L’appello di Boris Johnson per la Brexit

L’appello di Boris Johnson per la Brexit

Capisci quando qualcuno sta perdendo una discussione, perché all’improvviso diventa tutto irritato, personale e a volte persino un po’ minaccioso. E’ chiaro, dal loro stile di dibattito nelle ultime settimane che la campagna per il Remain è consapevole di stare perdendo il confronto, e di starlo perdendo completamente. A molta gente dalla mente lucida – inclusi quelli che in precedenza non avevano ragionato molto sulla questione – ora sembra ovvio che il Regno Unito dovrebbe abbandonare l’Unione Europea.

Qualsiasi fossero le nobili ambizioni su cui era stata fondata, l’Unione Europea è oggi anacronistica. Sta diventanto sempre più anti-democratica; il suo sistema sovranazionale non sta venendo imitato da nessun’altra parte nel mondo; e le sue politiche economiche stanno causando povertà in molte parti dell’Unione. E’ sclerotica, opaca, oligarchica: diverse nazioni collegate assieme da una burocrazia centralizzata che la gente normale non può né capire né votare per uscirne. E’ un tentativo di costruire gli Stati Uniti d’Europa, cioè di creare una struttura politica unitaria. E ancora nessun importante sostenitore del Remain ha avuto, fino ad ora, l’onestà di difendere il progetto finale per il quale l’Unione Europea esiste. Nessuno, dal lato del Remain, ha mostrato alcun brandello di un esplicito ideale federalista; nessuno ha chiesto alla Gran Bretagna di entrare nella costruzione europea o di creare un’“identità europea”. Questo perché tutti loro sanno che questa ideologia – il pensiero dominante a Bruxelles – verrebbe vista con molta preoccupazione dall’opinione publica britannica.

Allora, che cosa abbiamo invece di un’ideale europeista? Noi abbiano un’infinita e sempre più forte dose di paura. Stiamo venendo costretti con la minaccia e la prepotenza a rimanere in questo sistema che sta crollando – e io ritengo che l’opinione pubblica può vederlo. Col passare del tempo, io trovo sempre più persone che riescono a vedere come la Gran Bretagna potrebbe avere un grande futuro fuori dall’Unione Europea – commerciando liberamente con l’Unione e col resto del mondo, e nel contempo impegnandosi pienamente a livello intergovernativo in tutte le questioni politiche e diplomatiche che ci legano all’Europa. Su ogni questione importante è possibile riprendere il controllo – e prosperare.

Sia che tu faccia riferimento al dato dei 350 milioni di sterline lordi a settimana o dei 10,6 miliardi netti all’anno, moltissima gente è stupita di scoprire quanto noi paghiamo solo per restare nell’Unione Europea. Noi possiamo far sì di riavere quel denaro indietro. Questa gente vede, inoltre, che l’attuale politica sull’immigrazione è sleale, sbilanciata e fuori controllo – e riesce anche a vedere che la compagna per il Remain ha fallito da mesi a rispondere alla domanda fondamentale: come possiamo controllare il tasso di immigrazione – 333mila arrivi netti l’anno scorso, una città delle dimensioni di Newcastle – finché rimaniano nell’Unione?

I sostenitori del Remain non hanno niente da dire. Le loro bocche si aprono e chiudono, in silenzio. Soprattutto, la gente sta smascherando la grande e grossa bugia che sta al cuore dell’intera questione: il fatto che il sacrificio della democrazia – le 2500 nuove leggi europee imposteci ogni anno, che ci costano 600 milioni di sterline alla settimana in affari – è qualcosa che vale la pena affrontare in cambio dei benefici del cosiddetto “mercato unico”.

Nelle ultime settimane, abbiamo avuto le incredibili testimonianze di due dei più grandi eroi della moderna manifattura britannica. Sono rimasto basito quando hanno parlato, perché io conosco il tipo di pressione che tutti i più importanti imprenditori del Regno Unito stanno affrontando a causa di questo “Progetto della Paura”. Nel loro ottimismo, nella loro forza e nella loro fede in questo paese, loro racchiudono tutto ciò in cui crede la campagna per il Leave. Loro sono Lord Anthony Bamford, dell’importante impresa di costruzioni JCB, e James Dyson, imprenditore e inventore miliardario.

Queste persone costruiscono macchine: meravigliose, complesse, esempi di tecnologia all’avanguardia. Si avrebbe potuto pensare che sia stato precisamente per loro – e per il loro mondo – che il “mercato unico” è stato inventato, in modo tale che i loro aspirapolvere o le loro macchine scavatrici potessero circolare liberamente attraverso un territorio forte di 510 milioni di persone. Si avrebbe potuto immaginare che loro fossero difensori appassionati di questo sistema.

Al contrario –  entrambi esportano quantità colossali di merci verso i mercati europei e continueranno a farlo; ma entrambi pensano che noi dovremmo uscire dall’Unione Europea e che l’intera istituzione stia andando nella direzione sbagliata. Dyson è il numero uno nel mercato tedesco degli aspirapolvere. Lui è preoccupato dei dazi, se noi lasciamo l’Unione? Ovviamente no. I tedeschi non si sognerebbero mai questo: noi britannici compriamo 820mila macchine tedesche ogni anno, per un valore di circa 20 miliardi di euro. Di fatto, noi acquistiamo un quinto dell’intera produzione di auto tedesca. Come evidenzia Dyson, con dei dazi i tedeschi si taglierebbero la gola. Non accadrà.

Lui vuole riprendere il controllo del nostro potere legislativo, perché è stufo delle fregature di Bruxelles, in base alle quali i ministri inglesi possono essere messi in minoranza, a danno della sua azienda. E lui vuole riprendere il controllo dell’immigrazione – non perché lui sia in qualche modo ostile agli immigrati. Lui è solo infuriato per lo squilibrio del sistema. Non c’è limite all’immigrazione da parte di cittadini dell’Unione Europea, ma lui non riesce ad assumere abbastanza laureati in ingegneria, perché la maggior parte delle persone che fanno ricerca nel campo della scienza e dell’ingegneria nelle università inglesi sono al di fuori dell’UE.  

Come Lord Bamford, lui ha visto che il “mercato unico” è in realtà un progetto politico che si sta inesorabilmente dirigendo verso un governo unico europeo. Non c’è alcun bisogno di essere parte di questa costosa macchina legislativa per esportare beni o servizi nell’Unione. Gli ultimi dati mostrano che tra il 1993 (anno di nascita del mercato unico) e il 2015 ci sono stati 36 paesi – inclusi India, Russia, Cina, USA, Nuova Zelanda, Canada, Brasile – che hanno fatto meglio del Regno Unito nell’export verso il mercato unico. Loro non erano dentro questo mercato unico. Loro non avevano Bruxelles a emanare il 60% delle loro leggi. E comunque hanno fatto meglio di noi.

E’ l’ora che questo paese mostri un po’ della fiducia in se stesso di queste due grandi aziende. Solo pochi mesi fa, il Primo Ministro diceva che noi  avremmo prosperato benissimo al di fuori dell’UE. Aveva ragione allora. Come dice James Dyson: “Noi creeremo più ricchezza e lavoro stando fuori dall’Unione. Noi saremo nel pieno controllo del nostro destino. E il controllo, ritengo, è la cosa più importante, nella vita e negli affari.”

Boris Johnson (traduzione di Ermanno Durantini)