La mejo gioventù

La mejo gioventù

Non sono originale – ma la realtà non può essere mistificata dall’illusione! – quando dico che la gioventù italiana è ormai ridotta ad una ameba a bassissimo coefficiente intellettivo e morale.

Una parte, la stragrande maggioranza – utile come gli infradito sulle piste da sci – s’è lasciata rimbecillire, con notevolissime variazioni di grado, da droghe ed alcol, il cocktail venefico della democrazia; l’altra, impegnata e politicamente corretta, tutt’altro che immune a quei veleni, è talmente insulsa da risultare nulla.

La preoccupazione per la corruzione che attanaglia l’Umbria, svelata da un libro bello e fortunato, Orvietopoli, pare non sfiorare nemmeno vagamente gli interessi dei ragazzi, militanti del PD e dei partiti “confinanti”.

Un giovane “normale”, un giovane che avesse scelto gli odierni maitre à penser, così come a vent’anni si dovrebbe, cioè con ingenuità, candore ed idealismo, dovrebbe sentirsi defraudato e tradito, ora che il maitre s’è scoperto maitresse; un giovane compagno che avesse aderito in buona fede al “PD dei giusti”, al “SEL dei saggi”, dovrebbe oggi friggere di sdegno e desiderare di defenestrarli, i “vecchi”, dimostratisi tanto indegni ed incapaci; dovrebbe voler macchinare impietose congiure e sognare di correre a Roma – a piedi se fosse necessario! – dritto in via delle Fratte, a scatenare l’inferno invocando Odino e tutto il suo agguerritissimo “staff”!

Insomma, un giovane che fosse tale, dovrebbe incazzarsi come una belva ferita… un cinghiale con la pallottola sul fianco e il fumo alle narici!

E invece?

Vi risulta che qualche militante PD abbia mai inarcato un sopracciglio o solo alzato la flebile vocina?

Avete mai sorpreso un neotesserato in un gesto più clamoroso che correre dietro al codazzo del capo?

Dov’è la rabbia? Dov’è il risentimento per le speranze deluse, per le mazzette accaparrate, per gli illeciti così devotamente collezionati?

Dov’è la “femmina sapiens” di sinistra, sempre pronta ad autoincensarsi, sempre così querula negli elogi a sé e alle compagne? Dove sono le rosse moralizzatrici dall’etica a fisarmonica? O il loro esile coraggio lo riservano solo alla guerra contro i feti?

Dalle mie parti, dal mio microscopico paese umbro vedo, in formato bonsai, quello che altrove accade su larga scala.

Appena qualche giorno fa, giovani “progressisti” applaudivano soddisfatti il neoeletto sindaco, noto per una aggressiva forma di allergia al lavoro che, cronicizzatasi negli anni, non gli ha consentito una sola ora di fatica, costringendolo ad una vita da mantenuto della politica; altri, più scafati, si riuniscono in fittizie associazioni culturali al servizio dei partiti e da questi sovvenzionate.

Ce ne fosse uno del codazzo, ce ne fosse uno delle associazioni che si faccia girar le balle!

Sudditanza totale! Asservimento illimitato!

Nella verde Umbria i giovani di sinistra, quelli puliti e bravi che fanno la doccia e che, anche solo per ragioni igieniche, non entrano nei centri sociali, sono finiti tutti a fare i lacchè, i galoppini, le servette, gli adulatori dei politici che possono garantire un beneficio, una mancia più o meno lauta, una qualsiasi provvidenza.

Coloro che avrebbero dovuto battere i pugni sul tavolo, ce li ritroviamo sotto, ad aspettare che cada qualche briciola; tutti al servizio del più forte, di quello che, sul territorio, conta qualcosa, sperando di agguantare uno spicchio di potere, un lavoro sottopagato nella cooperativa rossa o, se va meglio, uno straccio di stipendio decente per un qualsiasi posto che, dal cassiere della coop in su, senza tessera e senza lunga e fedele militanza, verrebbe invariabilmente negato.

Le speranze del futuro non protestano, ma s’inginocchiano, blandite, tacitate e non raramente comprate con privilegi da quattro soldi o con più laute e persuasive concessioni!

Nipoti del Sessantotto, hanno abbandonato la rivoluzione per il cappone, possibilmente grasso.

Nulla indigna più né la indomita compagna né il giovane consapevole progressista… quel che conta è il tesoro!

La tavola umbra è ancora ben imbandita e, come si sa, la fame di un giovane può essere incontenibile.