I Caduti sul Fronte Russo e l’Italia che dimentica il proprio orgoglio

I Caduti sul Fronte Russo e l’Italia che dimentica il proprio orgoglio

Pochi mesi fa, ho assistito a una di quelle conferenze che, in una nazione degna di questo nome, verrebbe riproposta annualmente nelle scuole di ogni ordine e grado, per il carico di valori ed insegnamenti che quelle storie potrebbero avere su una gioventù sempre più priva di radici ed identità profonde. Invece, l’incontro svoltosi in un quartiere di Roma nord ha visto la partecipazione dei pochi reduci rimasti, dei loro famigliari e dei poveri organizzatori, costretti ai salti mortali per tenere ogni anno in vita un ricordo che sembra non interessare più  nessuno. L’evento in questione viene generosamente organizzato dal “Comitato Familiari e Amici per Nikolajewka, nel ricordo per non dimenticare”, al cui impegno si deve, inoltre, l’intitolazione del giardino comunale di via Cassia ai caduti sul fronte russo, con tanto di cippo commemorativo per tutte le vittime e i dispersi del Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.).

E così quelle due ore di racconti, di eroismi, di fierezza, di dolore, sono volate via tra orgoglio e rabbia, tra commozione e risentimento. Perché ricordare l’eroismo delle nostre Divisioni Alpine nella battaglia di Nikolajewka, la carica vittoriosa del Reggimento Savoia Cavalleria nello scontro di Isbuscenskij, il sacrificio di uomini straordinari come il Generale Reverberi, che, salito su un semicingolato tedesco, lancia all’assalto la sua Tridentina, rompendo l’accerchiamento sovietico e mettendo così in salvo decine di migliaia di alpini e soldati in ritirata, o come il Capitano Iannicelli della Regia Aereonautica, caduto in volo contrastando, da solo, quindici caccia russi, riempie il cuore di orgoglio e di fierezza, perché come ci ricordano le parole del sacrario per i caduti su un altro terribile fronte, quello di El Alamein, “Mancò la fortuna, non il valore”. Eppure, questa sensazione di appartenenza, di rispetto e di ammirazione per chi ha dato tutto alla Patria, ha fatto costantemente a pugni con i sentimenti opposti che suscitano il menefreghismo dilagante, la mistificazione continua, la falsità di chi, ancora oggi, non riesce a guardare quegli eventi e quella storia non da fascista o antifascista, ma da Italiano.

Perché avremmo tutti il dovere di insegnare ai nostri figli che l’Italia vera, profonda, quella che non è semplicemente un Paese, ma diventa Nazione e Patria, la troveranno nel nostro Risorgimento, nel sacrificio e nella Vittoria della Grande Guerra, ma anche nella sconfitta e nell’onore di chi ha combattuto fino alla morte nelle steppe russe, sui monti greci o nei deserti africani. E se anche a loro brilleranno gli occhi di commozione, come ancora oggi brillano gli sguardi fieri di quei reduci, allora il momento della rinascita e del riscatto nazionale non sarà così lontano. Perché nelle sofferenze patite da quei soldati, nei gesti eroici grandi e piccoli, in quello spirito di comunità e solidarietà, di cameratismo, di appartenenza nazionale e di comune destino, là tra quelle divise logore e sfatte e nelle migliaia di croci senza nome sparse tra quei campi sterminati, troveranno ancora l’orgoglio di dirsi fieramente Italiani!

Invito pertanto fin da ora chiunque volesse approfondire la conoscenza di questa iniziativa ad essere presente il prossimo anno e a visitare il sito giardinocadutisulfronterusso.wordpress.com perché la battaglia per la verità storica deve necessariamente vederci, ovunque, schierati in prima linea.