Tra Grexit e Brexit, l’Austria che potrebbe tornare al voto

Tra Grexit e Brexit, l’Austria che potrebbe tornare al voto

Il Regno Unito ha scelto: è Brexit. Allo stesso modo, la Grecia, poco meno di un anno fa, decise di dire “Basta!” alla macchina infernale dell’Unione Europea, non riuscendo però appieno nell’intento.

Il processo di uscita della Gran Bretagna sarà lungo – si parla di almeno 2 anni – e non sarà facile, non tanto per la burocrazia, quanto per i bastoni tra le ruote che Bruxelles cercherà di mettere alla “Perfida Albione”; ma così ha deciso il popolo inglese.

Della Brexit ne parleranno tanto e in tanti, ma c’è qualcosa che potrebbe davvero scardinare definitivamente il meccanismo perverso della UE, cosa che non è riuscita al popolo greco: OsterreichEXIT.
Neologismo a parte, le elezioni presidenziali austriache di maggio 2016 sono state ormai certificate come una farsa totale, con la Corte Costituzionale Austriaca che ha accolto il ricorso del FPÖ di Norbert Hofer e sta valutando la possibilità di una ripetizione del ballottaggio contestato.
Si potrà vedere dunque una realizzazione dell’uscita dall’Unione da parte dell’Austria, cosa che non è riuscita ai greci?

La Grecia l’ho vista e vissuta per un paio d’anni come vacanziere e se la situazione nella quale versa il paese è, per certi punti di vista, figlia dell’ignavia che anima il popolo greco (che, grazie a Dio e grazie ad Alba Dorata, si sta forse, lentamente svegliando), diversa è la situazione austriaca.
L’Ellade da anni versa in una stagnazione economica senza precedenti e non ha mai saputo cogliere (almeno per ora) quel guizzo nazionalista che potrebbe davvero trascinarla fuori dalla crisi, affidandosi al falso mito del “rivoluzionario” Tsipras, che invece li ha riconsegnati nelle mani di Bruxelles stringendo il cappio al loro collo, peggiorando il proprio ISU (Indice di Sviluppo Umano) e relegandoli ad un misero 29esimo posto.
L’Austria, invece, rimane ancora un “paradiso felice”, poco fuori dalla Top20 dell’ISU (è al 21esimo posto, con trend in aumento), spesso accoglie aziende estere grazie alla ridotta burocrazia e tassazione (si veda la storia della Bifrangi S.p.a.), ma che inevitabilmente ha risentito degli effetti della crisi economica, pur tornando ora lentamente a crescere col PIL.
L’Austria si sta però trasformando in una polveriera: la chiusura della rotta balcanica porta gli immigrati via mare a transitare per il nostro paese, ed inevitabilmente essi confluiscono verso il Brennero, nella speranza di valicare il confine e dirigersi in Austria, e più in generale, verso il Nord Europa.
Un mese fa, gli austriaci son stati chiamati alle urne per le nuove presidenziali, per esprimere il loro verdetto: eleggere uno dei tanti “pro-Euro” e “No ai muri”, oppure una forza anti-sistema come l’FPÖ, per dare un chiaro segnale alla UE.

Dopo un mese dalla farsa, probabilmente dovranno tornare al voto, e, dopo Brexit (e Grexit) potrebbero cambiare tante cose, trovandosi l’Europa ad un bivio e di fronte a due scenari.
Da una parte uno dei padri fondatori della UE, il Regno Unito, che in UE non c’è mai stata veramente, mantenendo sempre e comunque la sua moneta e forte della sua posizione geografica, libera di ignorare i diktat di Bruxelles, mantenendo viva la propria economia.
Dall’altra parte, un altro dei padri fondatori della UE, la Grecia, che in UE c’è e continuerà a starci, sempre più stretta dalla finanza usuraia, alla quale dovrà restituire miliardi di aiuti (che si son aggiunti a quelli già goduti), e ormai da troppi anni senza la cara e vecchia dracma, rottamata in favore dell’Euro, che ormai riduce sempre più il potere di acquisto dei greci. 

Nel mezzo può collocarsi l’Austria: anche lei uno dei fondatori della UE, anche lei con la moneta unica, ma con una situazione economica sicuramente migliore della Grecia.
E sarà sicuramente chiamata, nuovamente e, si spera, senza brogli elettorali, ad esprimersi su quale direzione prendere: continuare a sottostare ai diktat della UE, con la moneta unica, il mercato unico, l’assenza di frontiere e l’europeismo che tanto piace alla finanza mondiale. Oppure, conscia di avere le possibilità e le “spalle forti” che non hanno avuto gli abitanti dell’Ellade, tornare a far crescere la propria economia, ma soprattutto tutelando la propria nazione dai continui attacchi frontali della dittatura mondialista che sempre più affama e sempre meno tutela.

L’unica cosa da fare è sperare che, sempre più forte, il vento dei nazionalismi e dell’Europa dei popoli (e non dei banchieri) divampi per tutto il vecchio continente; altrimenti, moriremo di europeismo, burocrazia, diktat e accademismo.