La cattiveria dei “buoni”

La cattiveria dei “buoni”

Morto Gianluca Buonanno, spopola sui social l’agghiacciante insulto al defunto e l’inquietante danza delle iene intorno ai “poveri resti”, ed io non posso non notare la ferocia dei “buoni”, la cattiveria dei politicamente corretti, l’infamia dei professorini da salotto, l’ignominia dei “militantucci” da discoteca, la viltà dei “droghicchiati” sinistrorsi.

Simil-uomini e crassi bestioni che inneggiano alla fine tragica di un uomo giovane e con due figli ancora bambini, sono la bandiera di una società che, tradito Cristo, ha seppellito la pietà umana; rinnegato Dio, ha massacrato l’umanità, che dunque ritorna, con marcia serrata e a tratti impetuosa, nella giungla: barbara, selvaggia, feroce, impietosa. A parte la pietà di circostanza, suggerita dal Nuovo Ordine Mondiale, riservata esclusivamente ai migranti, agli stranieri, agli invasori; o quella, ispirata dall’istinto, che salva gli amici, i “vicini”, i “simpatici”.

Amare il prossimo, non più precetto divino – che nulla o quasi condivide col nostro superficiale ed epidermico sentire – torna ad essere un fatto privatissimo, momentaneo, fugace, precario ed assolutamente inconsistente.

Legato alla voglia, al capriccio e al gusto personale, l’”ammore” si sbriciola e il mondo immediatamente si divide, come le tragiche acque del Mar Rosso, tra coloro che sono dalla nostra parte, che ci piacciono, che  sono nostri amici e sodali e tutti gli altri da far affogare nel dileggio gratuito, nell’insulto immeritato, nell’indifferenza immotivata.

Bullismo nei confronti dei morti che non piacciono o omaggio esagerato, falso, equivoco e pericoloso per quelli, da santificare già alle esequie, che sono dei “nostri”!

Se i rapporti umani non si basano sull’amore a Cristo – e sulla Sua Verità, tutta intera! – allora sono fasulli come certe omelie funebri; sono svenevoli come damine ottocentesche; sono radicate nel tempo e nell’anima come  sassolini sulla spiaggia; sono persistenti come la brina di luglio.

L’amore al prossimo o è un atto di volontà, il più delle volte faticosissimo, dettato dall’amore divinamente ispirato, oppure è l’ombra e lo specchio del nostro egoismo.

Oggi, distrutto nelle vite personali il senso del sacro e abolita per legge ogni residua tensione spirituale veramente e profondamente cristiana, nemmeno la morte è più limite invalicabile.

Sui social, recinti del demonio dove abbandonarsi al piacere solitario del virtuale vilipendio di cadavere, tutto è lecito: la decenza che i nostri padri portavano ad esempio quale virtù immancabile dell’uomo dabbene, è stata retrocessa a debolezza; il rispetto a  fragilità; l’insulto ai morti – orrore da barbari – diventa sicuro motivo di orgoglio e segno certo di sincerità e schiettezza.

Questi sono gli uomini e le donne di oggi, questo lo stile, questa la “cultura”.

Una sola cosa ci consoli, omosessualità in crescita e dati demografici alla mano: non durerà a lungo!