Ripartire… da cinque!

Ripartire… da cinque!

La lista a sostegno del nostro candidato Alfredo Iorio per le Comunali della Capitale ha scelto di trincerarsi dietro una piccola e immensa parola: patria. E la scelta non poteva essere più giusta, perché nonostante gli attacchi sempre più violenti che subisce da oltre settant’anni, resta una corda di violino capace di vibrare e di emozionare ancora al minimo contatto. Qualsiasi ipotesi di rinascita e ricostruzione nazionale non può che ripartire dalla difesa, dal rilancio, dalla cura verso una patria ferita, sanguinante, dolorante ma prepotentemente viva. L’Italia reale, il centro della Cristianità mondiale, l’erede della grandezza di Roma, il pilastro dell’idea di Europa, il faro di civiltà che con la sua storia, la sua cultura, le sue bellezze continuerà ad indicare una via, c’è e continuerà a vivere, ne sono certo.
Poi mi sono chiesto, però, quali potessero essere le altre parole d’ordine da cui ripartire per tornare a “portarsi non là dove ci si difende, ma là dove si attacca”. E subito il mio pensiero è andato alla famiglia; chi scrive, non solo ha la massima comprensione per chi fa altre scelte nel rispetto di se stesso e degli altri, ma pensa anche che certe uscite sopra le righe, anche da parte del nostro ambiente, siano assolutamente dannose alla causa e che il nostro essere cristiani non possa manifestarsi mai a corrente alternata, se non vogliamo metterci allo stesso livello dei sedicenti democratici e pacifisti che ben conosciamo. Premesso questo, è evidente che la difesa, la tutela, la promozione della famiglia naturale fondata sul matrimonio resta la stella polare fondamentale per uscire dalle secche del declino e ridare una prospettiva di speranza al nostro popolo. Occorre invertire rapidamente la decrescita demografica, rilanciare la maternità, ridare la voglia, l’entusiasmo e la felicità di avere figli, di dare continuità alla famiglia e alla nazione. Inutile girarci intorno, servono una barca di soldi per rimettere in moto una serie di politiche in grado di invertire la tendenza, a noi la sfida di dimostrare, tuttavia, che un’altra Italia è possibile.
Incominciando con il riappropriarci anche di un’altra parola chiave: Stato sociale. E’ evidenza scientifica che, in ogni angolo d’Europa, le sinistre di qualsiasi tipo hanno completamente abdicato alla difesa o al rilancio di un sistema che, in parte, avevano contribuito a costruire. Ovviamente, chi come noi è erede e continuatore dell’opera assistenziale cristiana e di personalità quali Bismarck, Sorel, Corridoni, Mussolini e molti altri, non solo non ha bisogno di patenti di credibilità, ma ha il dovere di essere in prima fila nella difesa ad oltranza di un architrave fondamentale della civiltà europea. E non parlo ovviamente degli sprechi, degli assistenzialismi, delle politiche più o meno aggiornabili ed adattabili ai tempi, bensì dell’idea che lo Stato sociale europeo, con le sue conquiste nel campo dell’istruzione, della sanità, dell’assistenza pensionistica, della rete di protezione, debba tornare ad essere il privilegio, il vanto di noi Europei nei confronti di chi, a oriente come a occidente, ultraliberista o comunista di mercato, tiene milioni e milioni di persone ai margini della società, prive di qualsiasi forma di tutela o diritti.
E ancora, il gigantesco tema dell’identità. Il discorso sarebbe enorme, ma è bene mettere dei punti fermi, perché la parola è davvero cruciale. Nessun percorso di costruzione europea ed i relativi inevitabili sacrifici saranno mai possibili fino a quando i nostri popoli non ritroveranno l’orgoglio delle nostre identità. Non si farà mai l’Europa su una moneta, sul rapporto deficit/pil, sulle politiche di austerità, sui diktat dei burocrati di Bruxelles o su altre amenità del genere. Occorre ripartire dalle nostre radici greco-romane, dalla tradizione cristiana, da San Benedetto, da Carlo Magno, dalle cattedrali delle capitali europee, da tutto quel retaggio di storie, poemi epici, tradizioni, artisti, cultura, miti che hanno fondato l’idea di Europa. Perché, se non torneranno ad infiammarsi i cuori per le parole che, tramite Virgilio, Anchise rivolse ad Enea nell’Aldilà: “tu ricorda, Romano, di governare i popoli; questa la tua vocazione: imporre norme alla pace, risparmiare chi si arrende, e debellare i superbi”, nessuna rinascita nazionale ed europea sarà mai possibile.
Infine, una parola che Forza Nuova ha felicemente inserito tra i suoi slogan più riusciti: ordine contro il caos. Per anni l’ho usata in senso quasi dispregiativo, per indicare e classificare le destre borghesi, liberaldemocratiche, quelle che erano altro rispetto a chi vantava scelte decisamente più radicali ed anti-sistema. Oggi, mi sembra ce ne sia un tremendo bisogno; ripartendo anche qui dalle piccole cose, dal nostro ordine morale, dalla necessità di tornare a regolare le nostre vite in base ad un ordine di valori, di gerarchie, di priorità. Portare ordine, riscoprendo il gusto del bello, del semplice, dell’armonioso.
Patria, famiglia, stato sociale, identità, ordine… ripartiamo da qui e ricostruiamo insieme l’Italia. Noi ci siamo!