18/10/2012 Roma, convegno ' Una bella notizia ' promosso dal Sinodo dei Vescovi. Nella foto Padre Federico Lombardi, direttore Radio Vaticana e portavoce della Sala Stampa Vaticana

La fine di Pannella e l’omaggio dei suoi estimatori vaticani

E così, anche il campione del laicismo militante nostrano se ne è andato. Giacinto Pannella, detto Marco, è morto a Roma lo scorso giovedì 19 maggio all’età di 86 anni, la maggior parte dei quali dedicata a perseguire con tenacia la dissoluzione morale e fisica della nostra Nazione.  

Il suo nome, infatti, è fortemente legato alle tappe più significative che, dal secondo dopoguerra, hanno scandito il mutamento della società italiana verso l’attuale deriva nichilista: divorzio, aborto, liberalizzazione delle droghe, omosessualismo, pedofilia, eutanasia sono alcuni dei principali temi che hanno caratterizzato l’impegno politico e sociale di Pannella e dei suoi sodali/seguaci, volto a generare caos e morte.

Il sistema mediatico, che quotidianamente promuove e divulga il verbo della Sovversione, celebra Giacinto Pannella come un eroe nazionale, l’uomo grazie al quale l’Italia ha potuto – seppur con un certo ritardo – allinearsi agli standard etici dell’Occidente liberale e progressista. Insomma, un vero campione del laicismo.

Tutta l’attuale classe politica italiana gli ha reso omaggio, recandosi al suo capezzale nei mesi e nei giorni che ne hanno scandito la fine e tessendone le lodi post mortem. Nemmeno la confusa gerarchia ecclesiastica ha voluto mancare all’appello, preoccupata com’è di piacere al mondo che odia la Chiesa, la Fede e la legge naturale: dall’Osservatore Romano alla Civiltà cattolica (per bocca del suo direttore, P. Antonio Spadaro) Pannella è stato ricordato in una maniera del tutto inopportuna e incurante del buon senso cattolico. Proprio come piace al mondo di cui sopra.

Giacinto Pannella ha trascorso la sua vita cercando di imporre un’idea di libertà, fondata sulla pretesa di sciogliere la persona umana da ogni vincolo. Cosa del tutto assurda e contraria alla ragione, la quale, in ogni istante, mostra, invece, come l’essere umano abbia dei vincoli radicati nella sua specifica natura (il genere sessuale; la famiglia; la patria; Dio), la negazione dei quali – possibile, in virtù del libero arbitrio – produce gli effetti devastanti che ogni giorno possiamo constatare, osservando lo stato di decomposizione in cui versano le società occidentali.

Apologeta dell’utopia e dell’anti-ordine, Pannella ha rivestito i panni del paladino solitario e privo di mezzi, in lotta contro le “soverchianti forze della reazione clerico-fascista e della borghesia retrograda e conformista”. Niente di più falso. Giacinto Pannella è sempre stato dalla parte del potere mondialista, capace di esercitare le più forti pressioni sui governi delle singole nazioni, giocando il ruolo del precursore che, quasi fosse un visionario, indica ai più le vie dell’emancipazione assoluta.

Insieme ad Emma Bonino, a Gianfranco Spadaccia, ad Adele Faccio (quartetto che ha imperversato nello scenario politico nazionale degli anni ‘70 e ‘80 del secolo scorso) e ad altre figure del Partito Radicale – da lui fondato nel 1956 insieme ad un gruppo di dissidenti del Partito Liberale Italiano, tra i quali l’altro guru del laicismo nostrano, Eugenio Scalfari – lo ricordiamo come animatore e istrione di una lunga stagione della vita politica italiana, quella che ha sancito la progressiva ed inesorabile affermazione di leggi e di costumi gravemente contrari all’etica naturale e cristiana.

Pannella è stato colui che, più di altri in Italia, ha rappresentato sul piano politico quella fase del processo di sovversione volta a realizzare lo stravolgimento morale della persona umana, che la cultura cattolica integrale – ossia non contaminata dall’eresia e dall’affannosa quanto contraddittoria ricerca del compromesso con la modernità – chiama col nome di “rivoluzione in interiore homine”.

Di questo autentico ed instancabile nemico del cattolicesimo e dell’ordine naturale, il portavoce della Sala Stampa vaticana, Padre Federico Lombardi, ha detto: Lo ricordo con stima e simpatia, pensando che ci lascia una eredità umana e spirituale importante, di rapporti franchi, di espressione libera e di impegno civile e politico generoso, per gli altri e in particolare per i deboli e i bisognosi di solidarietà”. Pannella è una persona con cui ci siamo trovati spesso in passato su posizioni discordanti, ma di cui non si poteva non apprezzare l’impegno totale e disinteressato per nobili cause” (fonte: ANSA.it).

La morte di Giacinto Pannella, detto Marco, è stata, dunque, l’occasione per rinnovare la certificazione dello stato di degrado in cui versa una buona parte dell’attuale gerarchia ecclesiastica, la quale si ritrova ormai a parlare esattamente lo stesso linguaggio di quel mondo che vive come se Dio non esistesse. Di fronte a così sconcertanti parole – tali in quanto caratterizzate da ambiguità e omissioni, dettate dal desiderio di non dispiacere all’ambiente laicista, a scapito della necessaria chiarezza con cui gli uomini di Chiesa devono esprimere pubblicamente i loro giudizi (atto anche pedagogico) – il requiem lo si dovrebbe recitare per la Chiesa, se non fosse quello che è a dispetto degli uomini e della loro infedeltà.