Difendere la Famiglia per non vedere la morte della Civiltà europea

Difendere la Famiglia per non vedere la morte della Civiltà europea

Il processo di disgregazione spirituale e sociale dei popoli dell’Europa occidentale ha raggiunto in questi ultimi tempi preoccupanti livelli di gravità, in riferimento al formidabile attacco che si sta  scientificamente conducendo contro uno degli ultimi baluardi della Civiltà Europea: l’istituto della famiglia. In tale quadro, infatti, sono state recentemente “legalizzate” anche in Italia le cosiddette “unioni civili”, introducendo nell’ambito del diritto di famiglia nuove forme di convivenza “giuridicamente e socialmente” riconosciute, tra le quali spiccano quelle tra persone dello stesso sesso.

Al riguardo, è evidente che quanto stia accadendo nell’Occidente liberal-capitalista e materialista costituisca una vera e propria aberrazione morale, sociale, politica e di diritto, tenuto anche conto che, nella millenaria storia dell’umanità, e della Civiltà Europea in particolare, il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali non solo non è mai avvenuto, ma non è mai stato nemmeno contemplato sul piano teorico. È altrettanto evidente come la demolizione dell’istituto della famiglia, inteso in senso tradizionale, sia uno dei principali obiettivi delle forze della Sovversione, analogamente alla sostituzione etnica dei popoli europei. Di conseguenza, la necessità di difendere con determinazione tale fondamentale istituto dovrebbe essere una priorità assoluta dell’intero fronte nazional-rivoluzionario, pena la sopravvivenza stessa del popolo, inteso come Comunità di sangue e di destino.

Purtroppo, si deve prendere atto del fatto che non tutte le forze che si definiscono nazionaliste e rivoluzionarie hanno compreso chiaramente tale necessità. Ciò, anche alla luce di talune riflessioni recentemente apparse su alcune testate “d’area” che, invece di supportare con risolutezza tale battaglia per la sopravvivenza della Civiltà Europea, preferiscono discettare “filosoficamente” sulla presunta debolezza dell’impostazione culturale che caratterizzerebbe la difesa della famiglia, considerandone errati i presupposti teorici, primo fra tutti il concetto di legge naturale.

Tenuto conto che, nelle pieghe di tali punti di vista, emerge piuttosto chiaramente una certa avversione al Cristianesimo, peraltro non invisa a quegli stessi ambienti massonici nemici della libertà e dell’indipendenza dei popoli, si ritiene opportuno ribadire che l’unica opzione teorica sulla quale ha senso fondare la battaglia per la difesa della famiglia è quella della continuità con le radici stesse della Civiltà europea, che sono essenzialmente greco-romane e cristiane.

A tal riguardo, occorre anzitutto chiarire l’assoluta pertinenza del concetto di legge naturale con la definizione di famiglia e con l’intera visione tradizionale della vita e dell’uomo. Infatti, già nella Grecia antica, a partire dal V secolo a. C., uno dei più importanti filosofi presocratici, Eraclito, affermava che “tutte le leggi umane sono nutrite da un’unica legge divina”. Ma è con lo Stoicismo (III secolo a. C.) che tale concetto si afferma compiutamente e il diritto stesso viene concepito come parte dell’Ordine universale, quale principio insieme divino, razionale e naturale, da cui devono scaturire e a cui devono conformarsi le cosiddette leggi positive. Fu però Roma, nella sua funzione di potenza civilizzatrice, a consolidare questa concezione del diritto, molto ben delineata nel De legibus di Marco Tullio Cicerone, dove la legge è considerata quale “ragione suprema insita nella natura, che comanda ciò che si deve fare e proibisce il contrario”. È da questa legge suprema, eterna ed invariabile, che, secondo Cicerone, occorre prendere le mosse per individuare il principio stesso del diritto, che non può dunque poggiare sulle leggi positive.

In tale quadro, la concezione romana del matrimonio, mirabilmente sintetizzata da Elio Floriano Erennio Modestino nella definizione “nuptiae sunt coniunctio maris et feminae et consortium omnis vitae, divini et humani iuris comunicatio” (il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna e la società di tutti gli aspetti della vita, nonché il render comuni ai coniugi il diritto umano e quello divino), non ammette dubbio alcuno, attribuendo altresì all’istituto familiare chiare funzioni di carattere politico e sociale, connesse con la continuità della stirpe.

In assoluta continuità con la Tradizione di Roma, il Cristianesimo fa propria tale concezione, reiterando l’idea che la legge positiva non è valida se non è conforme alla lex aeterna. In particolare, ciò è espresso più chiaramente nella Summa Theologiae di San Tommaso d’Aquino, il quale distingue tra lex divina, lex aeterna, lex naturalis e lex humana. Nello specifico, la lex divina è la legge rivelata da Dio, e come tale superiore a tutte, mentre la lex aeterna è la ragione stessa di Dio, Sovrano dell’Universo e legislatore di esso. Secondo questa formulazione, tutte le cose sono regolate dalla legge eterna, compreso l’uomo, la cui partecipazione a questa legge si esplica per il tramite della lex naturalis. Quest’ultima non deve essere considerata quale copia imperfetta della legge eterna, ma come parte di essa, con funzioni di guida dell’agire umano nel perseguimento dei suoi fini terreni, sulla base del principio fondamentale del “bonum faciendum, male vitandum”. Conseguentemente, nel pensiero tomista, la lex humana, cioè il diritto positivo, deve essere in armonia con la legge naturale, pena la cosiddetta corruptio legis.

Fatte queste necessarie premesse di carattere teorico, ed evidenziati in estrema sintesi gli elementi fondamentali del pensiero giuridico della Tradizione Romano-Cristiana, si può meglio comprendere

il senso e l’importanza della lotta nazional-popolare per la difesa dell’unica concezione socialmente riconoscibile di famiglia, istituto naturale che costituisce il pilastro fondamentale di una società organica, il “seminarium rei publicae” attraverso il quale si genera la Vita, assicurando la continuità etnica, morale e spirituale della Patria.

A conferma di ciò, non si possono, infine, non citare le politiche a favore della famiglia poste in essere da tutte le più importanti Rivoluzioni nazional-popolari del secolo scorso, con particolare riferimento alla battaglia demografica, alla tutela della maternità e dell’infanzia e alla tassazione del celibato che il Governo fascista promosse in Italia. Pertanto, nel contesto drammatico in cui versano oggi i popoli europei, uno degli imperativi dell’azione politica di ogni forza autenticamente nazionale e sociale deve essere la difesa senza pregiudizi della famiglia naturale, secondo quanto ci è stato tramandato dai padri, e per la salvezza della Civiltà europea.