Il progressismo e il patentino di “Fascista”

Il progressismo e il patentino di “Fascista”

“Fascista!”, “Razzista!”, “Nazista!”, “Ignorante!”, “Omofobo!”, sono alcuni dei tanti epiteti attribuiti da un certo ceto culturale a chi non aderisce alla corrente di pensiero progressista. Questa è fatta di punti programmatici ferrei e dal linguaggio ben preciso, che se non vengono seguiti in maniera certosina causano l’assegnazione, da parte del grande consorzio liberal, del “patentino di fascista”. Come fare per ottenere questo attestato?

Fino all’altro ieri, il diritto di attribuzione del titolo di “fascista” spettava quasi esclusivamente al mondo rosso: chiunque non fosse comunista dichiarato, veniva inevitabilmente inserito nella lista dei “fascisti”, compresi democristiani, liberali e, talvolta, persino ex-alleati socialisti. Questo atteggiamento poteva derivare dalla collocazione, non completamente ingiustificata, dei movimenti neofascisti nella destra parlamentare o nell’estrema destra eversiva. Se in più consideriamo l’ingresso di liberali nel primo governo Mussolini e gli accordi tra MSI e DC dopo la guerra, ciò può essere considerata una delle cause che spinsero i comunisti di allora a considerare “fascista” tutto ciò che non fosse strettamente legato ad essi, in maniera ovviamente dispregiativa. Chi non ha mai visto “Don Camillo e l’Onorevole Peppone” in cui l’ex sindaco di Brescello, in Senato, viene svegliato dalle urla, inveendo contro i “Fascisti” e monopolizzando la resistenza?

Con la caduta delle grandi ideologie e la nascita della corrente “radical chic”, la sinistra eurofila cosmopolita figlia del ’68, che strizza l’occhio al libero mercato e agli Stati Uniti, cambia la commissione d’esame che consegna il nostro patentino. Oggi, secondo taluni pensatori, il mondo è diviso in due categorie: una ristretta, fatta di giovani viaggiatori da aperitivo equosolidale, custodi dell’ancestrale sapienza del mondo che cambia, l’esercito di Schengen, della laicità, dell’arcobaleno; l’altra, ossia la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, è composta dai “fascisti”.

Quest’ultima categoria comprende tutti coloro cui il patentino è stato dato forzatamente dalla prima, in virtù di determinati criteri che tali “fascisti” non sapevano nemmeno che esistessero. E’ fascista la maestra che appende il Crocifisso in classe e che porta gli alunni interessati alla messa di Natale per le scuole, è fascista chi difende la famiglia naturale, è fascista chi vuole un controllo più sensato sull’immigrazione (come fanno tutti i Paesi normali, in cui i radical chic vanno a vivere per farsi l’esperienza all’estero), è fascista chi critica la bellezza e la perfezione dell’Unione Europea, è fascista chi non va in Erasmus, è fascista chi crede all’innocenza dei fucilieri della San Marco, è fascista chi vuole la moneta di Stato, è fascista chi indossa una divisa, è fascista chi il 25 aprile fa il ponte in qualche altra località invece di festeggiare, è fascista chi non fuma spinelli. Il fascismo non è più un’ideologia, fatta di dottrine socio-economiche, politiche e filosofiche, ma un calderone in cui una ristretta cerchia di eletti inserisce chi non va loro a genio. Nello specifico, poi, si assegna anche l’appartenenza alla sottocategoria dei “razzisti”: per non essere considerato tale, un individuo deve volere a tutti costi, e non solo accettare, la mescolanza dei popoli e trovare difetti nella propria cultura; inoltre, non deve fare battute xenofobe, non deve essere fiero di avere un’appartenenza etnica, deve sviluppare un totale annullamento della propria identità e costruirsene una nuova, ovviamente europea, fatta di influenze anche di aspetti che europei non sono; deve poi rispettare le altre culture, ma non quella in cui è nato; deve scandalizzarsi e tenere la “piva” sulle frasi di Tavecchio e non deve assolutamente usare l’espressione “Io non sono razzista, ma…”, in quanto quel “ma”, qualsiasi cosa intenda (anche soluzioni vantaggiose, sia per noi che per i migranti), è passibile di assegnazione del patentino. E’ concesso tuttavia supportare la politica estera mentalmente aperta del mondo occidentale, che causa morte e disperazione nei Paesi sottosviluppati, in nome della democrazia progressista. Con gli stessi criteri, viene attribuito anche il bollino di “omofobo”, rivolto a chiunque non fa propri determinati canoni, compreso l’utilizzo del famoso asterisco in luogo della desinenza di genere.

E’ impossibile, quindi, che non torni alla mente il romanzo fantascientifico, ma nemmeno tanto, di Orwell “1984”. I colpevoli di psicoreato erano tremendi criminali agenti di Goldsmith, anche se non sapevano di esserlo! Quindi anche voi, se vi fate il segno della Croce, se sventolate una bandiera, se date un bacio alla mamma o se solo mettete una congiunzione al posto sbagliato, state attenti: la psicopolizia radical-chic esterofila vi sta osservando ed è pronta a rovinarvi, perché probabilmente siete fascisti e nemmeno lo sapete!