Boldrini e Giannini, sibille della Sovversione

Boldrini e Giannini, sibille della Sovversione

I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi”. Questa è l’affermazione, pronunciata in maniera un po’ goffa e stentata (ma ribadita) dal Presidente della Camera dei Deputati, On. Laura Boldrini, lo scorso anno durante un incontro pubblico.

Ricordiamo bene le reazioni di molti di fronte a tali parole, quasi tutte volte a sottolineare la goffaggine messa in mostra dalla terza carica dello Stato. Sfuggiva ai più – ossessionati dal desiderio di deridere un personaggio tanto antipatico – la portata di quella dichiarazione, la quale non era la “sparata” di un’invasata immigrazionista, bensì la rivelazione, invero imbarazzata, di una verità ben conosciuta da chi, come l’attuale Presidente della Camera, sa cosa vi sia dietro il fenomeno dell’immigrazione e dove esso vada a parare nelle intenzioni di quei centri di potere che hanno promosso la cosiddetta “globalizzazione”.

Laura Boldrini non è comparsa improvvisamente dal nulla, viene dall’ONU, dunque lei sa. Il suo curriculum parla chiaro: dal 1989 lavora in varie agenzie delle Nazioni Unite, spaziando dalle questioni legate all’alimentazione a quelle dei flussi migratori, e passando attraverso vari scenari internazionali di crisi. Questo cosa significa? Vuol dire che, con ogni probabilità, questa donna conosce le cause e le finalità di certi fatti.

Oggi, ad un anno di distanza dall’affermazione sopra ricordata, un altro esponente del potere politico – il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini – rilascia delle dichiarazioni che si collocano in pieno nel solco di quanto dichiarato da Laura Boldrini. È accaduto qualche giorno fa e ne ha dato notizia lo scorso 5 maggio l’Huffington post, il quale ha riportato il contenuto di una conferenza stampa che ha visto protagoniste il ministro Stefania Giannini e la sua omologa tedesca, Johanna Wanka, le quali si sono incontrate a Menaggio (Como), in occasione della ratifica di un accordo di cooperazione fra Italia e Germania in tema di formazione professionale.

Nel corso della conferenza stampa, il ministro Giannini ha candidamente rivelato quale futuro si stia prospettando al popolo italiano: flessibilità (precariato) e instabilità in ogni ambito della vita, da quello personale ed affettivo a quello sociale e lavorativo. Si nasce in un luogo, si cresce e si studia in un altro, si lavora un po’ ovunque e si muore dove capita. Insomma, si tende al nomadismo.

Ecco uno stralcio di quanto affermato da Stefania Giannini e riportato da Huffington post: Flessibilità significa precariato, che non è sinonimo di malessere” (affermazione poi rettificata dal ministro, ndr) continua la Giannini. “Dobbiamo abituarci all’idea di un mondo impostato su un modello economico di stampo americano, dove il precariato è la norma. Dobbiamo abituarci a vite con meno certezze immediate, fatte da persone che si spostano continuamente e dobbiamo incentivare i loro movimenti”. Ed ancora: “La famiglia come l’abbiamo conosciuta esisterà sempre meno … (le persone, i genitori in primis) si devono poter spostare individualmente e per questo il nucleo famigliare non avrà più la funzione di stabilità sociale che ha avuto per la mia generazione”.

E siccome questo sistema di vita predispone poco a mettere al mondo dei figli, ecco la necessità di ricorrere ai migranti, al fine di colmare quei vuoti di popolazione che necessariamente si vengono a creare. Questo lo ha spiegato il ministro tedesco Wanka, che ha dichiarato: “Il nostro successo economico non si è tradotto in una alta produttività di figli. In 10 anni, la Germania ha perso il 22 per cento della propria popolazione. In questi termini, l’arrivo dei migranti ha una funzione economica specifica. Cioè quella di occupare quella fascia lavorativa lasciata vuota dalla crisi demografica …”.

Questa, dunque, è la visione del futuro – verso il quale si procede da tempo e con moto accelerato – che i politicanti europei perseguono – vuoi per convinzione, vuoi per somara obbedienza o imperdonabile tornaconto personale – quali docili strumenti nelle mani del potere mondialista. Giungono, quindi, delle “autorevoli” conferme a quanto da tempo denunciano tutti gli osservatori culturali e politici che hanno compreso il senso degli sconvolgimenti in atto: migrazioni, omosessualismo, ideologia gender, crisi economico-finanziaria… tutto si tiene ed è finalizzato a perseguire la formazione di un “nuovo ordine mondiale”, caratterizzato dalla scomparsa della famiglia naturale, delle identità nazionali e di genere; un “mondo nuovo”, abitato da una massa informe, nomade e meticcia sotto ogni aspetto (religioso, culturale, razziale).

In questo tristissimo scenario, colpisce, in maniera devastante, il sostanziale silenzio della Chiesa, la gerarchia della quale, salvo rare e quasi nascoste eccezioni, non contrasta in alcun modo – denunciandone natura e finalità – gli accadimenti di cui sopra (effetto evidente dell’infezione neo-modernista che, almeno dal Concilio Vaticano II, infesta la gerarchia cattolica). Da questo punto di vista, l’assegnazione a Papa Francesco del premio “Carlo Magno”, avvenuta lo scorso 6 maggio, rappresenta una colossale presa in giro: il premio intitolato ad uno dei padri spirituali dell’Europa cristiana, consegnato dai distruttori dell’Europa cristiana a chi l’Europa cristiana la dovrebbe difendere, ma che palesemente non lo fa. Quel premio, nel 1950, fu assegnato a tale Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi …