Miss Italia

Miss Italia

Tessere l’elogio del concorso di Miss Italia significa, tra starnazzamenti ideologici ed invidie incoercibili, attirarsi molte critiche e suscitare antipatie tanto esplicite quanto le disabbigliate bellezze delle ragazze in gara.

In tempi di veline, di soubrette e di attricette, il gluteo e la tetta ammiccanti, furoreggiando ovunque, hanno fatto della proporzione e della simmetria, geometria sacra della classicità, argomento volgare, popolano e popolare, abusato e, nel gran commercio del sesso mercenario, deprezzato.

Le peripatetiche per vendere, svendono; impazza sulle strade la mostruosità travestita, la virilità dalle gran tette al silicone, rimedio indecente ed immondo alla noia del dejà vu.

La televisione, ipermercato dell’inguine estroverso e della coscia impudica offerta coram populo, ha responsabilità imperdonabili.

 La sfida per la più bella del reame, allora, può sembrare un peccato per eccesso, una sceneggiatura logora e ridondante. E forse ridondante lo è davvero; ridondante, ma non balorda, non inutile, – udite udite! – insospettabilmente anticonformista.

 Il concorso di Miss Italia, manifestazione chiassosa ed antimoderna insieme, lo dico alto e forte, merita pubblico encomio. L’elogio va alla sua ribalda impertinenza, che confuta, demolisce, annichilisce anni di piagnucolii egalitari, di lamentazioni “paritarie”, di “tutti uguali, tutti intercambiabili”.

 “La passione egalitaria è una perversione del senso critico: atrofia della facoltà di distinguere” scriveva Davila, come confermano, senza appello, le gambe delle Miss.

 Il concorso, Dio lo benedica, ribadisce una verità naturale, feroce, apparentemente ingiusta, incontrovertibile; la bellezza come l’intelligenza, non è, per volontà divina, egalitaria… regali di cui non abbiamo merito, ma che ci vengono elargiti con modalità molto poco democratiche!

Dio, nella Sua immensa sapienza, è elitario: elegge senza apparente motivo, una splendida calabrese a statua di emozionante bellezza; dona al francese che fu nella Legione Straniera, un immeritato viso da angelo virile.

Signoreggia al concorso la Disuguaglianza, che altro non è che la sconfessione della democrazia. E con la Disuguaglianza, tra uno sfolgoreggiare di ombelichi e uno sfarfallio di chiome lussureggianti, s’insinua la Mestizia, riflessione sulla precarietà della nostra condizione umana.

 Consolazione meschina delle invidiose: anche quella bellezza raggiante, quel fulgore di giovinezza è destinato a non durare e allora… allora malgrado le paillettes, i tacchi, il trucco, le frasi banali e inutili, si va lontano.

 La resurrezione dei corpi, l’inaudita promessa del Cristo ai Giusti (non a tutti!) ci pare ora possibile ed equa… ché nulla di buono e di bello è indifferente a Dio!