“Aiutiamoli a casa loro”: come Renzi e l’UE lo stanno facendo nel modo sbagliato

“Aiutiamoli a casa loro”: come Renzi e l’UE lo stanno facendo nel modo sbagliato

Basta veramente poco per aizzare il popolino dei social network con frasi fatte, per rimarcare, spesso stupidamente, le proprie ragioni su certe questioni. E’ il caso, ad esempio, della UE, che sdogana a dazio zero diverse tonnellate di olio tunisino (trattato col DDT!), con la scusa di aiutare la crescente economia di quel paese, oppure del Governo Italiano, che incentiva con circa 20 milioni di euro il piano olivicolo nazionale del Pakistan. Dopo queste “gentili concessioni”, quindi, il popolino dei social network, quello pro-immigrazione, starnazza slogan del tipo: “Ma non dovevamo aiutarli a casa loro?”.
Innanzitutto, è bene suddividere il fenomeno migratorio in due categorie:

  • L’immigrazione illegale
  • L’immigrazione legale

Ormai, è abbastanza chiaro che l’immigrazione illegale non è altro che un triste business, per il quale decine di migliaia di disperati vengono sfruttati dai caporali nelle campagne e dalle diverse mafie in attività illegali di ogni tipo, perseguendo quello che potremmo tranquillamente definire un nuovo colonialismo (e un nuovo schiavismo), e anche per questo tale fenomeno è certamente deprecabile.
E’, però, deprecabile anche l’immigrazione regolare, poiché chi emigra lo fa per cercare un futuro migliore per se stesso, mettendo in luce il fatto che molte nazioni, Italia compresa, non sono in grado di garantire un futuro ai loro figli. Dunque, risulta evidente che, prima di tutto, dobbiamo aiutare noi stessi. Oggi, l’Italia non solo non è in grado di garantire un futuro ai suoi figli, non solo, col falso buonismo, vorrebbe “aiutare” gli altri prima che il proprio popolo, ma non è neanche in grado di generare ricchezza. Prendiamo il caso degli studenti universitari, specie i borsisti. A questi è garantito l’accesso allo studio senza pagare le tasse universitarie, né l’alloggio, né il vitto. Quando questi andranno all’estero, quindi, lo Stato avrà speso migliaia di euro per la loro cultura, e loro andranno ad arricchire culturalmente ed economicamente un altro Stato: una follia!
Quindi, dobbiamo, prima di tutto, creare opportunità sociali e lavorative per noi stessi, poi per gli altri. Infatti, se vogliamo considerare gli esempi degli aiuti alla Tunisia e al Pakistan, risulta evidente che noi spendiamo milioni di euro per incentivare la loro economia; poi, però, ci troveremo nei nostri supermercati degli oli (realizzati coi soldi che noi abbiamo dato loro) che avranno sicuramente un prezzo minore dei nostri oli, creando, quindi, un danno doppio per i nostri produttori! E’, quindi, evidente che, nell’aiutarli a casa loro, con la giusta motivazione etica di non obbligarli a fuggire dalle loro terre, dobbiamo aiutare e tutelare prima noi stessi e, infine, valutare leggi di mercato ben precise, scavalcando le multinazionali e creando mercati contadini da filiera corta.
Infine, ben conoscendo il popolino dei social network, dico che so benissimo che molti emigrano perché magari hanno trovato l’amore della propria vita dall’altra parte del mondo o perché, semplicemente, si sentono più a proprio agio in una nazione diversa da quella in cui sono nati. Ma la domanda è: numericamente, quanti sono questi rispetto ai casi che abbiamo analizzato prima? Pochi, ovviamente. E pochi casi particolari non bastano certo a giustificare la politica suicida seguita dai governi dell’Europa occidentale oggi. Chi non riesce a stare a galla non ha il dovere, ma neppure il diritto, di pretendere di salvare gli altri.