere le redini della governance, ad erigere misure protettive sia fisiche che regolamentari nei confronti dei flussi migratori e che l’intenzione di abbandonare il progetto di integrazione europea passa per la testa di diversi primi ministri dei paesi “avanti”.

Stai a vedere, ora che le carte si stanno scoprendo, che gli unici che credevano davvero a questo progetto unificatore siamo noi italiani? A giudicare dal nostro lassismo e dalla nostra eurofilia, pare proprio di sì.

Se si sono moderatamente svegliati persino i paesi del nord Europa, perdendo quindi quella carica di “civiltà” che fino ad ora li aveva contraddistinti, è lecito chiedersi quanto ancora dovremmo aspettare noi italiani per vedere un atteggiamento di tutela dei nostri interessi nazionali da parte del nostro governo.

Il coacervo ideologico in Europa non permette un coordinamento monolitico a difesa del continente. Questo sarebbe possibile soltanto con una guida nazionalista a capo di ogni paese. Da qui si dovrebbe difendere le frontiere esterne e riprendere in mano il vecchio progetto del 1950, proclamato da Robert Shuman, ossia una politica di rilancio e sostegno delle nazioni africane e medio-orientali, nel loro e nel nostro interesse.

Qualche cosa di diverso dall’omicida politica di certe nazioni canaglia, quali Francia e Inghilterra, per esempio.