Matrimonio, quo vadis?

Matrimonio, quo vadis?

Anno Domini 2016.
La decadenza del mondo moderno sembra ogni giorno accelerare la sua corsa, senza trovare resistenza alcuna (eccetto rari casi). Le unioni (in)civili sono ormai legge, come da volere di un Presidente del Consiglio che dice, vantandosene, di aver giurato sulla costituzione e non sul Vangelo (minuscolo e maiuscolo son voluti), ignorando non solo il volere popolare, ma anche le conseguenze culturali e sociali che quest’aberrazione causerà alla nostra nazione (già da tempo a crescita zero).

E tutto per assecondare un’infima minoranza della popolazione italiana che, così dicono i media, chiedeva a gran voce l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio.
Così, per via legislativa, il governo ha deciso di dare il suo contributo alla demolizione del matrimonio, mortificandone il significato di unione sacra tra un uomo ed una donna, atta alla procreazione dei figli ed alla formazione di una famiglia.

Matrimonio, dal latino Mater (Madre) e Munus (Compito, Dovere), non è altro che la traduzione letterale di “Compito della Madre”, atto ad indicare come la figura femminile della Mater sin dall’antichità sia la figura centrale della famiglia. Lei si occupa della gestione della famiglia, dell’educazione dei figli, della gestione del bilancio familiare e, più in generale, di tutto il focolare domestico.
Il Patrimonio, invece (dal latino Pater e Munus), è letteralmente “Compito del padre”, ovvero quell’insieme di compiti ai quali la figura patriarcale deve adempiere: provvedere al sostentamento economico della famiglia, per mezzo del suo lavoro e per mezzo di quelle risorse e mezzi atti a soddisfare i bisogni familiari, spirituali e materiali.

Può dunque esistere Matrimonio senza Patrimonio, oppure il contrario? Già con la sola analisi etimologica, la risposta è perentoria: NO.
Una famiglia ha bisogno delle due differenti figure – quella del marito e quella della moglie, quella del padre e quella della madre – perché, con compiti diversi ed in maniera complementare, soddisfano le esigenze della famiglia, secondo la sua costituzione naturale. 

Dove sta andando il matrimonio?

Sempre meno coppie eterosessuali si sposano e, in molti casi, le poche che lo fanno si uniscono in matrimonio in tarda età. L’incertezza del futuro, la precarietà o la mancanza del lavoro per il padre (che, in questo modo, non riesce a garantire il patrimonio necessario), la mancanza di possibilità per la madre di svolgere il proprio ruolo naturale di educatrice e di custode del focolare (occorre che anche lei lavori fuori casa, se no il solo stipendio del marito – quando c’è – può non essere sufficiente), coperture sociali e previdenziali sempre meno disponibili. Tutto concorre a rendere difficile la formazione di nuove famiglie naturali, fondate sul sacro vincolo del matrimonio e fondamento della stabilità sociale.


Di contro, ci sono coppie omosessuali che, in virtù della legge sulle cosiddette “unioni civili”, d’ora in poi potranno riconoscersi “moglie e moglie” o “marito e marito”, non curanti dell’impossibilità di costruire una famiglia sana – fondata sulla naturale complementarietà dei sessi – e di non poter costituire quella cellula-base della società quale è appunto la famiglia. Questa pagliacciata delle “unioni civili” rappresenta un danno non solo sul piano morale (grave offesa di Dio e negazione dell’ordine naturale), ma anche su quello economico (il giochino moglie-moglie e marito-marito, avrà un impatto inevitabile sulle casse dello Stato).

In tutto questo, sconcerta l’atteggiamento del Papa – vescovo di Roma e Primate d’Italia – il quale di fronte all’evidentissimo attacco condotto contro l’ordine naturale e la famiglia si trincera dietro un “Non possiamo immischiarci nella politica, perché non è di nostra competenza”.

Cosa rimane da fare?

Pregare, lottare e… costruire una famiglia come Dio comanda, ossia basata sul matrimonio indissolubile ed orientata a generare figli da allevare ed educare cristianamente, ovvero infischiandosene delle ambiguità e delle novità vaticanosecondiste, per ancorarsi, invece, alle certezze della dottrina cattolica romana la cui validità non verrà mai meno.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.

Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa

è carne dalla mia carne

e osso dalle mie ossa.

La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.”

(Genesi 2,21-24)