Le sentenze creative: più che un rischio, una certezza

Le sentenze creative: più che un rischio, una certezza

La recente approvazione alla Camera del DDL sulle Unioni civili ha imposto a partiti centristi come il Nuovo Centro Destra di trovare velocemente un modo per presentare l’approvazione di una legge di portata storica, che allinea l’Italia a tutto il resto d’Europa nella direzione di un sempre maggiore riconoscimento giuridico dei legami omosessuali, come un trionfo cattolico-liberale, in quanto “si è impedita l’introduzione della stepchild adoption“.

Così, l’on. Enrico Costa, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie del governo Renzi, del gruppo Area Popolare che raggruppa NCD e UDC, in virtù della delega alla famiglia assegnata al suo dicastero, ha tuonato contro il tentativo di proseguire sulla linea intrapresa con il DDL Cirinnà, spiegando che è ora di concentrarsi sulle famiglie tradizionali, con tutti i problemi economico-sociali che affliggono la maggior parte dei nuclei presenti in Italia, invece di continuare a pensare ai presunti diritti mancanti a una minoranza del paese. Inoltre, e questo forse è il dato più importante, ha specificato di avere il timore che ci siano giudici che, tramite sentenze “creative”, reintroducano dalla finestra proprio quella stepchild già stralciata dal testo del DDL, per la disperazione di chi sperava si potesse accelerare ancora un po’ la degradazione dell’istituto familiare in Italia.

Si potrebbe quasi pensare che NCD abbia finalmente avuto un’illuminazione, un sussulto di orgoglio, l’ombra di una parvenza di senso al suo esistere.

In effetti – lasciando da parte la questione di quale forma debba avere la faccia di chi ha il coraggio presentarsi esultante difensore della famiglia tradizionale e dei valori dell’etica cattolica dopo aver votato una legge come la Cirinnà – il ministro ha colto un punto importante, che affligge non solo la questione dell’affidamento dei bambini, ma investe l’intero apparato giudiziario italiano: la tendenza di alcuni giudici a fare quel che gli pare, come gli pare, quando gli pare, senza remore o timori di censure o contestazioni.

Le “sentenze creative”, purtroppo, non sono un evento poi così eccezionale nel nostro paese, specialmente in tema di affidamento familiare e di “discriminazione di genere” sul lavoro o a scuola. Su queste pagine (1), abbiamo già trattato della fantasia dei giudici palermitani nell’inventarsi interpretazioni assurde e astruse delle leggi vigenti, assecondando l’orientamento dei potenti gruppi di pressione che hanno imposto anche all’Italia la Cirinnà.

Il ministro ci vede giusto: l’onnipotenza del potere giudiziario, la sua totale assenza di trasparenza e la mancanza di un vero balance of power hanno creato nel nostro paese un’asimmetria tale per cui è stato possibile che i cambiamenti ai vertici del potere politico più rilevanti dal Dopoguerra ad oggi non sono stati determinati da cambiamenti di maggioranze elettorali, ma da manovre giudiziarie che hanno portato all’azzeramento delle élite al potere. È successo nel 1992 con Craxi e la DC e la storia si è ripetuta nel 2011 con Berlusconi e la Lega di Bossi. Certamente, si tratta di contesti e momenti diversi e non si può dire che, in entrambi i casi, le élite politiche in questioni siano esenti da gravi colpe e responsabilità.

Resta il fatto che quello che a grandi livelli ha portato a dei para-golpe giudiziari che tanti giornalisti e scrittori hanno documentato in più modi, da più parti e con diverse teorie sulle ragioni di fondo è lo stesso sistema che porterà sicuramente, in barba ai “rischi” e al niet del ministro Costa, a sentenze creative che reintrodurranno dalla finestra una norma stralciata. Sarà sufficiente che a un giudice venga in mente una cazzata di quelle che girano oggi, tipo che basta l’amore per fare questo, quello e il contrario di entrambi, e l’udienza sarà tolta.

(1) http://ordinefuturo.net/2016/02/01/la-fantasia-dei-giudici-palermitani-e-la-teoria-gender-applicata/