Brexit, una vittoria che riempie il cuore (e da mettere a frutto)

Brexit, una vittoria che riempie il cuore (e da mettere a frutto)

La vittoria dei favorevoli all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (UE), nel referendum svoltosi giovedì, mediaticamente noto come Brexit, è una notizia che riempie il cuore di speranza.

Non sappiamo con esattezza cosa questo esito comporterà, di certo sappiamo che non è piaciuto ai mondialisti ed alla variegata schiera dei loro lacchè (religiosi, politici, economisti, giornalisti e anchorman), i quali, belli baldanzosi e fiduciosi nella vittoria del “Remain”, alla fine si sono ritrovati sconfitti. Nemmeno quella che ha tutta l’aria di essere stata una “morte sacrificale”, l’omicidio della povera Jo Cox, è servita alla causa anti-Brexit.

Quei volti, apparsi in TV mesti e preoccupati, sono la gioia dei patrioti di tutte le nazioni d’Europa, ossia di coloro che, per amore della propria identità nazionale ed in nome del bene comune del proprio popolo, avversano l’Unione Europea, vera e propria negazione dell’Europa dei popoli e delle sue nobilissime radici greco-romane e cristiane.

Secondo il giornalista statunitense Alan Friedman – notissimo osservatore politico ed economico-finanziario, che, ospite della trasmissione Unomattina estate del 24 giugno, ha analizzato l’esito del Brexit – il risultato del voto inglese potrebbe innescare un pericoloso effetto domino, ovvero incoraggiare tutti quei movimenti cosiddetti “euroscettici” a promuovere referendum contro la permanenza delle proprie nazioni nell’Unione Europea. Non solo, sempre a parere di Friedman, l’esito del Brexit potrebbe addirittura favorire la vittoria di Donald Trump alle presidenziali USA.

In effetti, il voto britannico si inquadra in un ampio contesto di avversione popolare nei confronti della UE. È freschissimo il ricordo delle recenti elezioni presidenziali in Austria, dove Norbert Hofer, il candidato espressione dello schieramento nazionale identitario, è stato battuto dal “verde” Van Der Bellen con un risicato e contestatissimo scarto di 31.000 voti (le verifiche della validità del voto sono in corso). Esito che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo all’Unione Europea ed ai suoi zelanti servitori, pullulanti anche nella nostrana schiera demo-politicante.

Per non parlare del caso greco e del tradimento di quel popolo, operato da chi avrebbe dovuto con coraggio liberarlo dal cappio euro-unionista. È trascorso solo un anno, infatti, dal referendum che ha visto la maggioranza degli elettori greci rifiutare la linea dell’austerità e dei sacrifici ad oltranza – ovvero impoverimento e devastazione sociale – imposta dalla UE, scelta di fatto ignorata dall’allineato e rosso Primo Ministro greco Alexis Tsipras.

Forse qualcosa di importante potrà accadere anche nell’Europa occidentale, dopo i chiarissimi segnali di rifiuto del diktat euro-mondialista espressi da nazioni dell’Est Europa quali l’Ungheria, la Polonia e la Slovacchia. Certamente, l’impresa di indire e vincere referendum sull’uscita dalla UE non sarà cosa semplice, visto l’enorme apparato – culturale, politico e mediatico – che da anni è mobilitato al fine di convincere i popoli europei che la loro sparizione è cosa buona, giusta e… ineluttabile. Tuttavia occorre provarci, con l’aiuto di Dio e con tutta la forza di cui i patrioti di ogni nazione europea sono capaci.