“Moral bombing”: quando l’infamia è dalla parte della ragione

“Moral bombing”: quando l’infamia è dalla parte della ragione

La Seconda Guerra Mondiale è considerata la guerra che, fino a quel momento, ha creato il maggior numero di morti e di distruzione. Molti credono che ciò sia dovuto allo sviluppo tecnologico e numerico delle differenti armi a disposizione dei comandi dell’epoca rispetto ai conflitti del passato, inclusa la Prima Guerra Mondiale. Questo effettivamente è vero, ma è solo una parte della verità. L’altra parte di questa verità è la concezione stessa della strategia bellica. Il primo elemento è l’armamento e disposizione, il secondo è il modo in cui le armi vengono impiegate.

La guerra, infatti, è sempre stata una componente intrinseca alla natura dell’Uomo. Siamo passati dalle epoche delle guerre con le spade, in cui ci si affrontava “de visu” sul campo, alle guerre coi fucili, per poi passare alla logorante guerra di trincea, infine alla guerra di movimento, di strategia, e alla guerra totale in vigore ancora oggi. Ed è proprio la strategia adottata che, nel concreto, ha fatto (e fa ancora) la differenza.

Il “moral bombing” (a sua volta parte del più ampio concetto di “strategic bombing”) è una strategia di bombardamento ideata dagli Inglesi alla fine degli anni ’20 del Novecento col fine di spezzare non solo la resistenza materiale, ma la stessa volontà spirituale e morale del nemico da annientare.

L’idea di base è quella per cui colpire obiettivi civili, causando enormi stragi, e obiettivi simbolici, che rappresentano il Regime e la Collettività nemica (musei, chiese, statue, ecc…), crea demoralizzazione, scompiglio e caos, fino a destabilizzare e provocare probabili insurrezioni popolari nei confronti del Regime costituito.

Non bastava più, quindi, colpire aeroporti, fabbriche belliche e sterminare gli stessi lavoratori e le loro famiglie allo scopo di indebolire il nemico: l’aspettativa era quella di avere una sorta di “aiuto” dalla popolazione nel vincere il nemico dall’interno, creando terrore e caos.

Se tutto ciò si è realizzato in Italia, è anche vero che lo stesso Bel Paese rappresenta sostanzialmente l’unica eccezione alla regola – e anche in questo caso, solo con l’aiuto del tradimento interno ad alti livelli.  Basta infatti vedere, ad esempio, cosa successe a Dresda: il popolo tedesco, grazie anche ad una contrastante opera di propaganda del Regime, si è mostrato ancora più agguerrito di prima nel difendere la propria Terra. Lo stesso si può dire del Giappone Imperiale, ma anche dell’Iraq di Saddam Hussein dopo la Prima Guerra del Golfo.

Fortunatamente, il “moral bombing” si sta dimostrando un’operazione infame ma fallimentare, anche al giorno d’oggi: basta infatti vedere come la distruzione che l’ISIS si è portato dietro abbia portato a una reazione della popolazione ancora più a favore del legittimo Presidente Assad.

Resta solo da chiedersi: come mai anche l’ISIS ha distrutto deliberatamente e sistematicamente siti archeologici che costituivano i simboli della storia, della civiltà e della cultura dei popoli? Quale concezione ideologica ha ispirato gli integralisti? Dove e da chi hanno “imparato” questa odiosa strategia bellica?