Le donne e il fascismo

Le donne e il fascismo

Alle femministe che scrivono che “la donna è necessariamente, geneticamente di sinistra”; a coloro che ci vogliono imbelli e pacifiste; a chi ci ritrae madonnine smielate e inconsistenti; ai pregiudizi beceri di tanti maschi banali, ma anche agli odierni ammiratori “sempre e comunque”, dedico questo brevissimo, ma necessario “ripasso” di storia.

 1944-45: la guerra è persa! Erinni ed eroine!

 Maria Pasquinelli vendica la sua Trieste, venduta agli slavi, uccidendo un comandante inglese che ritiene colpevole di tradimento.

 Alfa Giubelli vendica la madre. Non è una vendetta “mafiosa”, trasversale, vile come quelle che subiranno tanti fascisti e fasciste a guerra finita. E’ una vendetta “da femmina”: non perdona l’assassino, il sindaco del suo paese, e lo uccide. Sic est!

 

Piera Gatteschi Fondelli, unico generale di armata donna. Aveva fatto la marcia su Roma ed era stata a capo delle 150.000 iscritte ai Fasci femminili dell’Urbe. Nel ‘40 divenne ispettrice nazionale del Partito. Caduto il Fascismo, risponde da suo pari, lasciando un rifugio sicuro e fondando il SAF (Servizio ausiliario femminile). Con gli uomini della RSI che vanno a combattere una guerra persa si arruolano numerosissime, circa 6000, le ausiliarie.

Il motivo, oltre all’onore da difendere ad ogni costo e alla fedeltà all’idea, è espresso senza equivoci da Alda Paoletti: ”Volevo restare libera. Fascista e libera.” (descrivendo, senza possibilità di interpretazioni, cosa fu il Fascismo per le donne italiane).

 Faranno lavori sfiancanti, in alcuni casi combatteranno addirittura: sulla Linea Gotica e nella Venezia Giulia.

Sono loro a cercare i feriti sotto le macerie dopo il primo bombardamento (lì sotto non s’aspetta volentieri e tanti dovranno al loro coraggio la vita!), sapendo che nel giro di pochi istanti ne può arrivare un secondo ed un terzo: moriranno così, eroicamente, in tante… almeno trecento!

Coloro che furono catturate, prima della morte subirono torture e stupri. Nessuna abiurò.

 A Franca Barbier fu data la possibilità della salvezza: preferì un colpo alla nuca che il tradimento al Duce.

 Non sono state ricordate come meritano. Non saranno mai ricordate abbastanza.

E poi Claretta, naturalmente… tanto nomini nullum par elogium!