CETA, il fratello minore del TTIP

CETA, il fratello minore del TTIP

Probabilmente pochi lo conoscono, complici il poco peso mediatico conferitogli e la riservatezza a cui è stato sottoposto fino al termine della negoziazione. La storia del CETA, acronimo di Comprehensive Economic and Trade Agreement, inizia (ufficialmente) nel 2009 e le negoziazioni proseguono per cinque anni, al termine dei quali il trattato viene ufficializzato e immediatamente dopo reso disponibile al pubblico.

Il trattato è un accordo di tipo economico/commerciale tra l’Unione Europea e il Canada. Per lo stato nordamericano è il secondo trattato bilaterale dopo il NAFTA (North America Free Trade Agreement), siglato con gli Stati Uniti. Per l’Europa è invece la prima esperienza, e questo accordo sembrerebbe essere il banco di prova per un secondo più importante: il TTIP, in corso di negoziazione con gli Usa.

Oltre le poco convincenti e quasi infondate prospettive di sviluppo economico e di crescita dell’occupazione, in un mercato sempre più aperto alla concorrenza delle grandi corporation, il CETA intende minare le basi dell’ordinamento giuridico europeo, con pesanti ripercussioni sulla struttura socio-culturale del continente.

Non sono l’abbattimento dei dazi doganali e l’utilizzo di sostanze proibite dal nostro ordinamento nel trattamento dei generi agro-alimentari l’elemento di maggior preoccupazione, quanto piuttosto l’apertura al mercato delle grandi imprese dei servizi pubblici e, principalmente, l’istituzione di appositi tribunali per la risoluzione di controversie tra le corporation e gli Stati in cui operano.

È proprio l’istituzione di questi tribunali che farebbe breccia nell’ordinamento giuridico del vecchio continente, creando il precedente per permettere alle imprese di contrastare lo Stato in quelle che vengono definite “barriere non tariffarie”, ossia di sovrastare le decisioni pubbliche in materie ambientali, sanitarie, sociali.

Basta guardare ai disastrosi risultati prodotti dal NAFTA in Canada, sui quali l’associazione Council of Canadians ha condotto svariati studi e promosso una campagna di sensibilizzazione in suolo europeo sui simili effetti che il CETA produrrebbe.

L’approvazione del trattato ora spetta ai rispettivi Parlamenti ed è prevista entro la fine del 2016. Il ministro dello Sviluppo Economico italiano, Calenda, si è pronunciato a favore dell’approvazione e contrario alla votazione dei singoli Parlamenti degli stati membri. La volontà di escludere i Parlamenti nazionali è preoccupante, specialmente in vista del TTIP, e confermerebbe nuovamente la natura perversa di questa Unione Europea.