Abbasso la pappa col pomodoro!

Abbasso la pappa col pomodoro!

L’ Italia – culla della civiltà, sede della cattedra di Pietro, scrigno di tesori, Paese con sorprendenti biodiversità – ha da qualche tempo un nuovo record: è la prima nazione al mondo ad ospitare il “clandestino gourmet”. Si tratta di una specie umana mai osservata prima e non riconducibile ad alcuno studio di antropologia culturale finora effettuato!

Trattasi di giovani maschi ipermelaninici e “gajardi”, ben vestiti e smartphone-dipendenti che, quando sono a tavola, non accettano dilettantismi!

Implacabili e severi come Gordon Ramsay, danno prova di sé sia davanti a risotti dalla cottura troppo avanzata, sia con paste giudicate eccessivamente acquose. Di fronte a tanta competenza, i nostri vicini di casa, gli austriaci, si sono spaventati.

Più che l’invasione della loro nazione, temono il confronto con la nostra!

Hanno detto chiaro e tondo che intendono sigillare il Brennero col silicone.

Li capisco… oh se li capisco!

 Se al “migrante gourmet”, unico al mondo come la rupicapra ornata o la salamandrina dagli occhiali, non piacciono i maccheroni con la passata, se i colorati Cannavacciuolo subsahariani vanno in Prefettura a dirne di cotte e di crude (l’espressione mi pare appropriata) contro la cucina più famosa della terra, che caspita potrebbero fare di fronte agli stoppacciosi stufati d’Oltralpe, di solito serviti con contorno di pasta scotta?

 E visto che sono, nell’ordine: la tenuta della cottura, il grano duro e il riso novarese i problemi più assillanti per il clandestino di cui sopra, gli austriaci, sopraffatti dal terrore di una figuraccia su scala internazionale, non han chiuso le cucine, ma i confini: “non siamo all’altezza”, hanno confessato, e si son ritirati!

Che codardi, che impavidi, che pusillanimi!

Noi, invece, gente di spessore che non teme le sfide, abbiamo allargato il piano lavoro, triplicato quello di cottura, comprata la friggitrice nuova, convocato altri executive, cambiato i sous chef, rivoluzionato i menù… sempre sperando nella benevolenza degli ospiti!

Che Dio ce la mandi buona, perché anche in quanto ad aria condizionata, collegamenti wi-fi, vestiti e donne delle pulizie, i nostri servizi non si sono dimostrati all’altezza delle aspettative. Perdindirindina!

In un Paese, in cui il rischio povertà è del 29,9% per chi ha meno di 65 anni e del 22,6% per gli altri, tu, albergatore italiano, osi offrire formaggi nostrani e non pollo speziato? Non hai letto nella dettagliatissima missiva inviata dal Signor Prefetto che il cibo offerto deve rispecchiare i gusti degli au-gusti ospiti?

Abbiamo un milione e mezzo di famiglie totalmente indigenti, 7 milioni di persone povere (4,2% al Nord, 4,8% al Centro e 8,6% nel Mezzogiorno) e siamo così insensibili da servire ai “clandestini gourmet” penne al ragù, lasagne e maccheroni tutti i santi giorni che Dio manda in terra?

Ma dove è andata a finire la proverbiale fantasia italiana?

Ma in che Paese viviamo?

Ma che figura ci stiamo facendo coi ristoratori di mezzo mondo?

Marialucia Lorefice, attenta deputata pentastellata, ha spiegato ai nostrani ristoratori, solitamente tristellati, che le tonnellate di pasta ogni giorno buttate perché non gradite sono la conseguenza, peraltro vergognosa, della nostra incapacità di capire la delicatezza gastrointestinale degli immigrati, non adusi ai carboidrati e tantomeno alla inqualificabile povertà di spezie e di grassi della cucina italiana.

Sono 2 milioni i bambini e gli adolescenti che, soprattutto al Sud, vivono in povertà più o meno grave, ma – riflessione da becera populista! – per loro la pasta gratuita a scuola non c’è!

Un buono-pasto costa mediamente 4 euro, per una spesa di circa 80 euro mensili a figlio; il prezzo del cibo è in Italia maggiore del 6 e del 9% rispetto a Francia e a Germania e il 70% del reddito della famiglia italiana se ne va in beni di assoluta necessità, primo tra tutti quel cibo sul quale il clandestino da gommone sputa indignato.

Stiamo ospitando un esercito di africani celiaci che rischiano ulcere intestinali ogni volta che assaggiano un rigatone o i signori ospiti, i-phone muniti, che scappano da guerre, fame e desolazione, non ce la contano poi tanto giusta?

Giriamo la domanda ai portatori d’handicap della penisola che, anche quando non hanno altro reddito, ricevono dallo Stato una pensione di euro 280 al mese. Di solito ci comprano l’acqua! Per il rigatone sono costretti a mandare la nonna, 500 euro mensili, a rovistare nella spazzatura!