Brexit: crollano le borse? L’agricoltura è certezza del futuro!

Brexit: crollano le borse? L’agricoltura è certezza del futuro!

All’indomani del risultato referendario inglese, vi è la necessità di fare una analisi particolare.

Innanzitutto, per i media la Gran Bretagna è passata dall’essere un modello per tutti, specie a livello di integrazione, ad una bieca nazione rinchiusa in se stessa ed in preda alla paura (di cosa?); una nazione di bigotti contadini ed operai, che non si sanno adattare ai cambiamenti del Mondo contemporaneo, essendo tutti (o quasi) di mezz’età, o più vecchi ancora. Subito, si sono scatenate le reazioni sui social, specie da parte dei “democratici”; quei democratici che, da sempre, inneggiano alla “libertà” (assoluta?) ed al suffragio universale, e che vorrebbero ora trovare il modo di limitare l’accesso al voto, perché “troppa libertà” (quella di contadini ed operai), nuoce alla Democrazia. Insomma, chi se ne frega se nel ’46 eravamo tutti contadini ed operai: l’esito di quel referendum va benissimo e quello di oggi in Inghilterra no.

Ad ogni modo, il referendum inglese, così come già quello greco un anno fa, ha messo in luce il vero volto che domina l’economia moderna. Le borse, e cioè la speculazione finanziaria fatta da tutte quelle persone che non si sono mai sporcate le mani di lavoro reale, sono crollate vertiginosamente. Il Sistema, per mantenersi in piedi, diffonde paura, come si è visto in occasione dell’omicidio Cox o quando le banche greche sono state chiuse l’anno scorso, nei giorni precedenti il voto. E’ una paura materialistica, fondata sul fatto che il potere d’acquisto dovrà necessariamente crollare e che la moneta ed i beni dovranno necessariamente svalutarsi. Ogni giorno, tutti i telegiornali ci mostrano i risultati degli andamenti delle borse europee e globali, volendo farci credere che, se i nostri indici sono positivi, significa che l’Italia sta andando bene. Pur essendo ovvio (per alcuni) che ciò non sia vero, la popolazione viene psicologicamente manovrata dal fatto che un numero positivo significa “bene” e uno negativo significa “male”. La speculazione elevata a giudice supremo e insindacabile dei popoli e del loro lavoro!

Chi non dovrebbe aver paura di tutto ciò sono gli agricoltori.  Proprio gli agricoltori, infatti, sono quelli che hanno votato “Leave”.  Proprio loro conoscono l’importanza della terra, delle radici agricole profonde, del lavoro reale e del fatto che, crollasse il mondo, un agricoltore è comunque in grado di mangiare qualcosa. Possono crollare le borse, possono sobbalzare i mercati, ma nessuno potrà mai cancellare il fatto che il cibo sia la Materia Prima ed essenziale che va al di là dei mercati e delle oscillazioni di funzioni che non rappresentano nulla, se non chi guadagna e chi perde, speculando sul lavoro altrui e scommettendo o meno sul fallimento di una intera Nazione.

La terra, oggi più che mai, è il futuro certo per noi, per i nostri figli e per tutti quelli che credono nelle nostre radici rurali e che comprendono che il mondo globalizzato contemporaneo, con la sua velocità frenetica e la sua meschinità, non potrà dare delle risposte concrete che esulino dall’alta finanza, poiché è questa stessa che decide le sorti di intere Nazioni.

Voglio, però, fare di più, lasciando un quesito. Gli inglesi si sono espressi a favore di un ritorno ad una Sovranità Nazionale che, evidentemente, ritengono importante. L’uscita dalla UE, probabilmente, comporterà da un lato la difficoltà di esportazione dei nostri prodotti, che si troveranno, forse, rincarati; dall’altro, è però molto probabile che la chiusura “in se stessa” della Gran Bretagna comporterà controlli sui prodotti più efficienti, con conseguente e progressiva diminuzione dei falsi prodotti “Made in Italy”. Quindi, alla fine, chi va a perderci?