Anno Domini 2016, l’omofollia dilaga in Spagna

Anno Domini 2016, l’omofollia dilaga in Spagna

Dalla terra dei diritti LGBT, dei presepi con i Re Magi donna e del gay pride come festa patronale della città di Madrid, come stabilito dal neo-sindaco Manuela Carmena, è arrivata una nuova notizia: possibile condanna, fino a tre anni di carcere, per l’Arcivescovo di Valencia, Mons. Antonio Canizares, denunciato per “odio omofobico”.

Durante l’omelia del Corpus Domini, l’Arcivescovo, difendendo, come è naturale, la dottrina cattolica, ha denunciato gli abomini promossi nel mondo dalle lobby LGBT ed il loro potere; denuncia che ha fatto insorgere il collettivo Lambda e l’ambiente progressista, capitanato da Podemos e dal politologo Juan Carlos Monedero, membro della sinistra di Izquierda Unida prima e di Podemos poi.
Non pago delle minacce, il collettivo LGBT ha pensato bene di andare oltre, querelando il prelato per il nuovo reato (recentemente approvato, guarda caso, dal consiglio regionale valenciano) di “odio omofobico”.

Questo non è il primo caso di denuncia di un prelato, in Spagna, per le stesse ragioni, dato che anche l’Arcivescovo di Alcalà, Mons. Reig Pla, è già finito per ben tre volte alla sbarra, venendo sempre assolto in nome della “libertà di espressione”.

La procura della Comunidad Valençiana questa volta però, dovrà essere chiamata ad esprimersi per il rinvio a giudizio, oppure per l’assoluzione, sempre in virtù della libertà d’espressione, la quale, però, sembra sia finita da nel bidone della spazzatura.

Tutta la partita si gioca sull’articolo 510 del Codice Penale Spagnolo, che ricorda tanto la nostra “cara” Legge Mancino e che testualmente recita: “Si infligge una pena di tre anni di prigione per i delitti di incitazione all’odio o alla violenza contro gruppi o associazioni per motivi razziali, antisemiti, ideologici, religiosi, di razza, di etnia o di nazionalità”. Da notare come l’omofobia sia ancora assente (ossia non ancora inserita nel codice penale), anche se introdotta in alcune regioni spagnole grazie alle autonomie lì garantite, come accaduto a Valencia.

Nel frattempo, nessuna solidarietà all’Arcivescovo, né dal mondo politico né tantomeno dalla Chiesa Cattolica, la cui attuale gerarchia è in buona parte incapace di reagire efficacemente all’immoralità dilagante, dando l’impressione, in troppi e clamorosi casi, di adeguarsi al nuovo costume sessuale imposto dalla cultura e dalla politica liberale e progressista.

In tutto questo, due sole certezze: da una parte la Chiesa, che sembra soccombere sotto la pressione esercitata dalla mondanità, dominata da una gerarchia che, tra lo sconcerto dei fedeli (almeno di quelli che sono in grado di capire), opera per l’auto-demolizione del Corpo Mistico di Cristo; dall’altra le lobby LGBTQ, che prendono sempre più campo, vergognosamente sostenute da tutti i poteri del sistema (politica, magistratura, comunicazione mediatica), i quali spianano loro la strada nella satanica opera di sovvertimento dell’ordine naturale.

Dinnanzi a tale desolante panorama, occorre certamente reagire e darsi da fare sul piano culturale, politico e sociale. Ma è necessario anche pregare, per attirare dal Cielo le grazie necessarie a combattere con efficacia la buona battaglia, affinché la Chiesa riesca a liberarsi dal morbo modernista e guidi la rinascita morale dei singoli e delle nazioni.

O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. Corinzi 6,9-10

(NOTA: Nella giornata di ieri, 27 giugno, è arrivata la notizia che le accuse rivolte contro Mons. Canizares sono state archiviate. Il prelato non andrà perciò incontro a un processo).