L’inconsistenza dialettica degli opposti che si attraggono

L’inconsistenza dialettica degli opposti che si attraggono

“Fasciocomunismo”: è così che i profani della politica definiscono quella corrente che, a dir loro, sarebbe l’unica alternativa possibile al “sistema”. Essa si fonderebbe su comuni battaglie ed ideali, che renderebbero le uguaglianze maggiori delle divergenze, queste ultime accantonate in nome di un ideale superiore. A livello storico, ciò troverebbe riscontro nelle comuni origini socialiste dei rispettivi ideologi (Mussolini e Lenin), oltre che nelle parole di stima reciproca che rivolsero l’uno all’altro nel periodo antecedente al secondo conflitto mondiale.

E’ evidente che una mente lucida ed attenta non può non cogliere l’enorme forzatura in questi tipi di ragionamento. Come e perché allora questa idea si è fatta strada in molte teste?

Innanzitutto, è bene ricordare come il sostegno agli “opposti che si attraggono” arriva essenzialmente da una parte sola, ossia da alcuni sedicenti neofascisti, in quanto gli aderenti al pensiero di Marx si guardano bene dal sostenere un simile accordo. Da 70 anni, infatti, questi ultimi fomentano un irrazionale odio verso chiunque sia solo sospettato di avere idee simili al fascismo, spesso trascurando la lotta di classe che dovrebbe caratterizzarli.

La teoria del “fasciocomunismo” è anche sostenuta, se non addirittura plasmata, dal pensiero dominante e dalle ideologie di governo, in chiave ovviamente negativa. Quante volte abbiamo sentito “io non posso vedere né fascisti né comunisti”, frase detta con disprezzo e senza argomentazioni. Questa idea è figlia di un periodo, ormai concluso da tempo, in cui il sistema cercò di arginare le ideologie considerate sovversive mantenendole fuori dalle istituzioni e accostandole a quei gruppi terroristici che, in nome di esse, diedero vita a quella che fu definita “strategia della tensione”, oppure a militanti violenti protagonisti degli anni di piombo. La violenza e le scie di sangue furono quindi un pretesto, capitato a fagiolo, usato dal mondo democristiano per illudere il popolo di esserne il protettore, garantendosi così l’appoggio dell’elettorato.

Con l’avvento della Seconda Repubblica e la morte delle ideologie che fecero la Resistenza, si è passati a inserire nella categoria degli “opposti” i neofascismi e quel pensiero informe, perverso e malato che è quello che domina centri sociali, collettivi studenteschi e circoli radical chic (pensiero erroneamente confuso con il comunismo, ma che con esso non ha praticamente niente a che fare). Tale idea deriva soprattutto dalle contestazioni presenti nel mondo della scuola, in cui è possibile osservare obiettivi comuni nelle rispettive battaglie.

Ora che abbiamo chiarito da cosa nasce il “fasciocomunismo”, possiamo spiegare perché non può esistere. La negazione di questa “ideologia” ci è fornita dalla definizione dei due pensieri che la compongono: il comunismo si configura come dottrina economica e sociale in chiave “anticapitalista”, aspirando ad una società governata dal socialismo reale e alla dittatura del proletariato. Culturalmente adotta il metodo del materialismo dialettico, con cui mira alla totale abolizione dei concetti di religione, patria, identità (salvo alcune correnti inserite nella categoria di “socialismo patriottico”), all’annullamento dell’individuo ed alla totale parificazione economica del popolo, oltre che all’economia pianificata; il fascismo adotta, invece, il modello economico corporativo, strutturato sulla base di una gerarchia fondata sul merito e che esalta l’uomo sia come lavoratore che come membro di una comunità identitaria, creando un perfetto equilibrio tra il pubblico e il privato. Le definizioni appena viste sono molto sintetiche, ma servono a chiarire le differenze di base tra le due ideologie (si consiglia comunque un approfondimento).

La teoria degli opposti si fonda anche su un’errata interpretazione dei concetti di “destra” e “sinistra”. Dopo la guerra, il MSI andò ad occupare quello spazio vuoto lasciato dal vecchio liberalismo, ormai caduto sotto il peso della storia e della sua stessa debolezza, venendo identificato come partito di destra. Se possiamo usare questa convenzione a livello prettamente politico, altrettanto non possiamo fare in ambito ideologico. Infatti, cercando di collocare i vari pensieri, il liberalismo (e le sue correnti economiche liberista e capitalista) si inserisce a destra, la sua antitesi, il socialismo (con le sue varianti, socialismo classico, comunismo, anarchismo, ecc.) ovviamente è a sinistra, e la sintesi, ossia la democrazia, al centro. Dove inseriamo allora il fascismo? Nell’estrema destra, termine tanto caro al terrorismo mediatico, quindi vicino all’odiato capitale? O a sinistra, assieme al materialismo socialista?

Chi parla di opposti che si attraggono trascura la natura stessa del fascismo come alternativa alle ideologie presenti, tanto distante dal capitalismo quanto dal comunismo, ma nemmeno strettamente contraria (in quanto tra concetti antitetici esiste sempre una sintesi). E’ innegabile che possano esistere idee simili tra il fascismo e i tre sistemi appena visti, ma cambiano i modi e le motivazioni che portano a queste idee.

Se necessariamente vogliamo trovare degli opposti, è sufficiente osservare il rapporto di amore/odio tra capitalismo e comunismo, sia a livello ideologico che a livello storico, Jalta insegna, così come il ponte tra il mondo capitalistico euro-americano e la rossa Cina. Anche perché in fin dei conti il comunismo, nonostante cerchi di passare come idea rivoluzionaria e dalla parte del popolo, è e rimane una corrente del sistema, in particolare oggi che si è evoluto (o meglio involuto) in quel pensiero che ben conosciamo e che si sta fondendo sempre più con l’odiato capitale.