L’omicidio della Magliana e la troppa retorica malsana

L’omicidio della Magliana e la troppa retorica malsana

Domenica notte si è consumato a Roma un omicidio brutale per motivi passionali. Vincenzo Paduano, guardia giurata di 27 anni, ha ucciso la ex-fidanzata Sara Di Pietrantonio, 22, bruciandola viva al termine di un inseguimento in auto terminato in via della Magliana, nella periferia sud-ovest della capitale. I moventi sono quelli tipici del delitto passionale: il ragazzo non accettava la separazione dalla ex-fidanzata e ha premeditato e portato a termine questo folle gesto.

Si tratta di un delitto atroce, con pochi precedenti recenti. A detta del capo della Squadra mobile di Roma Luigi Silipo, il peggiore che lui abbia visto in 25 anni. 

Il sostituto procuratore di Roma, Maria Monteleone, oltre alle doverose condoglianze alla famiglia per la tragedia, ha rivolto un invito alla popolazione a intervenire e a non restare indifferenti di fronte a persone che chiedono aiuto, come pare invece sia accaduto in questo caso. Almeno due automobili, infatti, sono passate nella via mentre la macchina bruciava e hanno tirato dritto, senza neppure fare una telefonata alle Forze dell’Ordine.

Posto che bisognerebbe anche riflettere sul perché le persone siano in genere poco avvezze a contattare le autorità nel caso di episodi simili – non c’entrerà mica qualcosa la sensazione generale che le Forze dell’Ordine servano giusto a far multe e a fungere da deterrente, visto che in pratica in Italia sui furti in casa pare non si indaghi nemmeno e nel 95% dei casi finisca con un’archiviazione? (1) – anche in questo caso i grandi media non hanno potuto far altro che rispolverare il noto neologismo del “femminicidio”.

Si tratta di una presunta emergenza sociale frutto di una totale mistificazione giornalistica che ha ingigantito e generalizzato quelli che, per fortuna, sono casi rari, estremi, difficili da eliminare così come da prevenire, per quanto, ovviamente, episodi da condannare e punire con la maggiore fermezza possibile. Non sussiste nessuna emergenza di “femminicidio” in Italia, come dimostrato da molti approfondimenti di giornalisti e studiosi un po’ più accorti nel vedere come, ad esempio, i dati delle Nazioni Unite relativamente agli “Homicides by sex” (risalenti a qualche anno fa), dicano che in Europa l’Italia è agli ultimissimi posti per omicidi di donne (solamente il 23,9% delle vittime di omicidio è una donna, stando a questi dati). Nella civile Svizzera, per fare un esempio di senso contrario, la parità dei sessi è in questo campo quasi pienamente raggiunta, con il 49,1% di vittime donne. Anche gli ultimi dati, risalenti al 2015, certificano che solo una netta minoranza degli omicidi riguarda le donne e che la percentuale risulta pure in calo rispetto al 2014.

Questa pseudo-emergenza mediatica ha condotto persino a una legge ad hoc, in vigore dal 2013, in cui per fortuna non sono state introdotte – sull’onda dell’indignazione generale che di solito accompagna decisioni disastrose – le storture e le assurdità presenti in leggi come quella relativa all’omicidio stradale.

Nonostante i dati dicano il contrario, comunque, immaginiamo che l’emergenza femminicidio andrà avanti e ripartirà con il prossimo caso efferato su cui imbastire pagine di cronaca nera e riflessioni sociologiche sul maschio malvagio violentatore e picchiatore per indole naturale (in barba alla parità dei sessi e all'”evitare le generalizzazioni”). Come in altri campi, è infatti all’opera un sottile slittamento di significato, per il quale dire che l’emergenza femminicidio non è un’emergenza o opporsi a interventi legislativi ad hoc sull’onda emotiva di casi di cronaca nera, equivale a dire che uccidere le donne è giusto e, anzi, un po’ pure doveroso e divertente. Una mistificazione da querela, ovviamente, ma, si sa, quando ci sono le “emergenze”, diventa lecito questo e altro, pur di fermarla.

NOTE

(1) http://www.ilgiornale.it/news/interni/mafia-stermina-famiglia-intera-lui-pregiudicato-si-fa-scudo-1002807.html